Intervista a Massimo Carlotto




A tu per tu con l’autore

 

 

 

“La signora del martedì” è un romanzo diverso, un noir che ha molti sapori. Una storia nuova, che parla dei molti volti dell’amore, che si celano dietro l’esistenza di ciascuno, non importa chi sei, quanto importante sei per la società, quanto piuttosto lo sono le tue azioni, che danno un senso all’esistenza. E questo è solo uno dei messaggi molto belli che si traggono dal tuo ultimo libro. Vuoi parlarne?

Da tempo volevo scrivere un romanzo che mi permettesse di usare il crimine per osservare la nostra società da altri punti di vista, abbandonando le strutture narrative tipiche del genere. In particolare ho voluto costruire la trama intorno a un episodio delittuoso banale e casuale, dando ampio spazio agli effetti collaterali che produce sulle vite delle persone coinvolte.

 

Come sono nati i tre protagonisti? L’attore porno, il travestito proprietario di hotel, la signora che beneficia dei servizi dell’attore, a sorpresa, dei personaggi di grande umanità e valori. Un forte contrasto, si direbbe, col “sentire comune”, che ne pensi?

Questi personaggi nascono da un’accurata osservazione della realtà di categorie che vivono ai margini della società. Mi interessavano persone che avessero usato il loro corpo per “lavoro” e mi sono chiesto quale potesse essere il loro “dopo”. Corpi che sono stati amati, comprati, venduti, quotati sul mercato ma che appartengono a individui dotati di sentimenti e che sognano di avere diritto a un’esistenza degna.

 

 

 

 

La storia si svolge quasi tutta all’interno della pensione Lisbona, già il nome è molto evocativo, e in effetti deriva dai trascorsi del suo proprietario. Potrebbe avere un effetto claustrofobico, mentre al contrario quel luogo chiuso per i protagonisti è il luogo della libertà. Libertà d’essere e di pensare, libertà di essere dimenticati e di dimenticare, libertà di essere amati ed amare. Come è nata l’idea della pensione Lisbona?

Mi serviva un luogo dove si incrociassero i destini dei protagonisti e di alcuni personaggi minori, un luogo dove potessero condividere frammenti di vita e sentimenti in assoluta libertà. Un luogo protetto per persone fragili per rendere la loro fragilità un valore aggiunto all’esistenza.

 

C’è un quarto personaggio, davvero sgradevole, un condensato dei peggiori sentimenti e azioni che gli esseri umani possono provare e commettere, che è il giornalista Pietro Maria Belli. I giornalisti che detengono il potere mediatico, quasi onnipotenti, possono innalzare o piuttosto distruggere una persona per compiacere il proprio ego e fare più lettori/ascolti possibile. Dalla costruzione minuziosa di questo personaggio si intuisce che hai investito molto nel crearlo, a immagine di molti giornalisti che purtroppo si incontrano oggi in tv o sulla carta stampata o sul web. O persino sui social. E’ così?

Questo personaggio nasce dalla preoccupazione che quello sguardo critico, così necessario per rispettare i codici e i principi che regolano l’informazione, corre spesso il pericolo di essere annullato da prese di posizione che poco o nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti. Oggi è diventato facile, troppo facile, orchestrare shitstorm fomentando i social. Il singolo è indifeso e oggi il livello di dibattito è così aspro che spesso si rinuncia ad andare controcorrente per non diventare bersagli.

 

Fra pochissimo inizieranno a girare nella tua città la serie tv dedicata al personaggio dell’Alligatore. Una bella soddisfazione, come e quanto sei stato coinvolto nella realizzazione?

Ho partecipato alla scrittura dei soggetti e delle sceneggiature e, con grande soddisfazione, mi è stato concesso il privilegio di un cameo dove interpreto la parte di un portiere d’albergo. Si tratta di una produzione importante e siamo certi che porterà una ventata di novità nel panorama della serialità televisiva.

Massimo Carlotto

Sara Zanferrari

 

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