Mai stati innocenti




Recensione di Sara Zanferrari


Autore: Valeria Gargiullo

Editore: Salani Editore

Genere: narrativa

Pagine: 336

Anno di pubblicazione: 20 gennaio 2022

Sinossi. Uno stradone di un chilometro divide Civitavecchia a metà. Da una parte Santa Fermina, con le sue villette a due piani e le vie coi nomi dei fiori; dall’altra Campo dell’oro, i casermoni popolari e i fumi degli impianti industriali che corrodono l’anima delle persone. Di là, un futuro prospero, le bollette in regola, le vacanze al mare; di qua, le famiglie arrancano e i figli, abbandonati a loro stessi, sognano una fuga impossibile. È quello che fa anche Anna, che ha studiato duramente e messo i soldi da parte per potersene andare via, lontano, all’università. Poche settimane ancora e finalmente salirà su un treno, pronta a costruirsi una vita diversa. Tutto sembra andare in frantumi quando Anna vede Simone, il suo fratellino di quattordici anni, in sella a un motorino, con un martello in mano, insieme alla feroce banda criminale che controlla la zona. I Sorci, li chiamano, e nei loro affari è bene non immischiarsi mai. Anna vorrebbe salvarlo, ma sa che con certa gente è impossibile trattare. Si scende a patti, semmai, fino alle estreme conseguenze. Con l’autenticità di chi in un posto così ci è nato e cresciuto, Valeria Gargiullo demolisce la retorica che spesso accompagna il racconto delle periferie, e lo fa con la consapevolezza che il Male non è soltanto un nemico, ma anche un compagno quotidiano e una pericolosa tentazione.

Recensione

Un esordio esplosivo, un romanzo denso e compresso quasi claustrofobico, una protagonista complessa che non chiede assoluzioni ma meriterebbe quello sguardo comprensivo e amoroso che poco ha ricevuto. È Anna, che racconta la sua storia in prima persona, in forma di lettera (a chi lo scopriremo solo alla fine), gli avvenimenti di pochi mesi prima, come hanno dato la drammatica accelerata ad ogni cosa, il cambio di sponde, scelte e, infine, vita.

La fuga dalla provincia, dalla povertà, dal degrado, dalla violenza, l’abbandono, la rassegnazione, il riscatto. Temi che ricorrono spesso negli ultimi anni nella narrativa italiana, soprattutto fra i giovani (come potrebbe essere altrimenti?), una su tutti Giulia Caminito (ma anche Valentina D’Urbano, Silvia Avallone, e molti altri), e non possono che appassionare per la loro valenza universale, carica di emotività e drammatici interrogativi esistenziali.

È forte la tensione che mai del tutto si risolve fra Male e Bene, la seduzione del primo, il prezzo del secondo. Come scegliere da che parte stare? Come farlo senza una guida, un accompagnamento, senza una vera speranza di riscatto, perché tanto “qui sei nato e qui resti”? Campo dell’oro, la periferia degradata, un luogo che soffoca e uccide dentro, dove nessuno è innocente, ma tutti sono colpevoli a modo loro. Di assenza di cura, di denaro, di possibilità, dove l’unico modo per non essere sopraffatti può essere, forse, sopraffare a propria volta.

Sei il diavolo mi aveva detto il padre di Lorenzo. Ma c’era stato un tempo in cui la malvagità non faceva breccia in me. Quando avevo cominciato ad incattivirmi? Forse il quartiere non c’entrava nulla. Forse quel male l’avevo dentro da sempre, e prima o poi sarebbe comunque saltato fuori. La rabbia mi accecava il giudizio ed era stato il motivo per cui io e mio fratello ci eravamo allontanati dopo l’abbandono di papà”

Anna in realtà ha fatto la sua scelta: sta per andarsene. Sta per lasciare tutto e andare a studiare lontano, al Nord, in cerca di quel riscatto che solo in pochi cercano, pochissimitrovano. Ma non è affatto facile andare. Lo strappo è grande: andare via non solo dalle certezze di ciò che ben si conosce, seppur disprezzato, ma soprattutto dalla famiglia, per quanto disastrata, rattoppata, lei, la madre, un fratello minore da proteggere, mentre il padre violento e affetto da dipendenze li ha abbandonati al loro destino. Anna sembra farsi carico di tutto e tutti, ma nel corso del racconto si insinua il dubbio sulla bontà delle sue azioni, nonché sulla effettiva possibilità di determinare un qualche cambiamento, e ancor meno la salvezza, se non fosse invece tutto già predeterminato?

Si interroga Anna:

Finché gli attimi rimangono nel nulla, e volteggiano nell’incertezza, tutte le strade sono possibili.Si è in tempo per cambiare ogni cosa. Almeno, questo era ciò che credevo. La speranza è una pessima confidente, illude che si possano modificare gli eventi, e invece tutto va come doveva andare fin dall’inizio.

Non c’è speranza, dunque?

Chiunque ha i propri demoni da affrontare. Diversi per tipo e gravità, però ci sono. Che siano la povertà, la malattia o un coniuge ubriaco, o il semplice mal di vivere. Ognuno deve convivere con il suo inferno.”

 Qual è l’inferno di Anna? E quello del fratello Simone? Perché è entrato nella banda dei Sorci, giovani teppisti, criminali guidati dal feroce Giancarlo, il cui crudelissimo padre è in galera? E l’inferno dello stesso Giancarlo (il quale a suo modo sembra riprodurre un esile e deviato concetto di famiglia fra questi giovani sbandati)? E quale quello della madre dei due ragazzi? E l’amico di Anna, Lorenzo (forse l’unico personaggio che presenta una certa, salvifica, leggerezza del vivere, pur nelle difficoltà dell’ambiguità sessuale)?

(Non siete) Mai stati innocenti! sembra indicare come un dito giudicante il peso del quotidiano sulle vite di ciascuno dei protagonisti, risuona cupo come i rintocchi di una campana nel silenzio diuna periferia abbandonata, sembra condannare al fallimento inesorabile.

E invece… invece… se (forse) non siamo mai stati innocenti, forse possiamo provare ad esserlo: punteggiano qua e là le pagine alcune piccole pennellate di speranza, sono pennellate intinte nel colore rosso, nel rosso dei papaveri, fiori delicati, che però si piegano e non si spezzano, che sono fragili ma anche forti, che tornano ad ergersi dritti e fieri anche dopo il passaggio di un treno, che recisi e seccati trasmettono memoria all’interno di una pagina o su un cuscino, che nel “nuotare” dentro a un campo intero donano lacrime, respiro e, infine, speranza.

A cura di Sara Zanferrari

 poesiedisaraz.wordpress

 

Valeria Gargiullo


Valeria Gargiullo (classe 1992) proviene da un quartiere popolare di Civitavecchia e cerca nella scrittura una forma di riscatto. Ha frequentato il Master in Tecniche della Narrazione della scuola Palomar. Attualmente vive a Roma, dove studia Lettere. Questo è il suo primo romanzo.

 

Acquista su Amazon.it: