Intervista a Barbara Frale




A tu per tu con l’autore


 

Ho avuto il piacere di leggere “I labirinti di Notre Dame” (ringrazio thrillernord per l’opportunità che mi ha offerto) e di riprendere in mano un romanzo storico dai tempi de “Il nome della rosa”. Complimenti all’autrice per la sua capacità di rendere piacevole e scorrevole la lettura di avvenimenti così complessi come quelli narrati nel romanzo.

Fino a che punto il tocco “poliziesco” dato al romanzo è stato un pretesto per consentire, nelle pieghe delle indagini svolte dal vescovo Matifort e da Crescenzio Caetani, di toccare avvenimenti verificatisi nel periodo storico interessato?

Chi vuole ambientare un thriller nel Medioevo e conosce a fondo la storia, in realtà deve inventare pochissimo: è un periodo molto violento, la mentalità delle persone è improntata a quella che noi chiamiamo la “legge della jungla”, la lotta per la sopravvivenza è all’ordine del giorno ovunque. 

Se le classi sociali deboli sono in guerra per non morire di fame o di freddo, quelle superiori combattono per scampare alla danza incessante dei pugnali e dei veleni… la Storia è maestra di vita ma anche di scrittura, chi la rispetta si ritrova il romanzo in mano quasi già pronto. Umberto Eco lo diceva chiaro… 

Mi aspettavo di trovare, a fine romanzo, una nota che chiarisse la presenza di fatti non storicamente documentati non avendola trovata desideravo sapere: tutti gli avvenimenti e gli aneddoti menzionati nel romanzo si sono realmente verificati?

I miei romanzi contengono un 90 o 95 % di fatti reali tratti da documenti storici che ho sottomano nell’Archivio del Vaticano, insomma le lettere originali di papa Bonifacio VIII e quelle di re Filippo il Bello che io studio e decifro per mestiere, in quanto storica del Medioevo. Per alcuni questa elevatissima informazione storica dei miei libri è un difetto, altri invece lo giudicano il mio particolare “valore aggiunto”, qualcosa in più rispetto a altri autori di romanzi storici: ognuno la pensa come vuole. 

Resta però il fatto che un minimo di fiction nel mio testo ce lo devo mettere per forza, o l’editore non me lo pubblica come romanzo!

Siamo quasi coetanei perciò mi permetto, unilateralmente, del tu, hai mai pensato di intraprendere la carriera di divulgatrice scientifica producendo anche dei video?

Non sono molto presente nei social, la mia dimensione preferita è l’ombra: in essa lo scrittore si rintana a suo agio, per pensare con calma e produrre. Professionalmente, sono impegnata nella scrittura di documentari storici e anche di fiction storiche per una casa di produzione internazionale. Non posso dire il nome nel rispetto degli accordi, ma in seguito spero di poterne parlare ampiamente.

Perché nelle scuole lo studio della storia è stato relegato tra le “varie ed eventuali”? Va bene no, questa era polemica, andiamo sul personale, quale è il motivo per il quale ti sei particolarmente affezionata allo studio della storia del periodo medievale (comunque se vuoi rispondere anche alla domanda sulla scuola…)?

Il Medioevo e anche l’antichità sono sempre stati una passione per me, mia madre ricorda che il mio gioco preferito da piccolissima era travestirmi da dama del Medioevo. Perché? Forse dipende dal fatto che quasi tutte le favole per bambini sono ambientate in quel periodo… Principesse prigioniere, streghe cattive, fate compassionevoli, cavalieri coraggiosi… La potenza degli archetipi su ognuno di noi è impressionante!

Insegnando la storia a scuola, bisogna per forza schiacciare i temi, appiattirli, e spesso anche darne una versione edulcorata: come si fa a dire ai bambini delle elementari che gli stati non perseguono il fine del bene collettivo, bensì il lucro? Che le guerre fratricide sono mosse dal denaro, dalla caccia agli idrocarburi, e così via? Alleveremmo generazioni di mostri… Dunque viene fuori una storiella simile alle favole che ci raccontavano da piccoli, però meno appassionante. La vera storia si scopre in età adulta, specie se dopo l’università si seguono studi che portano a contatto con i documenti originali, che uno può vedere e giudicare con i suoi occhi. Tutti gli altri devono affidarsi a uno storico con i fiocchi, innamorato del proprio mestiere.

Ultima domanda, forse una tra le più scontate: da quale, tra i personaggi de “I labirinti di Notre Dame”, sei particolarmente affascinata e, ovviamente, perché?

Amo follemente Arnaldo da Villanova, è quello in cui mi identifico di più, ma in realtà ognuno dei personaggi possiede un pezzettino della mia anima. La passionalità della regina Giovanna, il candore furbesco di Maddalena, la lucidità di giudizio di Crescenzio (ma solo a volte!), il fatalismo e il senso del dovere di Filippo il Bello, il pragmatismo di Bonifacio VIII… O almeno, così mi sembra!

Ti ringrazio moltissimo per avere dedicato un po’ del tuo tempo per rispondere alle mie domande, sappi che sei la prima autrice di livello che mi capita di intervistare per cui spero nella tua benevolenza.

A cura di Bruno Balloni