Intervista a Daniela Grandi




A tu per tu con l’autore

A cura di

Claudia Cocuzza



 

Ciao Daniela, sono davvero contenta che tu abbia accettato il nostro invito.

Dopo Notte al Casablanca del 2018, il maresciallo Nina Mastrantonio torna in libreria con la sua seconda indagine in La notte non perdona, edito da Sonzogno. L’aspettavamo.  Tu come l’hai ritrovata? Com’è cambiata rispetto all’indagine precedente?

In questo nuovo libro Nina è tormentata e inquieta. Da un lato, il temibile Volkov che l’ha quasi uccisa nel corso dell’indagine precedente, è fuggito e lei non si dà pace. Non ha tutti i torti, visto che Volkov si è dato alla macchia ma vuole vendicarsi a ogni costo e, di nuovo, medita di eliminarla. Dall’altro lato, sul fronte privato, Nina fa i conti con la gelosia: lei che ha scelto di non avere legami frigge all’idea che Navarra, il collega con cui ha avuto una relazione, abbia un’altra. E n on sopporta di essere gelosa.

 

 

Nina è un maresciallo donna, e già questo sarebbe sufficiente per renderla una rarità. Ma lei è unica perché non è solo un sottufficiale donna, è anche nera. Tratti due temi scomodi in uno: l’Italia del 2020, a quanto pare, non è ancora così aperta come vorrebbe apparire. Come hai visto cambiare il nostro Paese negli ultimi anni da questo punto di vista? Raccontacelo secondo la tua esperienza di giornalista.

Il tema immigrazione è diventato uno dei temi principali del dibattito politico, in modo isterico direi. Se non fosse un tema che porta o toglie voti lo avremmo potuto affrontare molto meglio. Invece, proprio per il suo peso elettorale, si è alimentato il conflitto.

 

 

Uno in particolare tra i superiori di Nina non riesce a nascondere il proprio disappunto nell’essere costretto a lavorare con lei. Cos’è che lo irrita di più, secondo te? Che Nina sia una donna, che sia nera o semplicemente che sia più intelligente di molti suoi colleghi uomini?

Credo che a irritare di più il suo superiore sia il fatto che è una donna giovane. Volevo che l’insofferenza verso Nina mettesse in luce i pregiudizi di cui è vittima. Cattaneo, il superiore in questione, pensa che l’Arma non avrebbe dovuto aprirsi alle donne. In seconda battuta è un perfetto rappresentante di quel genere di persone che occupano posizioni di potere e non sono disposte a cedere un millimetro di terreno ai giovani. Per i giovani non c’è posto. Al fondo, poi, è razzista. Ma questo è un sentimento che può esternare di meno. Tuttavia, lo è.  

 

 

 

Con La notte non perdona Nina diventa di fatto un personaggio seriale. Anche qui, i detective donna sono in netta minoranza rispetto ai corrispettivi maschili. Si tratta di un altro obiettivo che tu e Nina vi siete proposte di superare? Come mai, secondo te, anche sulla carta esiste questa sorta di discriminazione?

Fin da quando ho pensato a un giallo sapevo che l’investigatrice sarebbe stata una donna. Un po’ perché creare un personaggio femminile, tratteggiare i suoi sentimenti, mi veniva più facile. Un po’ perché mi piaceva l’idea che in un mondo popolato di detective uomini si facesse largo una donna intelligente e capace.

 

 

Il club dei pettegolezzi (2009) e Cose da salvare prima di innamorarsi (2012): due romanzi rosa in cui spicca la tua ironia dirompente. Come è avvenuto il passaggio dal rosa al giallo/noir?

Per caso. Un’amica mi ha raccontato una storia e la trama gialla ha cominciato a svilupparsi nella mia testa. E più si sviluppava, più mi divertivo a scriverla.

 

 

Nina è un tipo apparentemente tostissimo, ma, dietro la corazza da dura, si nasconde una ragazza molto fragile, perennemente combattuta tra le sue due anime: rappresentante delle istituzioni italiane e immigrata mai davvero accettata. Quanto c’è di Daniela in Nina o cos’ha Nina che Daniela le invidia, e viceversa?

Nina viene etichettata prima ancora di aprire bocca perché è nera. Ma a chi piace vedersi appiccicare un’etichetta? A nessuno. C’è spesso uno scarto tra il modo in cui ci vedono e ciò che siamo o il modo in cui vogliamo essere visti. Quindi nelle fragilità di Nina è facile rispecchiarsi. In lei, di me, c’è solo l’amore per i libri. Per il resto è migliore: è coraggiosa, libera, impavida. 

Ti ringrazio ancora per la nostra chiacchierata e aspetto con ansia le nuove avventure del maresciallo Nina Mastrantonio.

Claudia Cocuzza

 

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