Intervista a Giuseppe Esposito




A tu per tu con l’autore


 

Vorrei iniziare l’intervista facendole i complimenti per il libro, da amante di thriller storici ho avuto un approccio inizialmente diffidente, per paura di leggere qualcosa di conosciuto e ritrovare dei cliché che spesso si incontrano in questo tipo di romanzi; i miei timori però, sono stati messi a tacere sin dalle prime pagine e ho avuto il piacere di leggere un thriller storico bello, appassionante, coinvolgente e non scontato. La mia prima domanda verte proprio su questo argomento, quanto è difficile trovare idee nuove e innovative quando si scrive un thriller storico?

Ciao Costantino, innanzitutto grazie a te che ti sei appassionato al mio lavoro letterario. Comunque, rispondendo alla tua prima domanda, non trovo difficile cercare nuove storie, tutt’altro. Per quanto mi riguarda mi viene spontaneo questo processo creativo, dove poi parte tutta la storia. Le idee mi vengono nella maniera più naturale possibile, un po’ come bere e mangiare. Sì, è proprio così.

Ultimamente, nel mondo letterario e degli appassionati di thriller, si dibatte molto sui thriller storici, molti (io non sono tra quelli) asseriscono che sia più facile scrivere thriller storici piuttosto che thriller ambientati ai giorni nostri; così facendo si ritiene che si scappi un po’ da quelle che possono essere le problematiche legate alla tecnologia (DNA, Impronte Digitali, Intercettazioni telefoniche ecc…) Qual è il suo giudizio in merito a questo argomento?

Bella domanda, ma non di difficile risposta. 

Scrivere un thriller storico è complicatissimo, a dir poco. Basti pensare che si deve svolgere un lungo ed estenuante lavoro di ricerca, che avviene attraverso la lettura di manoscritti antichi o di libri che parlano del periodo storico che l’autore ha scelto. E non solo, bisogna andare sul luogo, nella città in cui è ambientato il romanzo, chiedere in giro, sfogliare i registri storici, andare in biblioteca e tanto altro ancora. Insomma, per scrivere L’alchimista dei colori maledetti ho fatto tutto questo. E poi un’altra difficolta che si affronta quando si scrive un thriller storico è quella di riportare gli usi e i costumi del tempo, come scrivevano, come parlavano, come si muovevano e come si comportavano. Quali leggi esistevano e quali penali si pagavano… 

Mentre scrivere un romanzo ambientato ai giorni nostri – non dico che sia più facile, questo lungi da me! – è senza ombra di dubbio meno faticoso, infatti basti guardarsi attorno, basti chiedere a un commissariato di Polizia per capire come svolgono le indagini. 

Con il romanzo storico è cosa molto diversa. Questo è il mio pensiero a riguardo.

Penso che per scrivere un thriller storico serva una base di studio molto importante, inquadrare bene il periodo storico e la società basandosi sui libri non deve essere semplice. Lei come ha approcciato lo studio per scrivere il libro? In che modo ha deciso di muoversi?

 La prima cosa che ho fatto è studiare l’epoca di Carlo di Borbone, conoscere le sue idee illuministe e il cambiamento innovativo che ha portato alla città di Napoli, una città che, prima del suo avvento, era dominata dal viceregno austriaco. Con re Carlo la città di Napoli è rinata, nell’accezione più completa del termine. E, come ho suddetto, ho visitato le città del romanzo, le biblioteche di Napoli e Benevento, ho chiesto agli storici, ai giornalisti, alle persone del luogo. Dunque, ho fatto un lavoro di ricerca a 360°. 

A mio avviso, solo attraverso questo intenso procedimento si può pensare/tentare di scrivere un romanzo storico.

La trama del libro è affascinante e complessa; le figure che mi hanno intrigato di più sono quelle del commissario De Cenzo e di Salaì; ho visto in loro due figure antitetiche; il bene e la giustizia (De Cenzo) e il male e l’oscurità (Salaì); quando ha pensato a questi due personaggi aveva già deciso di inquadrarli così?

Sì, i personaggi, come pure tutta la vicenda, erano già disegnati con precisione nella mia mente. Prima di iniziare il processo di scrittura vero e proprio ho fatto un lungo percorso di meditazione, un po’ come faccio quando dipingo un quadro, dato che oltre a essere uno scrittore sono anche un pittore e un illustratore professionista.

Durante le sue indagini, De Cenzo si troverà a dover decifrare alcune scritture tramite complessi rompicapi; come ha pensato a questi indovinelli? Ha chiesto aiuto a degli esperti?

Sicuramente gli indovinelli rendono il romanzo storico ancora più affascinante e poi si utilizzano per far salire l’attenzione del lettore, che si immedesima nel testo cercando di risolverlo.

No, mi sono affidato ai libri. E poi mi è venuta l’idea – forse azzeccata – di fondere due indovinelli per rendere più difficile la soluzione dell’enigma.

Una peculiarità del libro è il fatto di essere ambientato anche ad Amorosi, un paesino del beneventano. Io vivo in provincia di Benevento e quindi una domanda di pura curiosità che mi viene da porle è come mai la scelta di Amorosi?

Sono uno scrittore che cerca sempre di differenziarsi dagli altri, almeno mi sforzo di farlo. Ho scelto di ambientare una parte del libro ad Amorosi perché ormai di Napoli tutti ne parlano e scrivono, basti andare in libreria per trovare sugli scaffali molti gialli o thriller ambientati nella città del sole e del mare. Poi ho scelto Amorosi perché fin da piccolissimo la buonanima di mio padre, Esposito Domenico, mi portava a pescare in questa città, sulle sponde dove si incontrano le acque del Volturno e del Calore. E anche il fatto di vivere in periferia e non a Napoli ha inciso parecchio.

La mia ultima domanda verte sul suo essere lettore. Quali sono i generi che predilige? Cosa ne pensa del thriller nordico?

Ovviamente preferisco i thriller storici e psicologici, quelli che raccontano di serial Killer, di storie misteriose, sette e cose simili. Ma se un libro è scritto bene qualsiasi genere può stuzzicare il mio interesse, ad esempio anche un romanzo rosa. 

Per quanto riguarda il thriller nordico mi piacciono le storie di Camilla Läckberg e di Jo NesbǾ, per fare qualche esempio di autori best seller nordici e assoluti maestri del genere.

La ringrazio per la disponibilità e per il tempo che ha dedicato alla mia intervista e le rinnovo i complimenti per il romanzo.

Grazie a te, carissimo!

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