La sposa del vento




Scilla Bonfiglioli


DETTAGLI:

Editore: Fazi

Genere: biografia

Pagine: 375

Anno edizione: 2024

Sinossi. Nella Vienna d’inizio Novecento, il giovane e solitario Oskar Kokoschka trasforma i suoi demoni in opere d’arte, suscitando sdegno e grande scandalo. Grazie all’aiuto del Maestro Klimt, l’artista riesce pian piano ad affermarsi frequentando i circoli intellettuali più prestigiosi e facendosi notare per l’eccezionalità del suo lavoro. Le visioni mostruose e inquietanti che lo tormentano ogni notte, tuttavia, non gli danno tregua, almeno fino all’incontro con la bellissima Alma Mahler, magnetica musa di numerosi artisti, da poco rimasta vedova del celebre musicista. Il sentimento che travolge Oskar lo libera momentaneamente dai demoni che lo perseguitano e lo porta a vivere il periodo più fortunato della sua carriera, in cui produrrà capolavori indimenticabili come La sposa del vento, dipinto immaginifico ispirato al suo amore per Alma. Quando però la donna decide di lasciarlo e l’Europa è sconvolta dall’incubo della guerra, Oskar precipita di nuovo nell’abisso e, in preda al delirio, si fa costruire una bambola con le fattezze dell’amata, che paradossalmente lo aiuterà a dimenticarla.

 Recensione di Claudia Cocuzza


Gli artisti guardano il mondo con occhi diversi rispetto alla gente comune: quante volte abbiamo sentito questa frase?

Oskar Kokoschka non ha semplicemente una sensibilità spiccata, altrimenti non sarebbe il genio che conosciamo; lui ha un Occhio che gli permette di vedere oltre la superficie delle cose, di viaggiare attraverso il tempo, di leggere dentro l’anima.

È sempre stato diverso, sin da bambino, e lui ne conosce bene il motivo: è nato dal fuoco, come sua madre, e il fuoco gli ha fatto questo dono.

Crescendo, però, Oskar si rende conto che questo suo Occhio ha origini più complesse: è nato dal fuoco, sì, ma questa sua dote deriva dal patto che ha stretto con un demone.
Lilith, la sposa del vento.

Lilith si ciba di lui, pretende continui sacrifici, alimentando in cambio il suo genio.

Lilith è il suo Occhio; il suo terrore e la sua musa.

La sua condanna.

La presa di Lilith su Oskar – o l’ossessione di Oskar per Lilith – sembra allentarsi quando lui si innamora di Alma Mahler.

La loro è una storia d’amore totalizzante, ma è destinata a finire: Alma ama Oskar ma i suoi incubi rischiano di trascinare in fondo a un buco nero anche lei.

Oskar ne è distrutto e allora cosa fa? Si fa costruire una bambola con le sembianze di Alma, ma sa che non è Alma: lei è Lilith.

L’anno che trascorre insieme a lei sarà la terapia che lo aiuterà a guarire. Forse.

E il lettore? Qual è l’impatto di questa storia su chi legge?

Vi dico l’effetto che ha avuto su di me: entrare nella mente di Kokoschka fa male.

Leggere questo romanzo, che ne è la biografia e insieme tributo all’uomo e all’artista, al genio e alla fragilità umane, fa male.

Scilla Bonfiglioli ci trascina dentro la storia e noi siamo lì, con Oskar; spalanchiamo gli occhi nel buio quando sentiamo Lilith raschiare contro la testata del letto o precipitare dal soffitto per schiacciargli il petto. Ci manca il respiro, e dobbiamo ricordarci che noi non siamo lui. Respiriamo, e andiamo avanti; perché vogliamo sapere, vogliamo che Oskar si liberi della sua ossessione ma, nello stesso tempo, temiamo che perda il suo dono. E questo farebbe ancora più male.

I momenti in cui non guardiamo attraverso gli occhi di Oskar sono pochi; tre scene in cui siamo nel punto di vista di Alma e una in quello della figlia di lei, Anne Justine. Perché lo dico? Perché in questi momenti la tensione si allenta ed è giusto così: l’elastico che si tende troppo rischia di rompersi.

La sposa del vento ha più punti di forza:

la forza del suo protagonista, un personaggio storicamente così straordinario che farne l’eroe di un romanzo è una conseguenza naturale; la forza della collocazione storica e geografica, ossia il ventennio a cavallo della Grande Guerra, raccontato tra prevalentemente tra Austria e Germania, denso di fermento culturale e di personaggi che sono diventati iconici nei loro campi (Freud, Klimt, Adolf Loos, Alma Mahler);

la forza dell’arte, che Scilla, con grande competenza, rende protagonista tra i protagonisti; la potenza della scrittura dell’autrice, a cui va riconosciuto il merito di non essersi lasciata sopraffare dal personaggio e di aver reso, con eleganza e precisione, le atmosfere dell’epoca e le passioni del protagonista, senza mai scivolare nel grottesco o nella pietà: il dolore dell’artista viene ammantato di un aura di dignità laddove sarebbe stato facile bollarlo come frutto di una mente malata.

Di Kokoschka rimane l’immagine dell’uomo e dell’artista, immenso nelle sue fragilità.

Nessun artista è libero dai demoni. L’unica cosa che possiamo fare per sopravvivere è cercare di stabilire con essi il miglior rapporto possibile.”

Non so se davvero il Maestro abbia mai pronunciato questa frase, ma non dubito che l’insegnamento che avrebbe voluto lasciarci è questo.

Io lo ringrazio e ringrazio l’autrice per averlo riportato in vita.

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Scilla Bonfiglioli


nasce e vive a Bologna. Autrice insieme a Franco Forte del romanzo La bambina e il nazista edito da Mondadori (2020) e del terzo volume della serie dei Sette Re di Roma, Tullo Ostilio: il lupo di Roma – il terzo re ancora per Mondadori (2021), vince il premio Altieri con il romanzo Nero&Zagara – Fuoco su Baghdad (2019), il premio Gran Giallo Città di Cattolica con il racconto Non si uccidono i dodi (2018) e il premio Segretissimo con Un’ombra sulla luna (2017). Ha pubblicato racconti in diverse antologie (Mondadori, Delos Books, Mosca Bianca, Alter Ego), collane (Segretissimo Mondadori, Giallo Mondadori, Delos Digital) e sulle riviste Writers Magazine e Robot.

A cura di Claudia Cocuzza  

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