La cena dei segreti




Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore: Care Santos

Traduttore: S. Cavarero

Editore: Salani

Collana: romanzo

Pagine: 359

Genere: romanzo

Anno di pubblicazione: 2018

Una notte di colpe e segreti, trent’anni di ricordi, una cena per perdonare tutto.
Vincitore del premio Nadal.

“Un’architettura perfetta, personaggi emozionanti e la volontà di dare voce a un’intera generazione di donne”

Trama. Nel cuore dell’estate del 1950 cinque compagne di collegio giocano per l’ultima volta a Obbligo o verità. Due di loro, Marta e Olga, stanno per cominciare una nuova vita fuori dall’istituto. È un’occasione speciale e le ragazze sono emozionate, ma non si aspettano che un pegno troppo crudele finirà per segnare le loro esistenze per sempre. Le amiche si perdono di vista e prendono strade diverse, ognuna con le sue frustrazioni e le sue rivincite. Sono passati trent’anni – Marta è diventata una famosa autrice di libri di cucina, Olga è dimagrita ma si annoia ancora, Nina ha un nuovo misterioso fidanzato, Lola è incinta e ha appena perso suo marito, Júlia è stata eletta deputata – e per loro è giunto il momento di fare i conti con i ricordi e le colpe che si portano dentro da troppo tempo. Si danno appuntamento a cena al Media vida, il ristorante di Marta, e tra una portata e l’altra decidono di giocare ancora una volta al gioco dei pegni: ognuna dovrà porre alle altre una domanda a cui non ci si può rifiutare di rispondere. Ma Júlia – che quella notte d’estate ha pagato il prezzo più alto – ha fatto annunciare dalla sua segretaria di essere in ritardo. Le loro risposte portano alla luce segreti del passato e del presente che si intrecciano in maniera sorprendente in attesa dell’ultimo racconto, quello di Júlia , l’unico che potrà chiudere il cerchio e ‘mettere ordine nei cassetti del passato’. Attraverso le voci di cinque personaggi femminili nell’arco di trent’anni Care Santos, una delle autrici spagnole più amate, ritrae un’intera generazione di donne alle prese con la costruzione del proprio futuro in un momento in cui l’ipocrisia e la rigidità della società si scontrano con una nuova visione dell’amicizia, della libertà e dell’amore.

RECENSIONE

Finché.

I “finché” della vita sono sempre i migliori. Cambiamenti di rotta che decidono un’intera esistenza.

Per una di quelle curiose casualità, corsi e ricorsi, che a volte capitano, ho finito questo romanzo proprio il giorno 8 di Marzo. La circostanza è particolare in effetti, considerato che questo libro è donna. Le cinque protagoniste Olga, Marta, Julia, Lola e Nina, sono, alla resa dei conti, lo sviluppo, la declinazione nei suoi molteplici aspetti, di un’unica donna.

Le conosciamo, già molto diverse tra loro, per estrazione sociale, carattere, fisicità, poco più che bambine in un collegio di Suore, poi ragazze divise tra mondo del lavoro, famiglia, studi, infine donne giunte allo stadio della media vita, la mezza età.

Bambine si conoscono in collegio, si separano, allontanandosi dopo una notte particolare, nella quale un gioco precocemente adolescenziale finisce male senza che sia fatto nulla per impedirlo; vivono, fanno esperienze, giungono ad un punto della vita nel quale l’esigenza di riannodare i fili sparsi, di risolvere i sospesi, pare essere una necessità primaria. Parte la catena del ricontattarsi per organizzare la “cena di classe” e della resa dei conti, dei bilanci. A fare da sfondo i colori della Spagna, il regime franchista dal suo avvento alla caduta, la musica dei Beatles che oltrepassa le barriere, la legge sul divorzio.

Sono perfettamente conscia di avere sciorinato una lista di cliché, già visti, già letti, già orecchiati e sono altrettanto conscia di aver esposto gli elementi del romanzo così come in effetti sono.

Eppure.

Eppure, e qui sta il grande talento narrativo dell’autrice, nulla di tutto ciò è affrontato e descritto come ci aspetteremmo fosse. Non lo è nelle motivazioni, negli accadimenti, nelle (mancate) catarsi. Care Santos ci consegna il romanzo corale meno corale mai scritto.

Queste donne sono indissolubilmente legate (tanto, come dicevo poc’anzi, da sembrare spaccati di una medesima persona), ma non sono amiche, non lo sono mai state, addirittura Olga e Marta che sono gemelle, non sono “amiche”, non si cercano perché si mancano emotivamente, ma perché si mancano nel senso di parte, componente, elemento mancante.

Come se le fragilità di ognuna si annullassero, il + ed il – algebrico, solo quando sono insieme.

Ridere era l’unico antidoto contro la solitudine e la rabbia. Ridere senza motivo, per qualsiasi cosa, fosse anche per le disgrazie delle altre, che non avrebbero fatto ridere nessuno. Ridere era consolatorio. Anche mangiare lo era. E’ praticamente impossibile mangiare e piangere allo stesso tempo. In quegli anni, parallelamente alla tristezza, c’era anche la fame. Una fame feroce, che non si saziava mai, per quanto si abbuffasse. Quella fame perenne che la faceva mangiare e mangiare e che piano piano la stava trasformando in un pallone, in un dirigibile, in un pianeta, e sempre di più fino a esplodere.

Perché, appunto, la ricerca delle altre non è conforto, non è calore, si è al sicuro solo dentro se stesse, nella propria interiorità, nel custodire i propri segreti, mai del tutto rivelati.

Come ogni volta che qualcosa di una certa importanza scuoteva la sua vita, Marta lo stava vivendo come se stesse osservando tutto da una poltrona in platea, lontana, al sicuro.

E nello stesso tempo non si può fare a meno l’una delle altre, come il neo che abbiamo sulla fronte, o il graffio sul ginocchio, parti di noi, che ci definiscono, ci completano.

Neppure si può dire, in senso assoluto, che il collante tra queste donne, a modo suo ognuna insoddisfatta sentimentalmente, sia il fronte comune contro gli uomini, tanto questi sono marginali e di poco o nullo spessore nell’equilibrio del romanzo. Sono meramente pretesto, tappezzeria.

Non siamo altresì di fronte ad eroine senza macchia, né particolarmente simpatiche, ma che tuttavia ci risultano empatiche perché attraverso loro vediamo i nostri punti deboli, i dubbi, le imperfezioni, perché se le loro vite ed esperienze sono lontane sideralmente da noi, oggi, vero è che determinate dinamiche psicologiche non hanno connotazione spazio temporale, se non quella di essere universali, a ben guardare.

Ma una è la cifra assoluta di questo romanzo vibrante, mediterraneo, passionale e diretto nella prosa, a volte anche scomodo, uno il suo cardine, cui tutto ruota in definitiva attorno, ciò che muove i passi nel ritrovarsi.

Parlo del perdono, concetto magistralmente reso da Care Santos come la più grande forza che si possa possedere, l’arma più potente.

“(…) il perdono non è uno scambio, ma un dono. Un dono che si concede spontaneamente e che non ha nessuna logica, ecco perché non lo si può comprare. Le ho detto che se si potesse comprare non sarebbe più un vero perdono ma diventerebbe qualcos’altro. Ecco perché non potevo fare quello che mi stava chiedendo. Io potevo soltanto offrirle la mia compassione o, ancor meglio, il mio oblio”

“Ti meriti un applauso” Ramona iniziò ad applaudire.

“Non lo so” un attimo di incertezza. “Sai una cosa? Me ne pento”.

“Ci siamo! Vedi che sei una mezza sega? Lo sei sempre stata e lo sarai sempre. Ti penti di non aver perdonato una suora (…) che ti ha rovinato la vita?”

“In realtà mi pento di non averle detto la verità. E’ da tempo ormai che l’ho perdonata”

Il perdono, ciò che ognuno, per qualsivoglia motivo, aspira ad ottenere e al contempo si trova nella condizione di scegliere se concedere, anche se “La cosa più assurda del perdono è che arriva quando ormai non è possibile fare giustizia, quando nessuno può (o magari non vuole) risarcirti per ciò che ti ha fatto. Quanto più è assurdo, tanto più è perdono”.

Care Santos


È nata a Mataró, Barcellona.  Dopo gli studi in Giurisprudenza e Filologia ha iniziato la sua carriera come giornalista per varie testate. Ha fondato e diretto l’Associazione giovani scrittori spagnoli; tiene regolarmente laboratori di scrittura in Spagna e in America e firma articoli di critica letteraria per il quotidiano El Mundo.
Ha pubblicato sei romanzi, sei raccolte di racconti e due volumi di poesie; ha vinto moltissimi premi letterari ed è una delle autrici spagnole più lette e amate, tradotta in molti paesi.  In Italia sono usciti nel 2010 per la casa editrice Vertigo La morte di Venere (2010) e per Salani Il colore della memoria (2012).

Acquista su Amazon.it: