Il posto di ognuno




 L’estate

del Commissario Ricciardi

di Maurizio de Giovanni

Einaudi 2012

Collana, Stile libero big

thriller, pag.336

Sinossi.

Il romanzo della gelosia. Caldo. Torrido, impietoso, atroce.

Caldo. Per le strade, nei vicoli, nelle stanze buie dei palazzi. Caldo. Da non respirare, da soffocare, da non riuscire a parlare. Caldo. Da odiare chi si ama, perché osa guardare altrove, perché vuole libertà. Caldo. Da non mangiare, da non dormire, da non sognare. Caldo. Da uccidere, per poter ancora vivere. In nuova edizione l’intero ciclo delle «stagioni»: le prime quattro storie del commissario Ricciardi. In ogni volume, in postfazione, l’autore dialoga con i suoi personaggi principali: lo stesso Ricciardi, che ha il dono, o la condanna, di sentire il dolore, vedere i morti di morte violenta e ascoltare le loro ultime parole; il brigadiere Maione, suo compagno di avventure; Bambinella, il femminiello che sa tutte le voci della città; e il razionale, umanissimo dottor Modo.


Il posto di ognuno

A cura di Edoardo Guerrini


 Recensione di Edoardo Guerrini


In questo terzo episodio della serie del Commissario Ricciardi, la stagione è quella estiva: un’estate torrida quella napoletana, che toglie il fiato e fa soffrire un po’ tutti i personaggi.
Il caldo va di pari passo, in questa storia, con la gelosia: ciò che mi ha più stimolato nel leggere questo notevolissimo episodio, è che questo sentimento, questa ossessione, permea non un solo protagonista della trama gialla, ma tutti i personaggi, inclusi il brigadiere Maione e il Commissario Ricciardi.

Così l’autore si diverte, e ci fa divertire, nutrendo le sottotrame “orizzontali” di tutta la serie e facendo evolvere i personaggi, che trovano perfino motivi di crescita nel dover gestire queste passioni. Maione trova che un certo fruttivendolo, Ciruzzo, faccia un poco troppo ‘o zeza (il galante) con sua moglie Lucia, e oltretutto faccia un po’ troppe battute sulla sua (di Maione) pancia: così decide di mettersi a dieta, e l’attua in modo perfino troppo drastico questa intenzione, praticamente non mangiando quasi nulla per tutta la storia, finché alla fine non riuscirà a ritrovare il dialogo con Lucia e tornare a gustare i suoi piatti e la sua bellezza. Ricciardi, pure lui ormai invaghito senza scampo della sua vicina Enrica che osserva tutti i giorni alla finestra di fronte, scopre anche lui la gelosia nel vederla in rapporti ravvicinati con un altro; in realtà si tratta solo di un tentativo della madre di Enrica di proporle un matrimonio “combinato” nella persona di Sebastiano, figlio di negozianti operanti a pochi passi dal negozio del padre di Enrica, Giulio, che peraltro non è troppo contento di questa iniziativa di sua moglie: lui per Enrica vuole solo che sia felice, e in breve vede che non è con Sebastiano che lei potrà esserlo. D’altra parte, anche Enrica scopre la gelosia, nei confronti di Livia, la vedova Vezzi che abbiamo conosciuto nel primo episodio, La condanna del sangue, e che è appena tornata a Napoli apposta per “assalire” la sua preda: Luigi Alfredo Ricciardi. E questi, tutto sommato, non è neppure troppo deciso nel rifiutare le avances della bellissima vedova: si lascia pure baciare! La trama orizzontale procede, e gli sviluppi li vedremo ancora più avanti.

Ma nel frattempo Luigi Alfredo deve anche fare il suo lavoro, e scoprire l’assassino della bella duchessa Musso di Camparino, trovata morta nel suo appartamento, nel palazzo del duca consorte, con un colpo di pistola in piena fronte e diverse tracce di colluttazione. Un’indagine per cui, come spesso avviene, il commissario è sottoposto a fortissime pressioni dall’alto, trattandosi di una vittima appartenente a famiglia assai illustre: il duca, ormai da tempo moribondo, e suo figlio Ettore, di cui la duchessa era matrigna, che si scoprirà essere figura assai importante per il regime, oltre alla questione delle sue preferenze sessuali, di cui non può assolutamente far trapelare nulla.

Come al solito Luigi Alfredo sarà guidato, e pure un po’ sviato, dalla sua “maledizione”, ovvero ciò che lui chiama Il Fatto:

la capacità di “vedere” i morti di morte violenta  come se stessero ancora vivendo il loro ultimo istante, e di sentire il loro ultimo pensiero, che nel caso della duchessa sarà: L’anello, l’anello, hai tolto l’anello, l’anello mi manca.

Una frase che fin da subito pare riferirsi ad uno dei diversi anelli che, per vari motivi e in diversi momenti, sono stati tolti dalle dita della duchessa: uno era un anello con brillante che l’amante di lei, Mario Capece, le aveva strappato quella stessa sera in una scenata a teatro, anche lui mosso da gelosia fulminante che lo aveva pure indotto a mollarle un ceffone in piena faccia; l’altro era l’anello “di famiglia” donatole dal Duca, che, rimasto vedovo e affascinato da colei che era stata l’infermiera di sua moglie, l’aveva in poco tempo, violando pure il periodo di lutto, sposata. Solo che lei si era rivelata più che altro un’arrivista e opportunista, e non aveva esitato a farsi altre storie, portandosi l’amante di cui sopra a letto perfino in casa di suo marito.

La gelosia ossessiona tutti in questo romanzo, e Luigi Alfredo dovrà davvero faticare nel districarsi tra tutti i possibili colpevoli, dei quali troviamo pagine sparse in cui l’autore dà loro direttamente voce fornendoci una serie di indizi. Ricciardi come al solito saprà esercitare la sua terribile tenacia nell’arrivare alla verità, e dovrà anche fare una scelta difficile.

Questa fantastica serie, che sto continuando a leggere in ritardo di dieci anni dopo aver goduto dei bellissimi episodi televisivi firmati dal bravissimo Alessandro D’Alatri, di cui purtroppo oggi piangiamo la repentina scomparsa, continua a rivelarsi di grandissimo valore: la complessità dei temi, l’ironia, la magica rappresentazione della città, delle sue brutture e bellezze infinite, l’evolversi dei personaggi: tutto porta a ritenere davvero Maurizio De Giovanni un autore di primissimo livello nel giallo/noir italiano di tutti i tempi.

Acquista su Amazon.it: 

Maurizio de Giovanni


Maurizio de Giovanni: (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto, Nozze, Fiori, e Angeli, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.