L’opposto di me stessa




Recensione di Giulia Manna


Autore: Meg Mason

Traduzione: Chiara Ujka

Editore: HarperCollins Italia

Genere: romanzo

Pagine: 384

Anno di pubblicazione: 2022

Sinossi.

 Questo romanzo, grazie a una scrittura formidabile, è commovente, esilarante e doloroso – oltre che bellissimo – dalla prima all’ultima riga.Ilaria Bernardini

Impossibile leggerlo senza piangere molto. Ma anche impossibile leggerlo senza ridere forte. Straordinario.”The Guardian

“Un romanzo che colpisce nel profondo delle emozioni. Un bestseller che ha scalato le classifiche inglesi.The Times

Martha Friel, la narratrice di questo romanzo folle e affascinante, vi renderà impossibile smettere di leggere.People


Non passa giorno senza che a Martha Friel venga costantemente ripetuto quanto è intelligente e bella, una scrittrice brillante, amatissima da Patrick, il marito, che la venera da quando si sono conosciuti da piccoli. Un dono, come dice sempre sua madre, che non tutti hanno la fortuna di possedere, tanto meno una come lei. Insomma, Martha Friel non può davvero lamentarsi, è molto, molto fortunata. E allora perché la sua vita è in pezzi? Perché Martha, alla soglia dei quarant’anni, è senza amici, praticamente senza lavoro e sempre, sempre triste? E come mai Patrick ha deciso di lasciarla? Forse è solo troppo sensibile, una donna per cui vivere è più faticoso che per gli altri. O forse, questo è il suo sospetto, c’è qualcosa di molto sbagliato in lei. Qualcosa che le è esploso nel cervello come una piccola bomba a diciassette anni e che l’ha cambiata in un modo che nessun dottore o terapista è mai stato in grado di spiegare. Adesso Martha è costretta a tornare a vivere dai genitori, una coppia di artisti bizzarra e disfunzionale, e senza nemmeno il sostegno di Ingrid, l’irrefrenabile sorella. Eppure, forse, questa è la sua occasione per ritrovare un senso e capire se rassegnarsi a essere un caso disperato o tentare di scrivere un nuovo, migliore, finale per se stessa.

Meg Mason ha scritto un romanzo unico. A pochi giorni dall’uscita L’opposto di me stessa ha scalato le classifiche inglesi, diventando un cult celebrato da lettori e librai e in corso di pubblicazione in tutto il mondo.

La voce di Martha Friel è indimenticabile, empatica, autentica, emozionante e divertente. Capace di raccontare in maniera vera e originale una donna di oggi, ma anche di narrare il disagio mentale, l’incomprensione e la confusione del non ritrovarsi.

Recensione

Tutto è insieme rotto, incasinato e completamente a posto. Ecco com’è la vita. Sono solo le proporzioni che cambiano. Di solito, da sole. Appena pensi che è così, che sarà così per sempre, cambiano di nuovo”.

Martha apparentemente ha tutto. Non si può lamentare di nulla. Tutti le dicono che è bella, brava ed intelligente. Prima Jonathan, il suo primo marito, bellissimo broker così innamorato di lei che arriva addirittura a cambiare idea sull’eventualità di avere dei figli. Però qualcosa va storto e pochi mesi dopo il matrimonio decide di lasciarla ed andarsene.

Patrick, suo amico d’infanzia ed affermato medico, non ha mai smesso di amarla nemmeno quando lei accetta di sposarsi con Jonathan davanti ai suoi occhi. Nonostante tutto  l’uomo resta accanto alla donna ed i due finiscono per sposarsi. Il matrimonio si rivela terribile. Il bel dottore resiste nonostante i rifiuti, le liti, i silenzi, l’indifferenza, l’odio, le cose lanciate contro ed accuse davvero pesanti, ma dopo anni di matrimonio decide di lasciarla.

Cosa ha Martha di sbagliato? E’ questo il punto di grande successo di questo libro. Non giudica ed analizza il mal di vivere che chi più e chi meno, abbiamo tutti. Chi non si è mai sentito fuori posto?

Il problema è che quando si varca una certa soglia, si arriva alla distruzione. Prima di arrivare alla propria, si ha il bisogno di distruggere gli altri. Personalmente mi sono identificata molto con Patrick, personaggio paziente ed innamorato, ma non per questo un supereroe senza limiti.

Ho trovato verosimile anche il discorso finale che la madre fa a Martha, perché sono parole che ho già sentito dire a chi ha il mal di vivere o qualunque sia il suo nome. Parole che spesso chi sta male non riesce ad ascoltare, perché non è piùcapace di vedere la sofferenza di chi li circonda, ormai schiacciato dalla propria.

Mi è piaciuta molto anche la decisione dell’autrice di non rivelare il nome specifico della malattia della donna. Credo che non sia rilevante. Questa storia ha molti spunti di riflessione, oltre ad essere un problema sempre più comune. C’è chi dice che alla fine di questo libro, ha pianto. Nel mio caso è stato di conforto, perché l’autrice non lo pone come problema a senso unico e non incolpa nessuno. Non incolpa Martha, chi fugge e  chi prova a rimanere ma non ce la fa. Colpe non ce ne sono. Eppure chi ha vissuto un’esperienza di questo tipo, vive nel senso di colpa.

E’ assolutamente un ottimo libro per come è scritto, per il tema sociale e per il messaggio che vuole trasmettere. Complimenti all’autrice.

 

 

Meg Mason


ha cominciato la sua carriera come giornalista per The Times e Financial Times. Ha scritto per Vogue, Grazia, The Sunday Times, Sydney Morning Herald e Sunday Telegraph. I suoi scritti sono apparsi anche sul New Yorker ed è collaboratrice fissa per Elle. Vive a Sydney con il marito e le due figlie.

 

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