La regola di Santa Croce




Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore:  Gabriella Genisi

Editore: Rizzoli

Collana: Nero Rizzoli

Anno edizione: 2021

Pagine: 248 p., Brossura

Sinossi. Nascosto tra le pietre del Salento, un mistero per il maresciallo Chicca Lopez. Sulla facciata di Santa Croce, gioiello del barocco leccese, tra putti, fregi e allegorie qualcuno ha inciso una scritta. Non può sfuggire agli occhi attenti di Chicca Lopez, la carabiniera salentina che dalla prima linea del nucleo operativo è stata relegata alla tutela dei Beni Culturali e del Paesaggio. Giubbotto di pelle e coda di cavallo, il carattere testardo e focoso della marescialla non è ben visto, soprattutto dai suoi superiori. È un nome, quello ricomparso sulla facciata della chiesa, che riporta indietro nel tempo: Eva. Salento, anni Ottanta. Era un’estate maestosa, il mare scintillava di un blu incontaminato quando tre ragazzi si legarono per sempre con un patto di sangue. Due amici di una vita e lei, una ragazzina biondissima dallo sguardo selvatico. Ma in uno di quei pomeriggi di caldo e di cicale, Eva è sparita senza lasciare traccia. Chicca Lopez si ritrova faccia a faccia con quei segreti seppelliti nel passato. Ha intenzione di andare fino in fondo per trovare la verità e non lasciare che Eva diventi una delle tante donne svanite nel nulla, troppo spesso uccise in nome di un crimine chiamato erroneamente amore. Con una scrittura avvolgente come i venti del Sud, Gabriella Genisi scava nella memoria indelebile di una terra sospesa tra Oriente e Occidente e svela le passioni feroci che si nascondono nell’amicizia più sincera e nelle promesse d’amore.

Recensione. Ci sono circostanze che restituiscono, in tutta la loro evidenza, la misura delle cose.

La regola di Santa Croce è, in un certo qual modo, una di queste.

Ritrovare, infatti, Francesca (Chicca) Lopez, una bimbetta con i pugni sempre serrati, nella fase in cui abbiamo pieni gli occhi e il cuore di Lolita Lobosco, calamitati dall’ottima fiction appena andata in onda su Rai 1, permette di comprendere in maniera dirompente e cristallina quanto sia grande, stratificato, in continua evoluzione, il talento di Gabriella Genisi.

Innanzitutto, perché Chicca Lopez era già attesissima alla sua seconda prova, essendo entrata subito nell’immaginario e nell’empatia dei lettori.

Particolarmente,  perché Genisi ha strutturato due protagoniste entrambe meravigliose, e ancora più meravigliose nel loro essere agli antipodi l’una dall’altra.

Sublimemente, perché l’autrice ha preso il largo con il suo talento, modulando con eccellenza e naturalezza, voce, toni, dimensione e colori, dando a ciascuna la propria peculiare personalità, in maniera fluida, coerente, realistica.

E proprio al concetto di realismo vorrei agganciarmi, con un paragone che non è emulativo ma che vuole abbracciare.

Leggendo La regola di Santa Croce, mi sono più volte ritrovata a pensare che Gabriella abbia in comune con un certo Garcia Márquez, molto, ben molto di più del nome di battesimo.

Il realismo magico, e penso ad esempio a “Dell’amore e di altri demoni”, di cui Gabo è stato voce potentissima ed indimenticabile, scorre nelle vene di Genisi in maniera differente,ma altrettanto evocativa e forte, e si fa abbacinante ed ammaliante nel suo descrivere un Salento primum e visceralis.

Lei forse crede che il Salento sia quello di oggi? Il mare, il turismo, ciceri e tria, la notte della Taranta e le altre fesserie? Si sbaglia di grosso! Questa terra è fatta di sangue, di sudore e di rabbia. Rabbia di rivalsa dei servi contro i padroni, all’inizio. Dopo è accaduto qualcosa, ci siamo ubriacati di soldi e di potere.”

Emerge, infatti, in tutta la sua pienezza, la caratura di un’Autrice sensibile e indomita, che sa rendere con grazia il sangue, la passione, le tematiche più forti e difficili da affrontare

“(…) scesi dalla mia cavallina bianca con fronte stellata, briglie d’oro e staffe d’argento e mi misi spalla a spalla con il mio avversario.”

“Cosa ne avete fatto?”

“Ne ho fatto sangue.”

e ci consegna una storia che è intrisa di realtà, di leggenda, di amore e di morte, una storia di ieri, non a caso il Maresciallo Chicca Lopez affronta un cosiddetto caso freddo, che è però il nostro oggi, essendo radicata nel presente, così come lo è la protagonista.

Chicca.

Una giovane, minuta, meravigliosa donna, figlia di questi nostri tempi.

Una donna che, ancora, trascina con sé parte del suo passato, ma che sta sbocciando, reagendo alle frizioni e alle fratture che costellano questo dato momento della sua vita.

Cambiamenti lavorativi, affettivi, un maggiore contatto con sestessa e le proprie fragilità, una determinazione coriacea ma non ottusa, ci innamorano di lei, e questa volta perdutamente.

Basterebbe tanto a rendere “La regola di Santa Croce un romanzo non da leggere, no.

Letteralmente da divorare.

Ma c’è di più, perché rincorriamo le pagine ebbri di senso del vero e famelici di scoprire vittime (l’alone di mistero,qui, non è solo sull’identità dell’assassino attenzione) e carnefici, modi, maniere, figli e affiliazioni, corone unite e regine decadute.

E ritroviamo una regina sempre più fulgida.

Una penna, il suo scettro.

 

 

Gabriella Genisi


Gabriella Genisi è nata nel 1965. Ha scritto numerosi libri e ha inventato il personaggio del commissario Lolita Lobosco, la poliziotta più sexy del Mediterraneo, protagonista di alcuni romanzi pubblicati da Sonzogno: La circonferenza delle arance (2010), Giallo ciliegia (2011), Uva noir (2012), Gioco pericoloso (2014), Spaghetti all’assassina (2015), Mare nero (2016) e Dopo tanta nebbia (2017). Ha inoltre scritto: La teoria di Camila. Una nuova geografia familiare (Perrone, 2018) e Pizzica amara (Rizzoli, 2019).

 

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