Intervista a Alfredo Colitto




A tu per tu con l’autore

A cura di Agnese Manzo e Salvatore Argiolas


 

 

 

Il Medioevo, epoca in cui è ambientata questa serie, è un periodo molto visitato dagli autori e che appassiona molte persone: secondo te, perché questo capitolo della nostra storia gode di tanto appeal? Cosa lo rende particolarmente interessante?

Ci sono tanti motivi per cui il medioevo risulta affascinante per i nostri contemporanei. Ne cito solo due, per brevità. È un’epoca di grande fermento e rinascita dopo i secoli difficili seguiti alla caduta dell’impero romano. Riprendono vigore gli studi, le arti, si sperimentano nuove forme di governo, nascono le prime università. Inoltre la scienza è ancora intrisa di esoterismo (basti pensare che l’alchimia era parte del programma degli studi universitari di medicina), quindi la nostra fantasia può galoppare, tra i misteri dei templari, quelli collegati al sacro graal, e tanti altri. Questo basta e avanza per rendere affascinante un’epoca. 

 

Nel corso della vicenda immaginaria descritta ne Il segreto dell’alchimista sono presenti due riferimenti ad eventi mutuati dalla realtà storica: il passaggio di una cometa di eccezionale luminosità e la nascita di quella particolare branca della medicina che ricerca verità diagnostiche mediante lo studio dei cadaveri. Come hai effettuato le ricerche relative a queste due realtà, sinora poco conosciute?

Sì, la nascita dell’anatomia moderna risale proprio a quegli anni, e all’opera di Mondino de’ Liuzzi. Il trattato di Mondino sull’anatomia è stato la base degli studi anatomici fino al XVIII secolo. È una realtà poco conosciuta dal pubblico generale, ma nelle biblioteche c’è un’ampia documentazione al riguardo. Quindi la ricerca non è stata difficile, solo lunga. In quanto alla cometa, è bastato consultare su internet i calendari astronomici. In realtà, secondo questi calendari la cometa è apparsa nel 1315, non nel 1314. Ma poiché il Villani (citato nell’epigrafe del romanzo) riporta che la cometa è apparsa nel 1314, “quasi a la fine del segno de la Vergine”, e a me per vari motivi veniva più comodo così, ho ambientato il romanzo nel settembre del 1314.

 

La figura di Mina, la giovane moglie di Mondino, è molto “avveniristica”, nel senso che fa cose poco in linea con l’immagine femminile dell’epoca, ed anche oggettivamente pericolose, tanto da tenere spesso il lettore con il fiato sospeso. Per definirla ti sei ispirato a donne realmente esistite? 

Ce ne puoi raccontare qualcosa?

È vero, Mina non è in linea con l’immagine femminile dell’epoca, Da un lato ho voluto forzare un po’ la mano, perché io scrivo per i lettori di oggi, non per quelli del medioevo: rispetto scrupolosamente l’inquadramento storico-culturale, ma i miei personaggi tendono a essere moderni; d’altro canto, Mina è un personaggio femminile eccezionale, non tipico, e di donne eccezionali ce ne sono state in tutte le epoche. Nel medioevo, basti pensare a Matilde di Canossa, che in un’epoca in cui le donne erano considerate molto al di sotto degli uomini, trattava da pari a pari con papi e re.

 

 

Qual è la genesi del riuscitissimo personaggio di Mondino De’ Liuzzi? Hai pensato che la figura di questo grande medico e divulgatore fosse adatta ad un romanzo storico oppure prima hai scelto il periodo da raccontare e hai scelto dopo il personaggio?

Quando, molti anni fa, un editore mi propose di scrivere un romanzo storico, cominciai a documentarmi. Non avevo idee precise, né sul periodo, né sulla trama, ma poiché si trattava di un thriller e quindi ci sarebbero stati morti e feriti, decisi di fare qualche ricerca sulla medicina dell’epoca. Così m’imbattei in Mondino de’ Liuzzi, e capii immediatamente di aver trovato il mio protagonista. Poi scoprii che a Bologna nel 1311 si era tenuto il processo ai templari di tutta l’Italia settentrionale. I templari mi affascinavano, e così scelsi anche l’anno del primo romanzo, Cuore di Ferro. Gli altri tre romanzi sono ambientati poi a distanza di un anno l’uno dall’altro, fino ad arrivare al 1314, l’anno in cui si svolge Il segreto dell’alchimista.

 

Mi ha molto colpito l’accuratezza dei riferimenti storici e geografici che mettono in risalto la città di Bologna e si percepisce un grande lavoro di documentazione negli archivi. Nelle tue ricerche hai trovato episodi che hanno aspetti noir, come quelli che racconti nei tuoi libri?

Il lavoro in biblioteca per la quadrilogia di Mondino de’ Liuzzi è stato molto esteso. Per fortuna, all’Archiginnasio di Bologna ci sono molti testi, sia dell’epoca, sia di medievalisti moderni, che mi hanno permesso di rispettare l’accuratezza storica. In particolare, c’è una cronaca cittadina, dove sono elencati i principali avvenimenti di ogni anno, da dove ho estrapolato vari eventi molto noir.

 

Si è scritto molto delle supposte influenze di Mondino de’ Liuzzi su Dante Alighieri e sulla Divina Commedia. Hai pensato di farli incontrare in uno dei tuoi gialli storici?

L’incontro tra Mondino e Dante è un’ottima idea, ricca di possibilità narrative. Finora non ho avuto modo di farli incontrare, ma in un prossimo libro potrebbe davvero succedere.

 

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