Intervista a Daniela Pastorino




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Ciao Daniela, complimenti per Il grafologo, sono rimasta incollata alle pagine dall’inizio alla fine. Il protagonista, Marcello, è grafologo di professione. E’ anche un uomo narcisista, sadico, con chiari problemi sessuali, vendicativo ma anche molto scaltro e intelligente. Come è nato un personaggio così complesso, negativo e con una professione così particolare?

 

Innanzi tutto ti ringrazio per i complimenti che, ti assicuro, risultano sempre molto graditi! Marcello è una sorta di Frankenstein, una creatura che la mia mente ha costruito l’estate scorsa, unendo elementi molto diversi fra loro. Il nome, come pure i tratti del viso e le sue inconfondibili grandi orecchie sono stati ispirati da un losco personaggio che mi truffò in passato e che mi lasciò con in bocca il sapore amaro della delusione. Ti rivelerò un segreto: se inverti le sillabe del suo cognome, Drola, ottieni la parola ladro.  Il lestofante che conobbi, però, nulla aveva che vedere con lo stile di vita del mio protagonista. Che invece è un grafologo, proprio come me. Ho esercitato solo come grafoterapeuta anni or sono, ma lo studio della scrittura non smette di affascinarmi. E’ come nuotare nell’oceano: scopri un mondo che solo pochi riescono a vedere! In fondo, e qui mi riallaccio alla tua definizione di Marcello come “complesso e negativo”, temo di dover ammettere che lui sia un po’ il mio alter ego. Come lui, sono un’anima libera che difficilmente si altera e raramente va in collera; credo che ogni giorno speso nell’infelicità sia un giorno perso, ma sono anche segretamente misantropa.  E così la sana aggressività che, come la grafologia e la psicoanalisi insegnano, è in ognuno di noi, io la manifesto attraverso la scrittura. Come disse qualcuno, noi scrittori uccidiamo con la penna!

 

 

 

Ne Il grafologo a parte qualche piccola eccezione, i personaggi sono tutti negativi, cattivi, hanno le loro perversioni, come se non ci fosse via di scampo. Come mai questa scelta?

 

Credo fermamente che l’essere umano sia un animale feroce, un predatore. Ho imparato a osservare le persone nel loro habitat da Hercule Poirot e ti assicuro che, quando sono in coda alla posta piuttosto che ferma nel traffico cittadino, non mi annoio. Sono così rari quelli che sorridono! Ma non cado nello stereotipo che vuole l’uomo moderno peggiore dei suoi predecessori. Anzi. Quando qualcuno si lamenta con il classico “chissà dove andremo a finire”, io pronta gli cito il medioevo con le sue torture e perché no gli antichi romani che portavano i bambini ad assistere al massacro dei gladiatori. Per questo nel libro i soli esseri viventi positivi sono gli animali e i fanciulli, anime pure.

 

 

 

 

Marcello nonostante abbia evidenti disturbi di personalità è riuscito a diventare grafologo, a mostrarsi affidabile, abbastanza integrato nella società anche se non ha molti amici. Credi sia così facile anche nella realtà?

 

E’ più facile di quanto tu possa pensare! Marcello è un camaleonte, come tale si sa mimetizzare e lo fa da quando era un ragazzino che ha potuto contare solo su se stesso per superare l’abuso subito. Si adatta perfettamente all’ambiente che lo circonda e recita il ruolo che la situazione gli richiede. Non è falso e non lo fa (tranne che in certi casi, ma non voglio fare “spoiler”) mosso da un secondo fine. Semplicemente deve sopravvivere in una società che lui giudica inospitale. Come scrivo nel libro, si sente un orso bianco nella savana. D’altronde la sua masturbazione altro non è che la metafora della sua vita: si basta da solo. Senza contare che il lavoro del grafologo è più simile a quello del bibliotecario che a quello del negoziante. I contatti umani sono limitati e lui, che ha l’autostima piuttosto elevata, può sentenziare sul prossimo senza un vero confronto.

 

 

 

Una vita da illuminati: Viaggio nel mondo scambista presi per mano da una di loro è il tuo primo libro. Come è nata l’idea del libro?

 

Il mio primo libro ha tutt’altra storia. Ti confesso che ad ispirarmi è stata una conoscente che si occupa di sessuologia e, nonostante ciò, conosceva davvero poco il mondo scambista. Mio marito e io non abbiamo mai fatto mistero della nostra vita libertina e così mi ha chiesto di scriverle qualche appunto in merito. E gli appunti sono diventati cento pagine! Sono molto soddisfatta del lavoro perché fa luce su un argomento di cui si parla davvero poco. Ricordiamoci che non siamo animali monogami e la parola “condivisione” è, per la coppia, assai più salutare di “tradimento”, nonostante i moralisti affermino il contrario.

 

 

 

Stai già lavorando ad un nuovo progetto? Puoi svelarci qualcosa?

 

Mi sono talmente divertita ad uccidere con la penna che lo rifarò, anche se mio marito, che leggeva i capitoli de “Il grafologo” mano a mano che nascevano, ha trascorso qualche notte insonne! Due dettagli però voglio svelarteli: sto cercando una casa in campagna che chiamerò Overlook House (e tutti credo capiranno a chi e cosa mi riferisco)  che sono certa mi fornirà l’ispirazione giusta. Inoltre, so già chi morirà. Devo solo decidere come!

 

 

 

Conosci il genere thriller nordico? Apprezzi qualche autore in particolare?

 

Chi non conosce Stieg Larsson con la sua trilogia? Con la sua morte nel 2004 abbiamo perso un creatore di capolavori. Dopo di lui ho letto Arnaldur Indridasòason (so che non si scrive così ma la mia tastiera non conosce l’islandese) che con “Cielo nero”  si è rivelato a mio avviso capace di coinvolgere il lettore tanto nella storia che nella dinamicità dell’ambientazione.
Daniela Pastorino

 

A cura di Ilaria Bagnati


 

 

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