Lontani parenti




Recensione di Marina Toniolo


 

Autore: Veit Heinichen

Traduzione: Monica Pesetti

Editore: E/O

Genere: Narrativa gialla

Pagine: 278

Anno di pubblicazione: 2022

 

 

Sinossi. Due uomini uccisi nel giro di poche ore, entrambi con una freccia tirata da una balestra professionale, ovviamente fanno pensare alla stessa mano. Ma quando gli omicidi vengono collegati ad altri avvenuti negli ultimi mesi in zone più o meno limitrofe, il caso si inserisce in un contesto politico e la prospettiva cambia. Con il progredire delle indagini, infatti, Proteo Laurenti e i suoi collaboratori capiscono che le cause della catena di delitti non devono essere ricercate tanto nel presente quanto nel passato, perché hanno avuto origine nella guerra, nell’occupazione tedesca dopo l’8 settembre, nella Risiera di San Sabba, nella Resistenza.

 

Recensione

“Le leggi di Mussolini avevano mirato a privare le minoranze della loro natura intrinseca: dalla sera alla mattina quelle lingue furono proibite, coloro che continuavano a parlarle per strada maltrattati. Dai tedeschi in Alto Adige ai francesi in Valle d’Aosta ai sardi. Perché attraverso la lingua si colpiscono le persone al cuore. Ai fascisti doveva essere mancato il coraggio di distruggere con lo stesso intento anche i templi greci in Sicilia e le testimonianze dell’antichità classica a Paestum”.

Il vicequestore Proteo Laurenti indaga sull’omicidio di due uomini avvenuto a poche ore di distanza uno dall’altro, in luoghi fortemente simbolici per la città di Trieste. Sono stati colpiti da una freccia scoccata da una balestra e tutto sembra ricondurre a una vendetta personale.

Bisogna cominciare a scavare nel passato delle vittime perché un po’ di luce cominci ad intravedersi: entrambe avevano legami con le vicende della Seconda Guerra, o erano fascisti o partigiani o socialisti che si macchiarono di crimini nei confronti della popolazione. Parallelamente Proteo deve fare i conti con la sua dimensione privata, una famiglia prevalentemente femminile dove la figlia più grande decide di sposarsi con un tedesco e Patrizia, l’altra figlia, scopre di essere incinta con il compagno imbarcato da mesi.

 

Heinichen utilizza questo romanzo giallo per portare alla luce vicende storiche quasi dimenticate dagli italiani, ma ben vivide nella mente dei triestini.

Elegge la sua città di adozione, Trieste, quale fulcro attorno al quale si snodano vicende sanguinose legate alla guerra di Resistenza.

Chi era nel giusto? Chi era il reale carnefice?

“Comincio ad avere l’impressione che i buoni non esistano. Italiani, tedeschi, austriaci, sloveni, serbi, croati, avevano tutti le mani sporche di sangue. E tutti hanno contato sull’oblio”.

Trieste è il luogo perfetto per porre l’accento sui problemi odierni della destra radicale politica e il nazionalsocialismo che sgomita per prendersi il potere. È una città cosmopolita da sempre, crocevia tra Oriente e Mediterraneo. Il suo porto è importante e di tutto vi transita, comprese armi ed esseri umani. Il vicequestore Laurenti, anche lui di adozione essendo salernitano, ha l’occhio limpido e scevro di pregiudizi. Osserva la realtà della comunità dove vive e la assapora così com’è. Dopotutto respira l’aria fresca del Carso e si protegge dagli attacchi della Bora e osserva che “questa città vive delle proprie abitudini e dei vizi del passato rifiutandosi di vedere il presente, il senso civico è solo una facciata”.

Un romanzo intenso che mescola sapientemente passato e presente perché come oggi anche ieri “nessuno è innocente. Anche tra i partigiani c’erano gli ideologi. C’erano i comunisti, cattolici, liberali, nazionalisti e internazionalisti. C’erano gli ingenui, i furbi, i profittatori e anche gli idealisti”.

La scrittura è fluida e particolareggiata, i protagonisti sono tutti molto ben tratteggiati; commovente la vicenda della novantenne Ada, stella sfolgorante di questo libro. Notevoli le ricette culinarie che sono riuscite a farmi venire l’acquolina.

 

A cura di Marina Toniolo

https://ilprologomarina.blogspot.com/

 

 

Veit Heinichen


Veit Heinichen (Villingen-Schwenningen, 26 marzo 1957) è uno scrittore tedesco.
Si è laureato in economia a Stoccarda, ottenendo una borsa di studi della Mercedes-Benz per la quale ha lavorato per un periodo nella sede della direzione generale. Ma nonostante la carriera avviata ha scelto di intraprendere un’altra strada, lavorando prima come libraio e ha poi collaborato con diversi editori internazionali a Zurigo, Francoforte e Berlino. Nel 1994 è stato cofondatore della casa editrice Berlin Verlag di Berlino (diverse volte premiata come Casa editrice dell’anno), di cui è stato direttore sino al 1999. Dal 1997 vive stabilmente a Trieste, dove è giunto per la prima volta nel 1980 e dove ha voluto ambientare i suoi romanzi, che sono dei best seller. A partire dal 2003 i suoi libri sono stati tradotti in italiano, olandese, francese, sloveno, greco, norvegese, spagnolo, polacco e ceco. I romanzi Gib jedem seinen eigenen Tod (A ciascuno la sua morte), Die Toten vom Karst (I morti del Carso), Tod auf der Warteliste (Morte in lista d’attesa), Der Tod wirft lange Schatten (Le lunghe ombre della morte) e Totentanz (Danza Macabra) sono già stati trasformati in una serie televisiva: Commissario Laurenti per la prima rete televisiva tedesca ARD. Il ruolo del commissario è interpretato dall’attore Henry Hübchen. Profondo conoscitore della sua terra d’adozione, Trieste e il Carso, ha scritto Trieste. La città dei venti (Triest. Stadt der Winde) insieme alla chef Ami Scabar, un libro di viaggio che è una storia delle meraviglie culinarie, culturali, artistiche e storiche della città.

 

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