La cosa buffa




Recensione di Mara Cioffi


Autore: Giuseppe Berto

Editore: Neri Pozza

Genere: Narrativa

Pagine: 368

Anno di pubblicazione: 2021

 

 

 

 

Sinossi. In questo spietato romanzo, Berto ci consegna un personaggio difficile da dimenticare, un antieroe leggero e tormentato, ostinato e volubile: indagando magistralmente, con ferocia e ironia, le contraddizioni dell’animo umano. Antonio, il protagonista de La cosa buffa di Giuseppe Berto, pubblicato nel 1966, due anni dopo Il male oscuro, è convinto che il dubitare delle donne sia il modo migliore per vivere i sentimenti. Nello scenario di una Venezia minore, preziosa, lontana dai flussi turistici e autentica, Berto racconta gli amori di Antonio, un personaggio che per la verità gli somiglia molto. Il protagonista di questo libro è un provinciale, viene da un paesino dell’entroterra, è uno studente universitario fuori corso, di umili origini, e trascorre i suoi giorni a ragionare di continuo di sé stesso, a rivedere infinite volte le sue decisioni, anche le più insignificanti. Antonio si innamora di Maria: una ragazza ricca, figlia di un piccolo armatore di Venezia, incontrata per caso alle Zattere. Lei ha poco meno di vent’anni, è timida, senza esperienza, ma è subito coinvolta da un sentimento che neanche immaginava di vivere. E Antonio, pochi giorni dopo che si sono conosciuti, progetta già il loro matrimonio, perché il suo desiderio è quello di vivere la sua intera vita con Maria. Ma i suoi modi incoerenti, fatti di trasporto passionale e di continui ripensamenti, sommati all’opposizione della famiglia di lei, lo costringono a lasciarla. Ma il dolore della separazione passa in fretta. E Antonio finisce per dedicarsi, assai alla svelta, a un’altra donna conosciuta in un caffè veneziano: Marica, ungherese di costumi assai dubbi per non dire facili. Anche nei suoi con – fronti, il giovane studente ha una folgorazione. Dimenticata Maria, sarà Marica la donna da sposare, con la quale progettare una vita umile eppure soddisfacente. La ragazza ungherese però lo lascerà poco dopo aver ricevuto un costoso anello di fidanzamento e si rivelerà ben diversa da quella che lui immaginava.


RECENSIONE

Di questo romanzo ho letto una recensione subito dopo averlo terminato che recitava qualcosa sul fatto che questa lettura non è per tutte le stagioni e non è di certo per tutti i lettori.

Non potrei essere più d’accordo, perché sicuramente questo libro non è per me, sebbene, leggendo le note finali dell’autore, ho compreso meglio quali fossero le sue intenzioni con questa storia.

Berto, innanzitutto, parte da un soggetto davvero stringato: Antonio, un venticinquenne della provincia di Venezia che tira a vivere facendo l’insegnante, si innamora di una ragazza, Maria, una studentessa di diciassette anni dell’alta borghesia. Iniziano a frequentarsi e le cose sembrano andare talmente bene, che lui lascia il lavoro, si trasferisce nella stanza di una pensione decadente a Venezia e si iscrive di nuovo all’Università; il sogno, però, dura poco: in fondo, lui è un provinciale e la madre di lei si mette in mezzo, rifiutando l’idea che sua figlia possa vedere uno come lui.

É una storia d’amore banale, assurda per via di tutte le paranoie che contraddistinguono il personaggio di Antonio, raccontate in terza persona, una punteggiatura quasi inesistente e una feroce ironia, che spesso e volentieri ti fa chiedere cosa stai leggendo e perché questo libro non abbia un centinaio di pagine in meno.

É così grottesco, che alla fine empatizzi anche un po’ con Antonio e con le sue disavventure, mentre la terza persona dell’autore lo bacchetta e quasi lo prende in giro, divertendosi a sue spese.

Sicuramente quello di Berto è uno stile unico e poche penne del dopoguerra avrebbero potuto regalarci romanzi del genere, dove temi come amore, sesso, precarietà – prima ancora che il precariato fosse “di moda” – ed eterna lotta tra borghesia e ceto medio, si intrecciano in capitoli sempre più comici, di quella comicità un po’ triste e arrabbiata.

Consigliato solo se le vostre paranoie superano quelle del protagonista. 

 

 

 

Giuseppe Berto


Giuseppe Berto nasce a Mogliano Veneto il 27 dicembre 1914. Nel 1947 pubblica presso Longanesi Il cielo è rosso, su segnalazione di Giovanni Comisso. Tra il 1955 e il 1978, anno in cui si spegne a Roma, dà alle stampe, oltre a Il Male oscuro (Neri Pozza, 2016), Guerra in camicia neraOh Serafina!. Con Neri Pozza sono stati ripubblicati La gloria (2017) e Anonimo veneziano (2018), per restituire all’apprezzamento dei lettori e della critica odierna l’opera di uno dei grandi autori del nostro Novecento.

 

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