La farmacia di Auschwitz



La farmacia di Auschwitz di Patricia posner

Recensione di Caterina Bovoli


Autore: Patricia Posner

Editore: Newton Compton

Traduttore: Giulio Lupieri

Pagine: 287

Genere: Storico

Anno di Pubblicazione: 2017

 
 
 
 
 
 

La mia “passione” per tutto il tema Auschwitz-Shoa-Olocausto ha origine in tempi non sospetti. Mentre i miei coetanei leggevano poco o nulla, o comunque romanzi a tema giovanile (com’era giusto che fosse), io, appena quindicenne, vagavo tra gli scaffali della mia storica libreria indipendente di fiducia (ricordate di preferire le librerie indipendenti, se potete. Spesso è gente che resiste alla crisi mordendo il bancone con i denti, gente appassionata, capace, professionale e che saprà davvero consigliarvi al meglio) alla ricerca di qualcosa che potesse soddisfare la mia innata curiosità verso determinati argomenti storici.

No, in realtà io non amo la storia. Né quella antica, né quella moderna. Ma il tema Olocausto mi ha sempre tragicamente affascinata. Il fascino dell’orrore che tanto attira a volte i ragazzini, posso supporre. E quel fascino per il grottesco – che se fosse rimasto tale sarebbe stato ben triste – ha poi trovato la sua naturale evoluzione in un bisogno quasi ossessivo di risposte a domande fondamentali.
Domande alle quali, come si può ben capire, è quasi impossibile rispondere ancora oggi.
Ma grazie al lavoro instancabile e appassionato di professionisti come la Posner possiamo, se non altro, provare a capire quanto grande e immensa e crudele sia stata la macchina nazista. Possiamo dare dei nomi e dei cognomi. Possiamo cercare, attraverso la conoscenza, di non dimenticare. Mai.

La farmacia di Auschwitz è frutto di un lungo lavoro di analisi e ricerca durato due anni, nei quali l’autrice ha raccolto un’enorme mole di materiale su Victor Capesius, il farmacista di Auschwitz, e sulla IG Farben, il suo datore di lavoro negli anni che avevano preceduto la guerra.
Ad aiutarla nel duro lavoro di catalogazione e ricerca, archivisti, storici, associazioni, università e decine di traduttori. Un lavoro ampio e impossibile senza la collaborazione di persone che, come lei e come noi, sono alla continua ricerca di giustizia, verità e libertà.

Il saggio, quindi, ricostruisce la storia di Victor Capesius, un uomo colto, laureato in farmacia, che prima della guerra era un venditore di successo nella IG Farben e nella famosissima Bayer.
Quell’uomo colto divenne poi, come lui stesso si definì, il diavolo.
Un uomo che spediva, senza nessun tentennamento dell’animo, gente che conosceva perfettamente e con la quale era in buoni rapporti prima dello scoppio della guerra, nelle camere a gas.
Un uomo che si occupava delle scorte di Ziklon B e che forniva regolarmente ai medici nazisti le droghe che usavano per i loro macabri e mortali esperimenti.
Un uomo che profanò fino all’ultimo i cadaveri degli ebrei assassinati, asportando migliaia di denti d’oro e rubando intere valigie colme di preziosi sottratte alle vittime.
Un uomo che, processato e davanti alla Corte, non mostrò i minimi segni di pentimento e che, anzi, più volte e a gran voce, fece sentire la sua terribile e agghiacciante risata.
Non chiese mai scusa.
Non si proclamò mai colpevole.
Continuò sempre a dirsi innocente, a cambiare le sue versioni dei fatti, a falsificare documenti, a fare la vittima.

Grazie alla ricerca dell’autrice, ripercorriamo insieme a lei le tappe salienti della vita di Capesius: dalla nazificazione della Bayer alla sua scalata verso il successo nazista, dai primi esperimenti scientifici sui detenuti dei campi alle selezioni all’arrivo dei treni, dall’arrivo ad Auschwitz a Mengele, dal suo lavoro al dispensario alla descrizione del suo carattere che in molti descrissero molto simile a un Dr. Jekill e Mr. Hyde e che comunque, più passava il tempo, più mutava inesorabilmente.La facoltà di decidere chi sarebbe vissuto e chi sarebbe morto finì col dargli alla testa e dell’uomo colto e intelligente rimase ben poco, soffocato da un uomo che del diavolo aveva davvero tutte le caratteristiche.

Magari, come me, avete letto molto su questo argomento.
Magari pensate che non avete voglia di leggere dell’altro.
Magari pensate di saperne abbastanza.
Magari, semplicemente, non avete voglia di leggere questo genere di brutture.
Ma fatelo.
Non oggi, non domani, ma fatelo.

Ogni riga scritta è un tassello in più, qualcosa in più che potete raccontare ai vostri figli, qualcosa in più che potrete custodire nel vostro cuore, qualcosa per cui indignarvi ancora.
Indignatevi, tremate, ricordate.
Io sì, ho tremato. Ero tanto rigida sul letto da toccare il materasso solo con le spalle e con i talloni. Un leggero senso di nausea. L’oppressione del cuore dettata dall’ingiustizia. Un moto dell’anima molto simile all’odio.
Ma va bene anche questo, credo.
Basta non sottrarsi, è necessario conoscere.

 

 

 

Patricia Posner


è una scrittrice di origine britannica. Con il marito, l’autore di bestseller Gerald Posner, ha collaborato alle inchieste e ricerche che hanno dato vita a ben dodici libri, inclusa una biografia di Mengele e una serie di interviste ai figli di criminali nazisti. La farmacia di Auschwitz è stato venduto in cinque Paesi.