La nostalgia che avremo di noi




Sinossi. Si potrebbe dire che dentro un libro come questo, in cui la forma di un romanzo si scompone e si frammenta, i fantasmi della vita si muovono con più naturalezza, si permettono pause, giocano con la nostalgia, si interrogano sul tempo, e sulle intermittenze del presente.
I personaggi di Anna Voltaggio sono dentro la nostalgia di un inconoscibile passato, conoscono l’amore soltanto come una forma illusoria, vivono di tenerezze incerte, di desideri rimasti in sospeso, di sentimenti da tenere a bada; e accendono bagliori improvvisi su vite di cui non ci serve sapere più di quanto viene accennato. Spiegano l’erotismo senza dirlo, il piacere senza inseguirlo, modulano l’attesa come un puzzle incompleto, dove le tessere che mancano generano un altro disegno, e mostrano l’errore come unica forma possibile di libertà. In queste pagine popolate di voci perdute sembra che arrivi di tanto in tanto il rumore della vita, dove il futuro si mescola al passato come un paradosso, in un presente che non rinuncia a nulla eppure si smarrisce di fronte ai sogni e ai desideri.
In questo libro d’esordio, Anna Voltaggio chiude i conti con ricordi, i desideri e le ossessioni, ricucendo, con scrittura asciutta e decisa, storie che mettono in luce tutte le nostre incapacità, tutti i nostri difetti troppo umani.

 LA NOSTALGIA

CHE AVREMO NOI

di Anna Voltaggio

Neri Pozza 2023

Letteratura contemporanea, pag.144

 Recensione di Barbara Aversa

Continua ad amarmi come se non ci dovessimo mai allontanare, come se bastasse il desiderio a farti vivere, il mio sorriso, i miei morsi, le mie gambe intrecciate alla tua schiena, i miei orgasmi, la mia voce, come se non ti avessi nascosto il mio occhio che trema – lo avresti baciato?”

Racconti febbrili, furibondi, che narrano vite intrecciate a sentimenti struggenti, dolorosi o nostalgici in un caleidoscopio di emozioni che sfiorano ogni angolo buio e oscuro delle viscere, senza false dissolvenze.

È crudo, schietto nel tratteggiare con una potenza emotiva incredibile l’interiorità che racconta.

Nina che sente davvero la voce di chi non può parlare. Vita che cammina sempre come se avesse qualcosa di urgente da fare tentando di ingannare il futuro.

Giri di parole che iniziano comprensivi e diventano accusatori perché i problemi perdono consistenza reale. Sono eterei. 

Pagine popolate da voci perdute dove ogni tanto si impiglia la vita, dove il paradosso si affaccia e il passato si intreccia ai nostri giorni. 

Ci sono anche voci maschili. 

Un matrimonio per un equivoco. Teresa che resta nella sua vita come un atto mancato. E se avesse saputo che era l’ultima volta che facevano l’amore, forse, sarebbe stato più lento.

Invece l’aveva guardata attraverso lo specchio in silenzio e forse è stata quell’immagine riflessa a fargli credere a un’altra realtà possibile. 

Un libro che intreccia armoniosamente storie che pulsano di dolore, malinconia e desiderio e che rincorrono tenerezze ed erotismo, modulano le attese, placano il piacere senza sopirlo mai.

Protagonisti (invisibili) di vite che affrontano esplosioni struggenti – da maneggiare con cura – che lasciano andare l’amore o lo accartocciano, o lo ricordano con sguardi lattiginosi e fluenti cosparsi di una nostalgia implacabile: quella di tutto ciò che poteva essere, della quale resta un indefinito Noi che però non sfoca mai.

Addii che durano tutta la vita, un frammento alla volta, senza essere mai definitivi e in questa incompiutezza si incastrano attanaglianti nel per sempre, che è tutto il tempo che è loro concesso. 

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Anna Voltaggio


è nata a Palermo. Vive a Roma e lavora come ufficio stampa specializzato nel settore culturale.
La nostalgia che avremo di noi è il suo primo romanzo.

A cura di Barbara Aversa 

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