La figlia del peccato




Recensione di Katia Montanari


Autore: Emily Gunnis

Traduzione: Elisabetta Valdrè

Editore: Garzanti

Genere: Thriller

Pagine: 335

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Sussex, 1956. È calata la notte. Al convento di Saint Margaret tutte le luci sono spente e regna il silenzio. Protetta dal buio, Ivy si aggira furtiva per i corridoi. Spera di trovare una via di fuga dalla prigione che le ha tolto il suo unico figlio senza darle nemmeno il tempo di abbracciarlo. Per lei non c’è più possibilità di salvezza, ma forse può ancora aiutare Elvira, l’unica bambina cresciuta tra quelle mura. La piccola ha appena scoperto di avere una sorella gemella e vuole raggiungerla a tutti i costi. Ma scappare da Saint Margaret sembra impossibile. Il convento si fregia di essere una casa di accoglienza per ragazze madri che qui si rifugiano per dare alla luce bambini destinati all’adozione. In realtà, è una fortezza che nasconde oscuri segreti. Un luogo in cui centinaia di giovani donne sono private degli affetti e della libertà, vittime di atrocità di cui nessuno ha mai saputo nulla. Da allora sono passati sessant’anni e tutta la verità su Saint Margaret è ora contenuta in una lettera di Ivy. Poche righe scritte con mano tremante che Samantha, madre single e giornalista in cerca di uno scoop, rinviene per caso in un vecchio armadio della nonna. Non appena le legge, si rende conto di avere per le mani quello che aspetta da tempo: una storia che ha bisogno di essere raccontata. Sa che quel compito spetta a lei. E come se quella lettera l’avesse trovata e le chiedesse di andare fino in fondo perché quell’indagine potrebbe rivelarle particolari sconosciuti del proprio passato. Ma Samantha deve fare in fretta. Il convento sta per essere abbattuto e la verità rischia di restare sepolta sotto le macerie.

Recensione

Due bambine costrette a separarsi.

Un mistero rimasto sepolto per anni.

Una sola possibilità di salvezza.

“La figlia del peccato” è un thriller “doloroso” che trasmette in modo magistrale tristezza e disperazione.

L’argomento principale sono i soprusi subiti dalle ospiti di alcuni centri religiosi irlandesi che si occupavano di ragazze madri. Le descrizioni di ciò che avveniva in queste case- famiglia sono talmente dettagliate e toccanti che fanno nascere nel lettore un forte senso di empatia nei confronti delle protagoniste.

Si avverte un nodo allo stomaco pensando che se tutte fossero nate anche solo cinquant’anni dopo, rispetto alla metà del ‘900, con le leggi e le istituzioni di adesso, le cose probabilmente sarebbero andate diversamente.

Le ferite lasciate da violenze e dolore possono essere “curate” ma spesso non guariscono, accompagnando le persone per tutta la vita.

Nel caso di questo genere di soprusi, le conseguenze sono spesso irreversibili e irrimediabili pertanto è fondamentale una rete legale che supervisioni e monitori il lavoro dei vari centri. L’avidità e il denaro sono ancora una volta dei malefici parassiti che fanno agire alcuni personaggi contro il senso civico e la morale.

La coscienza in alcuni di loro si farà sentire ma troppo tardi. La trama è ricca e ben strutturata.

A volte sembra che tutto sia già stato svelato e invece si apre una nuova porta che nasconde ulteriori  rivelazioni. L’autrice dimostra di possedere grandi capacità descrittive che si rivelano davvero molto efficaci.

Il ritmo, all’inizio più lento e “rispettoso”, diventa via via sempre più incalzante fino ad un finale adrenalinico e d’azione che vi lascerà senza fiato.

 

 

Emily Gunnis


Emily Gunnis vive a Brighton, Est Sussex, con il marito e le due figlie. Dopo la laurea ha lavorato come sceneggiatrice per la televisione. “La figlia del peccato” è il suo romanzo d’ esordio.

 

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