Maradágal





Recensione di Katia Fortunato


Autore: Eugenio Tornaghi

Editore: Laurana Editore

Genere: Giallo

Pagine: 672

Anno di Pubblicazione: 2020

Sinossi. Paolo non è neanche un amico, giusto un conoscente, riapparso per chiedere un favore. Ma quando subisce un’aggressione, Cattaneo non può fare a meno di chiedersi: “Perché?” Possibile che c’entri il suo lavoro di giornalista? Viveva in un piccolo paese e aveva scritto qualche articolo sulla scomparsa di un matto, del quale sembra non importare nulla a nessuno. Nella Brianza dei primi anni duemila, ancora lontana dalla crisi, sono tutti troppo impegnati ad arricchirsi con l’edilizia, per perdere tempo dietro a un vecchio scemo che viveva di lavoretti e carità. Sullo sfondo di una Brianza abbandonata, che riporta alla memoria il paese fantasma sud-americano Maradágal raccontato da Carlo Emilio Gadda, un giovane Libero Cattaneo, non ancora commissario, indaga e svela una storia nella quale il matto non è lo scomparso. E nessuno è innocente.

Recensione

Come può un ragazzo ancora alle prese con la tesi, che per “perdere tempo” scrive articoletti pubblicitari sul giornale del paese e che conosce solo di vista perché gli ha fatto un favore tanto tempo prima grazie a un’amicizia in comune, averlo messo in una situazione così assurda?

Alle prese con vecchietti che a mala pena riescono a reggersi in piedi, ma che hanno lo spirito e l’arditezza di prenderlo per i fondelli. O un commissario di polizia che lo guarda con sufficienza solo perché Libero cerca di indagare su una cosa che in realtà sarebbe del suddetto commissario, fare.
Insomma, un libro che, nonostante la mole, riesce a tenerti incollata, con i suoi molteplici, variopinti ed eterogenei personaggi, che si trovano a vivere e intrecciare le loro vite, armoniosamente.

A partire dal sindaco, fino ad arrivare al ragazzino marocchino che lavora in cantiere.
Ecco, il cantiere è il filo conduttore di tutto.

Gira e rigira ci si ritrova sempre lì, speculazioni edilizie!
I soldi si fanno con le costruzioni, i permessi, gli appartamenti, e chi se ne frega se il paese si ritrova sommerso dal cemento, l’importante è far crescere il conto in banca.

Un libro che affronta un argomento particolare, ma che riesce anche a strapparti un sorriso ogni tanto e ad alleggerire la tensione, senza farti mai perdere di vista il punto cruciale:

Che fine ha fatto lo scemo di Basileggio?

 

 

Eugenio Tornaghi


è autore eclettico, discontinuo e indisciplinato. Nato nel 1967 esordisce nel 2004 e pubblicando due favole illustrate per bambini. Nel 2007 Todaro pubblica il suo primo romanzo “Una spiegazione logica” un giallo ironico, atipico e veloce. Nel 2008 gli viene richiesto un racconto che abbia per tema il vino. Ne invia uno che parla di un’oca. L’editore, conscio che sarebbe inutile farglielo notare, decide di pubblicarlo comunque nella raccolta “Delitti di vino” (Todaro). Nel 2009 pubblica “Il debito dell’ingegnere” (Todaro), un romanzo complesso su un tema desueto, che non somiglia a nulla, nemmeno a qualcosa dello stesso Tornaghi.

 

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