Italian Psycho




La follia tra crimini, ideologia e politica

 

Recensione di Salvatore Argiolas


Autore: Corrado De Rosa

Editore: minimum fax

Genere: Saggistica, medicina, politica

Pagine: 301

Anno di pubblicazione: 2021

 

 

 

 

Sinossi. Follia come strumento di potere, follia per occultare, per proteggere i politici o per ottenere benefici di giustizia. Follia per relegare al gesto imprevedibile di un pazzo le pagine più nere della storia dell’Italia, oppure per etichettare comportamenti umani più o meno «non conformi». Italian Psycho è il racconto dell’uso eversivo della malattia mentale e della diversità nella storia recente, e i suoi protagonisti sono accomunati dall’essere stati vittime o carnefici di questa strumentalizzazione. Un viaggio lungo la linea di confine che separa la follia dalla scelta consapevole di uccidere, rapire, programmare stragi, che divide quello che la società intende per pazzia da quello che, dal punto di vista della psichiatria, è la malattia mentale. È il racconto di come i progressi della scienza possano essere manipolati per deresponsabilizzare gli autori di reato, di quanto i comportamenti apparentemente incomprensibili siano archiviati come frutto di follia per una lettura di comodo e socialmente tranquillizzante. Corrado De Rosa segue i casi giudiziari più significativi – dalle teorie di Cesare Lombroso sugli anarchici alle accuse mosse a Pier Paolo Pasolini, dalle perizie effettuate sui brigatisti alla diagnosi in absentia su Aldo Moro, dal mostro del Circeo Angelo Izzo all’attentatore del Papa Ali Agca, passando per Bernardo Provenzano e il ballerino Pietro Valpreda – per riflettere sulle moderne acquisizioni della psicologia e della criminologia. Attraverso la rilettura di documentazione inedita indaga i rapporti controversi fra psichiatria, politica e potere mettendo a nudo, con le voci dei protagonisti, la coscienza sporca dell’Italia.

 

Recensione

Italian Psycho” è una controstoria d’Italia vista attraverso gli occhi competenti di uno psichiatra, Corrado De Rosa, che ha studiato il fenomeno ed ha al suo attivo numerosi saggi sull’influenza della follia come strumento di manipolazione dei processi.

L’argomento è complesso e difficile da inquadrare con nettezza perché come dice uno n’dranghetista in un dialogo riportato nel libro: ”E’ una di quelle patologie astratte… non sai mai dire che uno sta fingendo. Non è una patologia tipo un braccio rotto che tu dice: se è guarito è guarito.”

Corrado De Rosa commenta che

il collaboratore, più o meno involontariamente, evidenzia le falle di una materia, la psichiatria, la cui diagnosi è principalmente clinica, si fa attraverso la valutazione della storia personale e familiare dei pazienti, di segni e sintomi, risente della soggettività del medico, della formazione, dell’esperienza. Infatti il detenuto aggiunge.”Non e’ dimostrabile, e,in fase successiva, non è dimostrabile che ti sei ripreso da quel tipo di patologia. Perché, stavo spiegando: un braccio rotto, la milza perforata, queste sono patologia che tramite analisi, radiografie e via discorrendo puoi evincere se c’è ancora il male.”

E qui il detenuto riecheggia la teoria della falsificazione di Karl Popper che nelle sue opere sostiene che un enunciato universale che pretende di essere una legge scientifica può essere attraverso messo in discussione attraverso un controesempio, cioè un esempio contrario. Quindi, le teorie devono essere formulate in modo da vietare alcuni accadimenti. Se questi accadimenti si producono, vuol dire che dobbiamo rivedere l’impianto teorico di cui ci siamo serviti per studiare quei particolari fenomeni.

Tali caratteristiche di falsificabilità, aggiunge Popper le avevano le teorie di Copernico, quelle di Galileo, quelle di Newton, ne sono privi la psicoanalisi di Freud e il marxismo.

Su questa difficoltà di demarcazione della materia hanno sempre fatto conto tanti periti che hanno utilizzato le diagnosi ritoccate o manipolate per far evitare il carcere al detenuto.

Nell’excursus fatto da Corrado De Rosa incontriamo spesso un personaggio cruciale nella storia italiana del dopoguerra, lo psichiatra e criminologo Aldo Semerari che ebbe una parte importante in diversi fatti di cronaca con vasta eco nell’opinione pubblica a partire dal processo a Pasolini per omosessualità ai processi ad alcuni appartenenti alla “banda della Magliana” per finire alla guerra di camorra degli anni Ottanta.

De Rosa analizza inoltre con attenzione il contesto del “caso Moro” mettendo in luce i vari tentativi di delegittimare l’ex presidente del consiglio prigioniero delle Brigate Rosse per evitare che ogni suo scritto potesse danneggiare l’evoluzione della vita politica.

Matto, instabile, inaffidabile, confuso, malato, disturbato. L’obiettivo di chi utilizza questi aggettivi è screditare, svuotare di significato le dichiarazioni sconvenienti, gettare una luce sinistra su chi va delegittimato a mezzo di follia.”

scrive Corrado De Rosa ricordando anche le dichiarazioni di Silvio Berlusconi su giudici in merito al processo Andreotti.

Sono tante le interferenze della politica in questo campo che dev’essere di esclusivo dominio della scienza ma è difficile trovare una definizione universale che delinei i tratti essenziali della malattia perché si tende a battezzare follia qualcosa che spesso non lo è, anche per spostare verso un capro espiatorio, spesso incapace di difendersi, mali e carenze essenzialmente sociali.

Scrive De Rosa:

Quando un comportamento ci turba, ci interroghiamo sulle cause e cerchiamo le risposte:”Dava segni di squilibrio”, “Era strano”, “Era fuori di testa” (…) Un modo, autoconsolatorio, per illudersi di avere il controllo della situazione. La follia funziona da ansiolitico sociale, placa le angosce quotidiane, crea un falso sentimento di sicurezza.”

Scrive Jean-Pierre Vernant nel saggio “L’uomo greco:

All’epoca in cui compariva in teatro Edipo (V sec. A.C.) esisteva ancora un rituale antichissimo di indubbia derivazione orientale: il Pharmakos. Ogni anno la comunità ateniese sceglieva uno dei suoi membri marginali, afflitto da deformazioni fisiche o psichiche, e lo metteva al bando, accompagnandolo in processione alle porte della città affinché con lui venisse espulso l’insieme delle contaminazioni presenti nel gruppo sociale. Il Pharmakos deve attirare su di sé tutta la violenza malefica per trasformarla, con la propria morte, in violenza benefica, pace e fecondità. In greco classico la parola che ne deriva, pharmakon, significa al contempo male e rimedio, veleno ed antidoto, in una fase arcaica in cui le cose sacre contenevano il puro e l’impuro come varietà del medesimo genere.”

e questa esclusione porta, identificando l’elemento perturbativo della pace sociale, a ristabilire l’ordine precedentemente messo in pericolo.

In tempi più recenti bastava una leggera asimmetria relazionale oppure un modesto ritardo cognitivo per rinchiudere il malcapitato in un ospedale psichiatrico dove non sarebbe più uscito oppure certe perizie manipolate creavano false diagnosi di pazzia che evitano il carcere duri ai mafiosi e camorristi.

Il saggio di Corrado De Rosa è uno potente atto d’accusa verso una disciplina della medicina, che, nata per curare, è diventata uno strumento di controllo sociale e mette in rilievo diversi di questi casi che consentono di avere una panoramica completa “dell’uso eversivo della malattia mentale e della diversità nella storia recente”.

De Rosa chiude questo interessantissimo libro con un explicit che penso sia utile citare per rendere ancora più chiaro il tema esposto:

“Ci sono pagine della storia italiana che sanno del teatro dell’assurdo e che si sono confrontate troppe volte con le ambiguità della psichiatria. Sciogliere la matassa in cui si aggrovigliano follia, impunità, violenza e altri luoghi comuni sulla psicopatologia potrà contribuire, almeno un po’, a ridurre l’astigmatismo con cui vengono lette queste pagine e a restituire un tassello di dignità, un altro ancora dopo la chiusura dei manicomi e le battaglie contro il pregiudizio nei confronti dei pazienti, a chi soffre davvero di un disturbo mentale.”

Italian Psycho”, che ha come sottotitolo “La follia tra crimini, ideologia e politica”, è una lettura necessaria per conoscere con cognizioni di causa una realtà molto spesso tralasciata dai media, perché l’argomento così delicato richiede una competenza e uno studio molto lontani dall’emotività e dalla superficialità speso dimostrata, favorita da ragioni politiche o da trasmissioni poco informate.

  

 

 

Corrado De Rosa


Corrado De Rosa: (1975) è uno psichiatra, autore di numerosi saggi scientifici e divulgativi sull’uso della follia nei processi di mafia e terrorismo. Per conto dell’autorità giudiziaria si è occupato di camorra, infiltrazioni mafiose al Nord ed eversione nera. “L’uomo che dorme” (Rizzoli 2018) è il suo primo romanzo. Tra i suoi saggi ricordiamo “I medici della camorra”(Castelvecchi 2010),”Mafia da legare. Pazzi sanguinari, matti per convenienza, finte perizie, vere malattie: come Cosa Nostra usa la follia”(Sperling & Kupfer 2013), ”La mente nera. Un cattivo maestro e i misteri d’Italia: lo strano caso di Aldo Semerari”(Sperling & Kupfer 2014).

 

Acquista su Amazon.it: