La nuova manomissione




delle parole


Recensione di Marina Toniolo


Autore: Gianrico Carofiglio

Editore: Feltrinelli

Genere: narrativa, saggio

Pagine: 160

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. Le parole, nel loro uso pubblico e privato, sono spesso sfigurate, a volte in modo doloso, altre volte per inconsapevolezza. Un insostituibile libro politico che segnala le ferite del nostro linguaggio, ma indica anche le strade possibili della sua liberazione. Rosa Luxemburg diceva che chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario. In un’epoca come la nostra, quando la democrazia vacilla e la sfera pubblica deve contenere i canali labirintici dei social, l’uso delle parole può produrre trasformazioni drastiche della realtà. Attraverso il linguaggio si esercita il potere della manipolazione e della mistificazione. Perciò le parole devono tornare a aderire alle cose. Manomissione, certo, significa danneggiamento. Ma nel diritto romano indicava la liberazione degli schiavi. Questo libro si misura con tale ambivalenza: del nostro linguaggio indica le deformazioni, ma anche la possibilità delle parole di ritrovare il loro significato autentico.

RECENSIONE


Saggio come gioco è questo lo scopo di Carofiglio nel presentarci questa chicca. Non ha alcuna pretesa come appunto afferma l’autore ma tanto semplice è questo gioco tanto più importante è scriverlo e, soprattutto, leggerlo. E rileggerlo fino quasi mandarlo a memoria.

La manomissione è ristrutturazione della lingua italiana. Così varia e complessa come solo una lingua latina può essere. Lingua che deriva direttamente dall’arte oratoria greca e latina, con significati diversi, profondi, antichi e attuali. Carofiglio prende solo alcune semplici parole di uso comune, con un filo logico, etico e morale: sono parole elementari che appartengono al linguaggio comune. Parole primarie, spesso gravemente svuotate. Il tentativo è dunque quello di riempirle, restituire loro vita, renderle, secondo l’espressione del filoso francese Brice Parain, ‘pistole cariche’. Partiremo da ‘vergogna’, procedendo attraverso ‘giustizia’, ‘ribellione’, ‘bellezza, per arrivare infine alla parola –all’idea- che esprime la più umana, pericolosa, nobile ed eroica fra le dimensioni umane: ‘scelta’.

Attraverso la spiegazione di testi derivanti da scrittori, cantanti, filosofi, storici e politici ci inoltriamo in questo meraviglioso mondo che compone la società civile come noi la conosciamo o la vorremmo intendere. Sono semplici parole che vengono travisate, manipolate ad uso e consumo di populisti che tutto fanno fuorché gli interessi della collettività. Trovo importantissimo oggigiorno che si possa avere la conoscenza e il coraggio di leggere criticamente e di sapere l’esatto significato esatto delle parole usate.

Una civiltà evoluta, un governo veramente dei cittadini dovrebbe usare parole chiare e coerenti, parole che rispecchiano gli ideali di tutti e che possano sovvertire l’ordine prestabilito quando necessario. Infatti, il massimo esempio di democrazia è la possibilità di usare il “no”. Una persona cosciente ha più punti di domanda che punti esclamativi o punti nei periodi che usa. Così come è interessante notare l’uso sempre minore di congiuntivi e condizionali: modi verbali che esprimono dubbio, incertezza, possibilità. L’uso costante dell’indicativo non lascia spazio all’ipotesi: pensiamoci bene.

Leggere questo testo mi ha fatto rimpiangere di non aver potuto studiare il latino e di saperlo interpretare; così come penso che dovrebbe essere adottata in ogni scuola l’arte della retorica. Solo un uso profondamente consapevole della lingua eleva l’uomo e lo rende abile alla società e alla partecipazione della vita pubblica e sociale.

C’è una canzone che mi è entrata in testa (merito di una sorella figlia del ’68): Libertà di Giorgio Gaber:

Voglio essere libero, libero come un uomo
Vorrei essere libero come un uomo

Come un uomo appena nato
Che ha di fronte solamente la natura
Che cammina dentro un bosco
Con la gioia di inseguire un’avventura

Sempre libero e vitale
Fa l’amore come fosse un animale
Incosciente come un uomo
Compiaciuto della propria libertà

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
E che trova questo spazio
Solamente nella sua democrazia

Che ha il diritto di votare
E che passa la sua vita a delegare
E nel farsi comandare
Ha trovato la sua nuova libertà

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche avere un’opinione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo

Come l’uomo più evoluto
Che si innalza con la propria intelligenza
E che sfida la natura

Con la forza incontrastata della scienza
Con addosso l’entusiasmo
Di spaziare senza limiti nel cosmo
E convinto che la forza del pensiero
Sia la sola libertà

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche un gesto o un’invenzione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

Lettura consigliata per ampliare la propria visione del mondo, per approfondire, per porsi ulteriori e innumerevoli punti di domanda.

A cura di Marina Toniolo

https://ilprologomarina.blogspot.com/

Gianrico Carofiglio


(Bari30 maggio 1961) è uno scrittore, ex magistrato ed ex politico italiano. Esordisce nella narrativa nel 2002 con Testimone inconsapevole (Premio del Giovedì “Marisa Rusconi”, Premio Rhegium Julii, Premio Città di Cuneo, Premio Città di Chiavari), creando il personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri, protagonista dei romanzi Ad occhi chiusi (2003, Premio Lido di Camaiore, Premio delle Biblioteche di Roma e “Miglior noir internazionale dell’anno 2007” in Germania secondo una giuria di librai e giornalisti), Ragionevoli dubbi (2006, Premio Fregene e Premio Viadana 2007, Premio Tropea 2008), Le perfezioni provvisorie (2010, Premio Selezione Campiello), La regola dell’equilibrio (2014) e La misura del tempo (2019, finalista Premio Strega 2020).

 

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