La terapeuta




Recensione di Laura Salvasori


Autore: Helene Flood

Editore: Mondadori

Traduzione: Stefano Massaron

Genere: thriller psicologico

Pagine: 355

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Sara, psicologa trentenne, gestisce uno studio privato per giovani problematici nella nuova grande casa che sta ristrutturando insieme al marito Sigurd, ambizioso architetto sempre oberato di lavoro. Un giorno, dopo aver lasciato un messaggio telefonico alla moglie in cui dice di aver raggiunto un paio di amici per una breve vacanza, Sigurd scompare nel nulla. Gli amici confermano che lo stavano aspettando ma che non è mai arrivato a destinazione. Dov’è finito? Perché ha mentito? Sara non ha idea di cosa sia successo e, mentre le ore passano, la rabbia comincia a trasformarsi in paura. Quando la polizia inizia finalmente a interessarsi alla scomparsa, la donna diventa uno dei principali sospettati perché ha cancellato definitivamente e troppo in fretta il messaggio vocale del marito. Sara si ritrova dunque sola nella casa da sogno rimasta incompiuta, dove ogni stanza diventa sempre meno ospitale e sempre più inquietante, anche lo studio dove riceve i pazienti. Ma è sola davvero? Non riesce infatti a scrollarsi di dosso la sensazione di essere osservata, è convinta che gli oggetti spariscano e ricompaiano misteriosamente e di sentire dei passi in soffitta durante la notte. È davvero così o è lei che sta perdendo lucidità? Mentre verità terribili vengono alla luce, Sara trova sempre più difficile gestire la propria vita e i propri pensieri. Può fidarsi della sua memoria? Riuscirà lei, esperta nell’interpretare le emozioni e le intenzioni degli altri, a guardare davvero dentro se stessa? E dove può considerarsi veramente al sicuro? Con La terapeuta, Helene Flood si afferma come un sorprendente talento letterario offrendo ai lettori un thriller psicologico coinvolgente e ricco di suspense e colpi di scena inaspettati.

Recensione

E’ sorprendente come un romanzo possa lasciarti dentro così tante sensazioni.

Per apprezzare fino in fondo questo libro è necessario dargli il tempo che chiede. Se si è pazienti e si è in grado di ascoltare ciò che Sara, la protagonista, ci dice, otterremo, a conti fatti, grande soddisfazione da questo romanzo dai toni malinconici e pacati.

La narrazione, in prima persona, è lenta ed introspettiva. E’ lontana dalla necessità di stupirci, come anche dalla pretesa di tenerci con il fiato sospeso. L’autrice dà ampio spazio ai pensieri della protagonista, che apre la sua interiorità al lettore senza alcuna riserva. Lo spazio narrativo occupa poco più di una settimana di tempo ma propone frequenti incursioni nel passato di Sara, piccoli spaccati di ricordi che ci aiutano a capire i suoi trascorsi, la sua vita, le sue scelte.

Sara è giovane. La sua vita è ai nastri di partenza e tutto sembra andare per il meglio. E’ sposata con un uomo che ama, ha il lavoro che ha sempre desiderato. Tutto sembra andare per il meglio, nella grande casa che la coppia ha ereditato. La casa che Sara e Sigurd ristruttureranno per dargli nuovo splendore.

Ma anche le cose più belle a volte mostrano delle crepe. E infatti, piano piano, quasi in modo impercettibile, il mondo di Sara si sgretola. Ciò che pare brillare, in realtà è un opaco riflesso. E la tristezza, l’inadeguatezza, le lacrime si mostrano da lontano. E poi si avvicinano, inesorabili.

Sara, la brillante terapeuta, in realtà non è che una facciata dietro la quale cova la solitudine.

Gli ingranaggi della vita si fanno sempre più stringenti, a stritolare Sigurd nella spirale del lavoro e a costringere Sara nella prigione della depressione. La vita porta entrambi  a doversi confrontare con la realtà, così diversa dalle aspettative, e con le prime cocenti delusioni.

Pagina dopo pagina il vero volto di Sara esce allo scoperto, ovviamente incalzato, stravolto, segnato, dalla scomparsa di Sigurd.

Leggendo saremo coinvolti nel giallo di questa sparizione, in un’indagine che pare non fare alcun progresso. Ma saremo coinvolti anche nella personale battaglia di Sara con i suoi demoni.

I demoni di una infanzia segnata dalla morte della madre. I demoni che quotidianamente assediano il rapporto con Sigurd, già dilaniato dalle difficoltà quotidiane. Quegli stessi demoni che quotidianamente indorano una pillola che si fa sempre più amara, allo scopo di nasconderle delle verità scomode.

Non c’è certamente bisogno di colpi di scena per rendere un romanzo incalzante. Con la sua scrittura pacata e per certi versi anche piatta, esclusivamente votata allo studio psicologico delle sensazioni, dei ricordi e degli intimi pensieri della protagonista, Helen Flood riesce nel miracolo di tenerci incollati alle sue pagine.

Difficile intuire la costruzione che la Flood orchestra. Il finale non si può davvero immaginare. Eppure ogni cosa avrà la sua giustificazione. Tutto sarà chiaro e sorprendente. Come ci saranno chiari gli inganni che la nostra mente ci propina ogni giorno, per proteggerci, per farci credere alla risposta che sembra più ovvia e scartare invece gli indizi che potrebbero mettere in dubbio le nostre convinzioni.

E’ proprio nelle ultime pagine che ho apprezzato fino in fondo il magistrale lavoro dell’autrice. Le sue arguzie, le sue riflessioni sulla necessità, che a volte capita, di tacere o di sorvolare su alcune questioni. Tacere per continuare ad amare e a essere amati. Sopprimere per evitare il dolore, per correggere qualcosa che cresce distorto, anche a costo della morte.

Vivere fino in fondo. Credere in se stessi. Non avere paura di spingere gli occhi fino all’orizzonte, anche se la vista che cogliamo delude le aspettative.

Insomma, a conti fatti Helen Flood fa un gran bel lavoro con questo suo romanzo, che parte in sordina e finisce con tutti gli onori. Un buon thriller psicologico, ma anche un apprezzabile lavoro sui personaggi, scandagliati fino in fondo alla loro anima.

Una lettura per certi versi illuminante ed anche generosa, per gli spunti di riflessione che lascia al lettore.

 

 

Helene Flood


Helene Flood, psicologa, vive a Oslo con il marito e due figli. La terapeuta, il suo primo romanzo, è stato venduto in ben ventitré paesi ancor prima della pubblicazione in Norvegia ed è stato nominato per il Norwegian Booksellers’ Prize nel 2019.

 

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