Intervista a Lars Kepler




A tu per tu con l’autore

A cura di Sabrina De Bastiani


E’ grandissimo il piacere di ritrovarvi oggi, Lars Kepler,  dopo avervi incontrato a Como al Noir in Festival. In quell’occasione avete presentato “Lazarus”, al quale è seguito “L’uomo dello specchio” per arrivare ora a “La vendetta del ragno”. Molte cose sono cambiate nella vita dell’Ispettore Joona Linna, il protagonista della serie, in particolare l’uccisione del serial killer Jurek Walter avvenuta nell’episodio precedente. In apertura de La vendetta del ragno,  scrivete “… ciò che cessa di esistere spesso si lascia dietro un vuoto pericoloso che, in un modo o nell’altro,verrà colmato”. E’ un campanello d’allarme molto forte che mi ha suggerito tra le altre cose  quanto Jurek possa rappresentare il contraltare oscuro di Joona. Siete d’accordo con questa suggestione? Cosa potete dirci in proposito?

Ciò che dici è assolutamente vero, Sabrina. Jurek Walter è il nostro peggior incubo, ma allo stesso tempo proviamo anche pena, compassione per lui e soprattutto per quello che l’ha fatto diventare l’assassino che è. Ne “La vendetta del ragno”, Jurek Walter proietta effettivamente  la sua ombra,  non solo su Joona Linna, bensì su tutti i personaggi.

Il plot fulminante, mozzafiato come una montagna russa fatta di soli giri della morte, ha come perno la figura di un assassino armato di una pistola carica di 9 proiettili bianchi, uno per ciascuna persona che intende uccidere. Mi è saltata agli occhi una simmetria, essendo “La vendetta del ragno” proprio il nono volume della serie … è voluta la scelta del numero 9 o è un azzardo mio averlo pensato? Se voluta cosa vuole significare?

Non avevamo collegato il fatto che questo è il nono libro e in effetti corrisponde per simmetria numerica alle nove pallottole! E’ un’osservazione molto intelligente la tua, complimenti. La simmetria è fondamentale nel romanzo e infatti si può dire che il ragno abbia una mentalità matematica e costruisca la sua tela simmetricamente. Sicuramente noi come scrittori siamo stati influenzati dal pensiero simmetrico del ragno, ma in effetti questa simmetria che hai pensato tu non l’avevamo ponderata, grazie per la suggestione!

Nell’ambito della scrittura a quattro mani, la vostra è particolarmente affascinante e simbiotica. Leggervi è davvero immergersi nella creatività di Lars Kepler, non fusione, perché siete distinti, ma incastro perfetto di Alexandra e Alexander. Frutto di una condivisione a 360 gradi di ogni passaggio precedente alla stesura della storia, così come nel pieno della narrazione. Ci raccontate come si sviluppa il processo creativo tra voi e quanto e come interagisce con il quotidiano della vostra vita?

E’ vero, nel processo della scrittura condividiamo tutto: dalla prima idea, che tra l’altro in questo libro è speciale, particolare e possiamo tornarci sopra dopo, se vorrai,  fino alla trama che viene elaborata attraverso una serie di foglietti che mettiamo su un muro, e questo è un processo che dura mesi addirittura. Quando siamo molto sicuri della trama, allora possiamo cominciare a scrivere davvero. Ci mettiamo seduti vicini e ci scambiamo continuamente mail anche se siamo  uno accanto all’altro. Tramite questi scambi continuiamo a rielaborare la stesura finché dimentichiamo addirittura chi ha scritto cosa.  Solo a questo punto il testo migliora veramente e quindi subentra Lars Kepler.  Non ci sono più Alexandra e Alexander.

Adesso allora io  tornerei assolutamente alla suggestione cui Alexander accennava poco fa circa l’idea alla base de “La vendetta del ragno” …

Di solito, nell’iniziare un nuovo romanzo,  siamo colpiti da uno spunto, da un qualcosa che ci viene in mente spontaneamente, invece questa volta l’innesco per questo libro è arrivato da un episodio vero, reale. Era l’estate della pandemia e stavamo andando verso la nostra casa di villeggiatura con le nostre figlie. Mentre attraversavamo un bosco, una delle nostre figlie aveva bisogno di fare la pipì, per cui abbiamo accostato, ci siamo fermati e lei è praticamente andata a farla nel bosco. A un certo punto ci ha chiamato e si sentiva dalla sua voce che aveva paura. Siamo corsi da lei e abbiamo visto che nel fosso c’era una specie di grosso sacco da cui usciva materia insanguinata , sembravano pezzi di gambe e addirittura una colonna vertebrale segata. Quindi abbiamo chiamato la polizia che ha ovviamente preso la cosa molto sul serio ed è arrivata immediatamente. Non abbiamo mai saputo se si trattasse poi effettivamente di un essere umano, ma da lì in poi è stata la nostra fantasia che ha iniziato a lavorare e ci siamo immaginati un ragno che con la sua tela avvolge la  vittima, come accade  in natura, dal momento che ci sono dei ragni che fanno questo, facendola poi sciogliere…

Quali sono le probabilità che Lars Kepler trovi un sacco di questo genere in un fosso? 

Davvero poche … è impressionante!

Alexandra, mi aveva colpito molto il fatto che tu, nel corso della scrittura di una storia abbia spesso incubi. Ad esempio al tempo di “Lazarus”, se non ricordo male, sognavi spesso di Saga Bauer, ex agente della Sapo, l’altra protagonista della serie.  Ti è capitato anche per “La vendetta del ragno”? Se sì verso quale personaggio? E ancora, è mai successo che qualcuno dei tuoi incubi abbia dato origine a elementi poi descritti nella storia?

Si, anche durante la stesura de “La vendetta del ragno” ho sognato spesso Saga Bauer. Ho sognato che eravamo insieme nei momenti peggiori nei quali correvamo, scappavamo… d’altra parte questi libri sono frutto della nostra fantasia, per cui non è strano che negli incubi queste fantasie tornino. Anche Joona adesso ha cominciato ad avere incubi e spesso è Jurek che compare nei suoi, come se si ritrovassero nei labirinti delle loro menti.

Ne “La vendetta del ragno”, un personaggio in particolare sembra conoscere Jurek Walter meglio di chiunque altro, polizia a parte. Lui stesso lo ammette senza alcun dubbio, e noi siamo certi che, almeno in senso lato, dica la assoluta verità rispondendo a una domanda proprio di Saga … si tratta di un certo Karl Speler … cosa ci dite di lui?

Come hai capito è un anagramma di Lars Kepler! Questo personaggio  è uscito fuori inaspettatamente e ci piace molto, ci appassiona. Cosa possiamo dire di lui? Soprattutto che adora Saga, ne è proprio innamorato. E’ un po’ come un lettore, si fa prendere molto dalla tensione, dalla suspense dell’indagine, poi però, quando ci finisce dentro, capisce che non è poi così bello e “salutare”, che ci sono anche degli aspetti negativi. In ogni caso lo apprezziamo molto come personaggio e speriamo che torni nei prossimi libri.

Senza rivelare alcunchè della trama, posso però dire quanto la vostra scrittura sia intrisa di maestria nel ricreare pathos, nella perfezione delle descrizioni, nel passo tensivo, nella scelta di ogni vocabolo, quello tra tutti quello più carico di suggestioni e capace di spaventare. Può una paura così forte, ma allo stesso tempo  così “per fiction”, essere  in grado di esorcizzare in un certo qual modo le paure “reali” che ci portiamo dentro?

Innanzitutto grazie per le tue gentilissime parole.

Sì,  in effetti pensiamo che possa funzionare cosi: può davvero aiutare il fatto di poter gestire le proprie paure all’interno di una finzione, a differenza di quello che succede nel mondo, perchè appunto nel mondo è più difficile farlo, mentre in un libro si possono ottenere delle risposte, quindi si può andare dal caos all’ordine. Nella realtà accadono ogni giorno reati e crimini di cui non sappiamo nulla, se si risolvono, come si risolvono,  quindi da un certo punto di vista la scrittura e la lettura  sono terapeutiche se non addirittura esorcistiche come le hai definite tu. E’ davvero importante per noi che il lettore si prenda a cuore i personaggi del libro e quello che accade loro. Ci fa piacere che tu provi paura leggendo i nostri libri, perché significa che siamo riusciti in un certo senso a realizzare quello che ci eravamo prefissi di fare.

Ringraziandovi per la vostra disponibilità, così come per l’adrenalina, le ore di sonno perse, il respiro in gola e il cuore che sbalza i battiti, tutte cose  che dobbiamo ai vostri romanzi, vi chiedo una parola per definire “La vendetta del ragno” e una per anticipare il prossimo vostro libro  che vedrà la luce …

Uhhh…  Siamo scrittori, non possiamo rispondere con la parola sbagliata! Dunque, l’elaborazione del lutto per “La vendetta del ragno”, che in svedese è una parola sola per cui vale … e per il prossimo …  il subconscio … 



Sabrina De Bastiani intervista Lars Kepler

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