Intervista a Silvana La Spina




A tu per tu con l’autore


Parto subito con una domanda forse ovvia, ma non del tutto, perché tu sei fina conoscitrice sia di epoche sia di luoghi, dunque puoi spaziare ampiamente, ma ti chiedo il perché di una storia a Palermo e in questo preciso momento storico, la fine del 1700.

Perché è un secolo bellissimo, elegante, illuminista e specie verso la fine un secolo di grandi rivolgimenti sociali. Ma è anche il secolo dei grandi filosofi e dell’Enciclopedia. La Sicilia è a quel tempo molto mondana, i siciliani conoscono le lingue, molti nobili intellettuali si scrivono con quelli di altri paesi. Il mondo è in movimento, insomma, anche in Sicilia.

In un momento simile arriva il Caracciolo, grande intellettuale e già ambasciatore a Londra e a Parigi. Non vuole fare il vicerè, non vuole venire in Sicilia, vuole essere lasciato a Parigi, ma alla fine accetta- non può fare diversamente. Ora che un uomo simile, dopo essere ricevuto solennemente, si mettesse a fare riforme, specie le riforme sui feudi, e che trattasse i nobili siciliani come dei nobili arretrati questo non era andato giù. Ma dopo l’attacco al tribunale di Inquisizione, a cui i nobili erano molto legati e da cui ricevevano prebende, era stata guerra aperta.

Eppure è ancora un’epoca vivace, la gente balla, si veste con abiti sontuosi, amoreggia, ma già si preparano i venti oscuri della rivolta e del giacobinismo. 10 anni dopo infatti dalla data del romanzo, Palermo sarà diversa. Spaventata, ossessionata dai giacobini, di cui alcuni personaggi del mio libro saranno persino vittime. Ecco perché ho ambientato il mio romanzo allora- del resto ambientato nel 700 era anche il mio La creata Antonia.

Palermo è ancora oggi credo una città esoterica, ama l’occulto. Allora poi era la moda, massoneria, occultato, etc. Non scordiamo che da Palermo viene Cagliostro e anche la mafia è naturalmente un potere occulto.

Domenico Caracciolo, il Viceré, è stato un personaggio storico determinante a tuo parere? E’ per questo che l’hai scelto? Chi vuole fare le riforme, viene odiato o addirittura ucciso, non è così?

Scrivere di fine 700 significa incontrare Caracciolo, uomo paradigmatico nella storia siciliana. Qualche tempo fa in un’intervista sul presente, anni 80, Sciascia parlava di lui come esempio di chi tenta di cambiare le strutture sociali e politiche di un mondo ma non ci riesce. Perché ha troppi nemici e troppi impedimento. Riesce solo a chiudere il tribunale dell’Inquisizione. Tornerà infatti a Napoli e sarà ministro.

Sofia Schulz, la “pittora dei morti”, personaggio molto interessante. Completamente inventato o sei partita da una persona realmente esistita? E soprattutto….una donna! A quell’epoca!

Sofia mi è venuta per caso o per necessità, qualcuno doveva far girare le immagini delle morte per conoscerne l’identità. Poteva esistere un personaggio del genere in quel mondo? È verosimile, ma in verità pura invenzione. Non credo sia mai esistita una persona del genere. Ma ho pensato all’uso nell’epoca vittoriana di fotografare i morti sul letto come se fossero vivi. Da lì il personaggio per me necessario per la trama. Che poi sia una bella ragazza e che faccia girare la testa anche al freddo, ma sensibile Maurizio, non ci vuole molto a immaginarlo.

Una storia inizialmente un po’ cupa, con quelle ragazzine torturate alla maniera dell’Inquisizione, elementi di esoterismo un po’ qua un po’ là, in una Sicilia ancora molto “indietro” da questo punto di vista, sicuramente rispetto al progressismo di Parigi da cui il protagonista di Belmonte proviene. E difatti sono interessanti le digressioni “filosofiche”, brevissime, ma significative a mio parere, che gli fai fare ogni tanto. Quanto c’è del tuo pensiero?

La storia certo è cupa, c’è un assassino che uccide in giro per la città, cosa che appena possibile causa ancora più rancore verso il Caracciolo. Che fa il Caracciolo? Perché non si muove? E’ possibile che porti addirittura il male perché illuminista sfegatato? Ed ecco arrivare Maurizio di Belmonte. Che sappiamo legato a lui per vicende personali.

Veniamo al nostro protagonista, l’uomo del Viceré, Maurizio di Belmonte: un uomo molto interessante, una figura direi quasi epica, il classico buono, retto, ma sfortunato, anche in amore. Anche per lui hai pescato nella storia? Hai preso a modello qualche altro personaggio della letteratura? E infine… lo ritroveremo prossimamente, vero?! Ci siamo affezionati a lui, vogliamo conoscere ancora chi è, cosa farà, ci sarà un seguito?

Maurizio di Belmonte è un giovane sensibile e colto, illuminista e pieno anche di furia quando vede le ingiustizie. Ha un passato doloroso che ne giustifica la sensibilità, è un uomo solido, è illuminista ma non materialista, e in religione non è ateo come molti illuministi, dubita come appunto Pascal, che come sappiamo parlò della famosa ‘scommessa’ detta anche pascaliana. Credere è meglio di non credere, tanto non si perde nulla. Naturalmente è anche leale, è legato al Caracciolo e non lo molla nonostante sia in città detestato. Maurizio è sempre in bilico e cerca dei motivi per credere. O per negare l’esistenza di Dio. Naturalmente è un personaggio di invenzione. Mentre sono reali molti altri, i poeti come Meli, gli abati Di Blasi, il De Cosmi e l’amico avvocato Di Blasi.

Continuerà a indagare Maurizio?
Certo, al nuovo caso, sarà pronto a usare il suo acume e il suo cuore. Ci sto lavorando, ma poiché non è il solo libro a cui lavoro, dovrò trovare la storia giusta che mi entusiasma.

Silvana La Spina

A cura di Sara Zanferrari 

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