L’estate non perdona



immagine non disponibile

Recensione di Amanda Airola


Autore: Flavio Santi

Editore: Mondadori

Genere: giallo/thriller

Pagine: 235

Anno pubblicazione: 2017

 
 
 
 
 
 
 

Risulta un po’ difficile per me recensire questo libro, per il semplice motivo che ho scelto di dedicarmi alla sua lettura spinta dalla pura diffidenza. Dalla trama si intravedeva un libro ricco di avvenimenti, eppure di poco meno di 300 pagine. Mi chiedevo quindi come fosse possibile riuscire a mettere in una manciata di carta tutto quello che è necessario a rendere questo tipo di romanzi entusiasmanti. Mi sono resa conto di aver commesso un tragico errore fin dai primi capitoli!
L’autore ha un modo di scrivere che definire emozionante è riduttivo. In alcuni passaggi è quasi poetico. Un libro con un ritmo che va accelerando sempre più, creando la giusta suspense nel lettore. Perfino la scelta della lunghezza dei capitoli non può essere stata una coincidenza: creano immagini mentali magnifiche; le scene più adrenaliniche le ritroviamo in capitoli brevi, con frasi pulite, prive di inutili giri di parole, che aiutano ad evocare nella propria mente i toni drammatici di quei momenti. Si resta incollati ad ogni singola parola e purtroppo per la nostra vita sociale non si riesce a staccarsi dal romanzo fino alla fine!

Anche dopo averlo finito si sente la mancanza dei personaggi, soprattutto dell’ispettore Drago Furlan.

La storia è ricca e complessa. In una calda estate friulana il nostro ispettore Furlan spera di godersi finalmente una bella vacanza con la sua fidanzata Perla, finché un tragico omicidio non lo costringe a ritornare al suo dovere di poliziotto. In breve tempo i cadaveri diventano due e poi tre, e come se non bastasse il killer sembra aver preso di mira proprio il commissario! Ma cosa lega tra loro queste vittime, apparentemente così diverse? In un’ indagine inizialmente buia e contorta saranno i dettagli a portare l’ispettore sulla giusta pista, per un finale certamente non a corto di colpi di scena.
Questo romanzo non tratta solo di omicidio, ma l’autore ha scelto un terreno irto di complessità e più che attuale. Sarebbe stato facile cadere nel noioso o nella propaganda, ma Santi ha dato prova di grande professionalità e capacità narrativa. Anche se a tratti è ironico, dimostra di avere tatto e molto rispetto nei momenti che lo necessitano. E mai e poi mai cade nel tragico errore di giudicare ed etichettare fatti o persone.

A ogni cosa viene dato il giusto peso e non scade nell’ormai triste vizio della generalizzazione. Ogni personaggio serve a creare un perfetto equilibrio nello spaccato di società umana che l’autore ci racconta.
La bellezza di questo romanzo non è tutta nella storia, ma soprattutto nel modo in cui questa è narrata. Con un linguaggio a volte pungente e quasi comico, diventa impossibile non affezionarsi ai protagonisti. Nessuno di loro è una semplice e mera comparsa; ho adorato perfino la signora Vendramina, che è solo un lampo in tutto il libro.

Naturalmente è Drago Furlan il padrone della scena, un ispettore decisamente lontano da qualsiasi luogo comune; il classico uomo di campagna, uno di quegli uomini d’altri tempi, in cui la vita veniva vissuta senza inutili fronzoli. Un uomo il cui concetto di divertimento è un buon piatto consumato nell’osteria del suo amico Tarcisio, annaffiato da un buon bicchiere di vino.

Ho sempre vissuto in un paesino di campagna, ed è inutile dirvi quanto sia facile per me ritrovare l’aria di casa in tutto quello che fa l’ispettore; in alcuni suoi atteggiamenti e pensieri mi sembrava di rivedere mio padre.

Vi dico tutto questo per farvi capire che Drago è uno di noi, un uomo normale, uno che potrebbe tranquillamente essere il nostro amico d’infanzia.

Addio ai soliti tristi stereotipi del poliziotto perfetto, integerrimo con una vita esemplare. No, lui ama il calcio e il buon vino, si mette nei guai con Perla raccontando qualche piccola menzogna e, quando il caso lo richiede, inveisce anche un po’, ma giusto il necessario per rendere meglio la situazione!
Come dimenticare, poi, il povero vice Orfeo Moroder, non certo una cima e anzi, a volte, anche un po’ deriso dagli altri, ma sicuramente un’ottima spalla per un ispettore dal carattere burbero. Un carattere, quello dell’ispettore, che spesso finisce per scontrarsi con il PM Santoliquido, napoletano verace, che naturalmente non riesce sempre ad adattarsi a quella terra così diversa dalla sua.
In conclusione non mi resta che sperare in un rapido ritorno dell’Ispettore Furlan!!

 
 

 

Flavio Santi


Di origine friulana (di Colloredo di Monte Albano). Benché vincitore del concorso di ammissione alla Classe di Lettere e Filosofia della Scuola normale superiore di Pisa, ha studiato presso l’Almo Collegio Borromeo di Pavia, dove si è laureato in Filologia Medievale e Umanistica e ha poi conseguito il dottorato in Filologia moderna. Ha studiato anche a Ginevra sotto la guida di Guglielmo Gorni.
Come poeta la sua produzione è sia in lingua italiana sia in friulano. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Diario di bordo della rosa. Va infine segnalata la sua attività di docente universitario all’Università degli Studi dell’Insubria e di studioso. Ha collaborato a opere collettive come il Grande Dizionario della lingua italiana, l’Enciclopedia del Cinema Treccani, il Dizionario Biografico degli Italiani. Intensa è inoltre la sua collaborazione nel tempo con riviste accademiche come «Paragone» e «Nuovi Argomenti», e quotidiani come «Il Riformista».