La valle dei banditi




Recensione di Barbara Berto


Autore: Giorgio Scerbanenco

Editore: La Nave di Teseo Editore

Genere: Thriller

Pagine: 126

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Forte Rand è un paese nato in mezzo al deserto, in un’oasi di terra fertile, fondato da sei famiglie legate dal culto per un Messia del deserto, dove vige un regime di piena condivisione in cui tutti sono chiamati a collaborare e ad aiutarsi. Con altrettanta meticolosità, gli abitanti di Forte Rand sono capaci di vendetta. Quando scompare la moglie di Anthony Ross, l’uomo, seppur assolto dalle indagini, viene considerato colpevole di omicidio dai suoi concittadini e gli viene intimato di andarsene a costo della sua stessa vita. Terrorizzato, a Ross non rimane altra scelta che abbandonare il paese. Molti anni dopo, alla sua morte, il figlio Raffe decide di tornare a Forte Rand e affrontare l’ostilità dei locali. Per difendersi dalle minacce ormai sempre più pericolose, si rivolge al mite investigatore Arthur Jelling, che si troverà solo contro tutti per scoprire le verità nascoste nella valle dei banditi.

Non so che possono fare” ribatté Jelling. “Sono tutti sorvegliati, ogni loro gesto è spiato dai miei agenti.” Chinco sorrise, da più giorni non si radeva, aveva le guance coperte da una fitta barba grigia che anziché invecchiarlo lo ringiovaniva. “Non basta, quando tutto un paese è contro un uomo, non basta.”

RECENSIONE


Ultimamente vanno molto di moda le serie, non solo quelle televisive, che spopolano tra i teenagers, ma anche quelle letterarie: commissario Montalbano, vicequestore Schiavone, avvocato Guerrieri… questi sono quelli che conosco io… chissà quanti altri non ho ancora incontrato.

Le serie sono differenti dalle saghe, perchè ciascun episodio è una lettura a sé stante, sebbene i personaggi siano sempre gli stessi e crescano pure, con il passare del tempo e con lo scorrere delle nuove avventure.

Personalmente trovo che letture di questo tipo offrano un tipo di viaggio differente dal romanzo classico che inizia e finisce, in cui devo entrare, ambientarmi, fare amicizia con la scrittura, scoprire e conoscere i personaggi, i luoghi, i legami, le storie e i collegamenti, e poi alla fine saluti e baci.

Nelle serie, a parte il primo, tutto questo si salta: inizio a leggere e mi sento già a casa, al caldo,  con l’emozione di reincontrare vecchi amici, o nemici certo, ma la comfort zone è davvero a un passo.

Sono le mie letture salvagente le serie, quando non mi sento pronta per un viaggio impegnativo, ma nemmeno voglio restare sul divano a poltrire.

Non avevo mai letto Scerbanenco prima d’ora, lo sentivo nominare, ma mai mi era capitato tra le mani un suo libro, mai avevo sentito una chiamata o mi era arrivato con un consiglio. Avevo colto che anche lui avesse dato vita ad un personaggio interessante, a una serie che probabilmente sarebbe proseguita se l’autore avesse avuto vita. Tuttavia questo nome così originale mi intrigava e lo tenevo lì, sulla soglia del mio interesse.

E così è arrivato il momento de La valle dei banditi, uno dei cinque romanzi con Arthur Jelling, iniziare dall’ultimo dovrà avere pure un suo senso.

Devo dire che è stato un bell’incontro quello con Arthur Jelling, ed è stato un bell’incontro anche quello con la scrittura di questo autore, scrittura che scivola via lieve, e che mi ha teletrasportata, senza grandi scossoni e adattamenti, prima nello studio di Jelling e poi nell’oasi di Fort Rand, circondata da un deserto sabbioso, ventoso, che sembra ottundere i sensi. Sembra però, perchè in realtà la storia mi ha obbligata a stare tutto il tempo con le antenne drizzate.

Questa lettura sin dall’inizio fa stare con l’ingiustizia. Un’ingiustizia che preme forte e che pesa, fa sentire quasi indignati, e che per tutto il racconto è sostenuta da un muro di gomma resistente a qualsiasi urto.

Non si sta comodi nell’ingiustizia, specie se motivata dal pregiudizio e dal senso di incomunicabilità. Questo sentire, collegato a diversi personaggi, mi ha tenuta agganciata in un ribollire di fastidio e di desiderio di riscossa. Il numero di pagine ridotto mi ha permesso di leggerlo quasi in un sorso solo.

A fare da contralto a tutto questo ecco però il protagonista: se dovessi definire Arthur Jelling direi che è un personaggio paziente. Si muove su questo muro di gomma con la pazienza del ragno, che tesse la sua tela con la necessaria calma.

Ecco, la pazienza è la cosa che mi porto via da questa lettura. La potenza e il potere della pazienza, della timidezza, dell’imbarazzo che fa arrossire il volto, ma non per questo ha meno forza ed efficacia.


A cura di Barbara Berto

www.instagram.com/gattaclarissa

Giorgio Scerbanenco


Nato a Kiev (1911-1969), cresce a Roma, ma ancora adolescente si stabilisce a Milano. Negli anni ’30 approda nell’editoria come collaboratore alla Rizzoli e in seguito come caporedattore dei periodici Mondadori, per tornare in Rizzoli nel dopoguerra come direttore dei periodici femminili. Collabora con i maggiori quotidiani e riviste dell’epoca, tra cui il “Corriere della Sera”, “La Gazzetta del popolo”, “il Resto del Carlino” e “Novella”. Scrittore prolifico, ha sperimentato tutti i generi della narrativa ed è riconosciuto come uno dei maestri del giallo italiano, consacrato dal successo della serie di romanzi con protagonista Duca Lamberti e dall’assegnazione del Grand Prix de littérature policière nel 1968. Tra i suoi libri ricordiamo Venere privata, Traditori di tutti, Milano calibro 9, I milanesi ammazzano al sabato, Ladro contro assassino. Tutta la sua opera è in corso di pubblicazione presso La nave di Teseo.

 

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