La verità è nel principio





Recensione di Loredana Cescutti


Autore: Carla de Bernardi

Editore: Frilli

Genere: Noir

Pagine: 288 p., R

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. Vigilio Moretti, in seguito all’indagine sull’omicidio del potente penalista Umberto Landriani, un caso controverso che ha coinvolto la sua coscienza e che vedrà una clamorosa svolta in questo secondo episodio, ha dato le dimissioni da commissario di San Siro. Nato a Montisola, sul lago d’Iseo (Moretti è un tipico cognome locale e Vigilio è il nome del patrono), appena può corre a Carzano nella casetta sull’acqua che è il suo buen retiro. Sua moglie, madre dei suoi tre figli, di cui uno scomparso poco dopo la nascita, è Anita Martinengo, discendente di un ramo secondario di nobili bresciani. Donna colta, amante dell’arte e della musica, ha rinunciato per lui a una carriera di pianista. Moretti è ancora troppo giovane per andare in pensione e decide di aprire, con Anita, un’agenzia che, in omaggio al famoso detective, chiama Agenzia Investigativa Nero Wolfe. Durante un viaggio in treno incontra Anna Livia Milesi, una madre che ha perso il figlio, morto durante una gita scolastica. L’incidente è stato archiviato in modo frettoloso e superficiale come suicidio, ma la donna non ha mai creduto a questa versione. Troppi misteri, troppe omissioni, troppe menzogne. Moretti, spinto da immediata simpatia, e convinto che ci sia molto da svelare, promette di fare il possibile per far riaprire il caso. Durante lo svolgimento delle ricerche – complicate dalla morte di due testimoni chiave – scopre i segreti del liceo dove studiava la vittima e si imbatte in centri di potere legati al Vaticano e alla massoneria. I coniugi Moretti e Livia Milesi, affiancati dall’ex bidello della scuola dove studiava la vittima, svolgono le loro indagini tra Milano – della quale vengono descritti luoghi di particolare interesse come il Cimitero Monumentale – Montepiatto, amena località a picco sul lago di Como, Parigi, il lago d’Iseo e Portofino. La verità verrà svelata grazie al Principio di Locard e i Moretti potranno finalmente realizzare il loro sogno di andare a piedi da Bari a Matera… “Devo rammentarti io il Principio di Locard? Esamina la sequenza. Nell’ultima foto fuori dalla chiesa, nel cortile verso la valle, c’è un altare di sassi con molte crepe e irregolarità, circondato in parte da un gradino su cui ci si può sedere. Lì è successo qualcosa…”

“… noi ci chiameremo Agenzia Investigativa Nero Wolfe perché lui è un simpaticone e un bon viveur, amante della cucina, ribelle alle buone maniere e burbero, non uno sciupafemmine ombroso autodistruttivo come Marlowe.”

Recensione

Sono passati un po’ di giorni e le pagine di tanti altri libri, ma quando ripenso al romanzo di Carla De Bernardi, la prima cosa che mi ritorna alla mente è il piacere con il quale ho affrontato la lettura de “La verità è nel mio principio.

Il tema è ostico e indigesto, non posso negarlo, ma i suoi personaggi, sono stati tratteggiati con cura e amore e i luoghi qui presenti, catturati e riproposti in modo onesto e realistico come attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica.

Colori, crepe, sensazioni, tutto qui dentro assume corpo, assume forma e sostanza e al termine, ti lascia una profonda sensazione di appagamento in seguito alla quale, chiudere l’ultima pagina, dopo aver letto la fine, ti porta ad una percezione di abbandono nei confronti di ciò che si è rivelato una vera soddisfazione.

Virgilio Moretti ti colpisce da subito per l’integrità che lo accompagna, anche davanti a scelte dolorose che hanno finito per mettere a repentaglio ben più della sua carriera.

Io non penso che la vita sia una crociata integralista durante la quale restare abbarbicati a certezze incrollabili come la verità ad ogni costo. A tutti accade di mentire e non per questo si è malvagi. La differenza, a mio parere, è se lo si fa per danneggiare e imbrogliare gli altri, per averne un indebito vantaggio, per disonestà o invece perché hai valutato ogni altra possibilità e ti sei trovato davanti ad una scelta dolorosa ma obbligata.”

Forte, però, di una consorte che è la sua ancora, il suo più fedelesostegno, la moglie Anita, oltre ai due figli che sono ormai ad un passo dallo spiccare il volo, quest’uomo non cede alla vita e invece ne intravvede al suo interno, fra le insidie che si troverà davanti, uno spiraglio per ricominciare.

C’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce.”(Leonard Cohen)

La scrittura ti conquista, come dicevo, e il merito è sicuramente dell’autrice che attorno a questi personaggi, è riuscita a creare un senso di familiarità che li rende unici, genuini, arricchenti. La condivisione di ogni esperienza, di ogni momento, di ogni decisione che riguarda la famiglia ti danno la possibilità di percepire un calore che si sprigiona fra le pagine, attraverso memorie, racconti e decisioni, perché anche quelle è giusto che siano condivise, quando si è tutti dalla stessa parte.

Il tema della comunicazione, da questo libro esce in modo dirompente e lo fa in forme diverse.

È più esplicito quando saranno Virgilio e i “suoi” ad affrontare temi legati alle scelte da intraprendere per il bene della famiglia ma, ci sarà anche l’altro tema, quello legato alla non comunicazione per timore, per paura, legato alla convinzione che il raccontare potrebbe portare troppo dolore a chi ci sta vicino.

Di conseguenza il silenzio, il trattenere, il tentativo di digerire e arrangiarsi, fino a struggersi e a soffrirne in modo indicibile.

Senza intravvedere una via d’uscita.

Avvertendo un forte senso di impotenza.

Con la percezione di sentirsi, se pur per scelta, soli.

Ed è proprio da qui, di fronte a questa ultima opzione, che l’intera storia assumerà le sembianze di un incubo, che a mano a mano che la vera verità si farà intravvedere, da un lato porterà il doloreumano più indescrivibile che ci possa essere per un genitore ma dall’altra, accompagnerà una ventata di accettazione e pace nell’essere riusciti a mettere un punto, che per ogni personaappare vitale.

Non ci sarà il sollievo ma, per lo meno, la chiarezza necessaria per poter mettere la parola fine in coda alla storia.

Come in un romanzo.

Anche se un romanzo non è paragonabile alla realtà.

Talvolta.

“… senza verità non può esserci fiducia…”

Complimenti all’autrice.

Buona lettura!

 

 

Carla De Bernardi


è nata ad Alessandria d’Egitto e ha trascorso l’infanzia a Parigi. Vive a Milano dal 1963 dove svolge l’attività di fotografa e scrittrice. Nel suo archivio sono presenti ritratti di personalità della cultura, musica, letteratura, teatro, cinema, imprenditoria etc. che ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Dal 1997 al 2007 ha ricoperto un incarico come top manager presso Terme e Grandi Alberghi di Sirmione spa. Ama viaggiare a piedi sulle antiche strade che attraversano l’Europa. Ha percorso la Via Francigena, il Cammino di Santiago, il Cammino Aragonese, il Cammino di Assisi, la Via Micaelica, il Cammino Materano ed è sempre in partenza per nuove mete. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra diari di viaggio, romanzi, mémoire, saggi e monografie sul Cimitero Monumentale. Suoi contributi sono presenti in volumi di autori vari e collabora con quotidiani e periodici. Ha una rubrica radiofonica settimanale su RPL – La tua radio e su Radioparenti. Ha fondato, e ne è presidente, l’Associazione Amici del Monumentale di Milano ed è socia fondatrice dell’Associazione Movimento Lento che promuove il viaggio a piedi e in bicicletta.

 

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