Intervista a Raul Montanari




A tu per tu con l’autore

A cura di Sara Zanferrari 


 

 

“Il vizio della solitudine”: la solitudine può essere definita un vizio? Il tuo protagonista, l’ex ispettore Ennio Guarneri, si potrebbe dire che la coltiva, come un’amicizia fraterna. Non ha abbandonato completamente il mondo, non si è del tutto rinchiuso in sé stesso, però ha scelto di starne un po’ ai margini. La sua è una libertà o una dipendenza?

C’è un vecchio detto secondo il quale se non si può battere un nemico è meglio farselo amico. Guarneri si trova cacciato dalla polizia, alle spalle un matrimonio più ridicolo che disastroso, senza amici, in un passaggio cruciale della vita (il giro di boa dei cinquant’anni). È un uomo con un carattere forte e la solitudine per lui diventa un atto di libertà assoluto, oltre che un momento di raccoglimento in se stesso. Penso che la solitudine sia la punteggiatura della nostra vita: virgole, punti, pause brevi, pause lunghe… momenti necessari di silenzio, senza le voci degli altri.

 

 

C’è un’unica persona che sembra poter penetrare l’imperturbabilità di Ennio, ed è la maestra Girelli, la maestra delle elementari da cui torna per rifare in un anno soltanto tutto il ciclo dei 5 anni. Un gesto strano in effetti… che significati cela? E da dove ti è venuta questa ispirazione?

Dal fatto che vorrei rifarle anch’io! Guarneri lo spiega con un ragionamento: da piccoli abbiamo questo sguardo ampio sul mondo, ci vengono insegnate le cose fondamentali (quelle appunto “elementari”); crescendo la nostra prospettiva si restringe, e alla fine diventiamo degli specialisti che conoscono a fondo il proprio campo ma tutto il resto è come sfumato via ai margini. È così. Oltre a questo, però, al lettore è chiaro che Guarneri sta cercando la Donna. La sua maestra settantenne è la prima donna che Guarneri incontra nel romanzo. “Tutto quello che faccio,” ci dice Guarneri, “ha senso solo se viene riflesso negli occhi di una donna. Altrimenti è come se cadesse in un pozzo e si perdesse”.

 

 

Ci sono altri due personaggi principali che girano attorno alla figura del protagonista, uno è la ragazza che vende “Lotta comunista” porta a porta, Greta, che in maniera del tutto improbabile entra nella sua casa, nel suo letto e nella sua vita, almeno fino a che gli eventi non li separeranno: come lo spieghi questo “deragliamento” verso di lei?

Intanto una curiosità: Greta esiste. Si chiama Sveva e gira davvero per Milano vendendo “Lotta Comunista”. Proprio guardandola, la prima volta che ha suonato alla mia porta, ho provato a immaginare che effetto poteva fare una ragazza come lei (bella, giovanissima, idealista) su un uomo come Guarneri. La loro è la classica attrazione fra diversi, che come sappiamo è potentissima anche se alla lunga le differenze finiscono spesso per logorare questi rapporti. Ma all’inizio addentrarti in un paesaggio così differente da quello in cui vivi tu è una tentazione irresistibile. 

 

 

L’altro comprimario è Velardi. Anche fastidioso per certi versi, di sicuro un tormento per Guarneri, eppure impariamo ad apprezzarlo un po’ alla volta, quasi ci aspettiamo di continuo di vederlo comparire nel suo impermeabile da un momento all’altro, e persino l’ex ispettore riesce a costruisce con lui una relazione, suo malgrado, che è inoltre di un livello superiore. Chi è Velardi per Raul?

Velardi compare qui per la sesta volta in un mio romanzo. Volevo immaginare un detective diverso da tutti gli altri. In effetti Velardi è un eccentrico: calvo come Kojak, gira sempre con un impermeabile bianco come il tenente Colombo, e dalle tasche di questo impermeabile compaiono salsa di soia, involtini, riso cantonese… insomma è un maniaco della cucina cinese. Il suo aspetto quasi ridicolo contrasta con l’intelligenza sovrumana, la saldezza di nervi, un che di sinistro che si rivela in lui fin dallo sguardo insostenibile degli occhi nerissimi. Ma questo non basterebbe: la sua vera originalità sta nel fatto che Velardi non è mai il protagonista. Compare a un certo punto della storia, di solito per inguaiare il protagonista vero (che è di volta in volta un personaggio diverso) ma alla fine spesso lo toglie dai guai. Lo fa anche qui con una magia incredibile. E poi sparisce. Come dice lui stesso, torna nel nulla da cui è uscito. 

 

 

Affronti un tema importante, oggi piuttosto scottante: la diatriba fra Legge e Giustizia. Guarneri oltrepassa da poliziotto di tanto in tanto il confine della legalità in nome di una giustizia che non c’è nei tribunali. Ma chi può permettersi di potersi ergere a giudice fuori dal tribunale? Lui e i suoi colleghi poliziotti? Con quale diritto? Pare quasi che tu lo rimetta al suo posto, costringendolo a diventare una sorta di boia: la portata degli atti che è costretto a compiere sembrano fargli capire che non può funzionare un sistema del genere. E’ questo che accade?

Interpretazione perfetta! Finché Guarneri era nella polizia si trattava solo di mollare qualche schiaffo o poco più, anche se in realtà il nostro protagonista si ritrova cacciato dalla Questura proprio per averlo fatto con uno stalker dalle amicizie influenti. Quello che gli succede nel romanzo è molto più drammatico. Guarneri interrompe quello che gli sembra un tentativo di omicidio, uccide l’aggressore, ma scopre che si trattava in realtà di un’esecuzione, una delle tante decise da un’organizzazione segreta di giustizieri. A questo punto è costretto a unirsi a loro per pagare il proprio errore, ma lo fa a prezzo di una violenta lacerazione della coscienza. La ragazza di cui si innamora diventa l’incarnazione stessa di questa cattiva coscienza: come potrà lei accettare il lato oscuro di quest’uomo?

 

 

C’è un pezzo di te in questo romanzo? Per esempio nei sentimenti provati da Guarneri, tutti conosciuti anche da noi lettori, in quanto appartenenti alla gamma multiforme del nostro essere umani? C’è un personaggio in cui ti sei un po’ rispecchiato?

Sono nel romanzo al cento per cento, come in tutti i libri che l’hanno preceduto (e ormai sono ventitré). Il noir, ma direi semplicemente la letteratura, funziona come un evidenziatore: rappresenta emozioni e sentimenti umani che sono comuni a tutti noi, autori e lettori, ma dà loro una forza particolare proprio grazie alla narrazione. Nei miei libri racconto storie straordinarie che capitano a persone normalissime e le costringono a fare i conti una volta per tutte con se stesse, a chiedersi: “Chi sono io davvero”? 

Raul Montanari 


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