Nella mente dell’ipnotista




Recensione di Loredana Cescutti


Autore: Lars Kepler

Traduzione: Carmen Giorgetti Cima Roberto Nerito

Editore: Longanesi

Serie: Erik Maria Bark #2

Genere: Thriller

Pagine: 601 p., R

Anno di pubblicazione: 2015

Sinossi. Ascolta solo la mia voce e nient’altro. Presto inizierò il conto alla rovescia… Entrerai in casa. La vedrai. E non avrai paura.”

Si chiama Erik Maria Bark ed è l’ipnotista più famoso di Svezia. È a lui che si rivolge la polizia quando un testimone è sotto shock e non parla. Adesso c’è un paziente che ha bisogno di lui: Björn è l’unico a sapere cos’è successo veramente in casa sua, cosa è accaduto a sua moglie, Susanna, e quali siano le tracce che lui stesso ha inavvertitamente cancellato. Sa tutto, ma non riesce a ricordare. E Björn deve ricordare, in fretta. Perché Susanna è solo l’ultima vittima di un killer che sta terrorizzando Stoccolma e che presto colpirà di nuovo. Il killer osserva, assedia. Filma tutto e invia il video alla polizia, come per sfidare le forze dell’ordine. Poi entra in casa, insegue le vittime stanza dopo stanza, e uccide. Perché è la morte in persona, e ha la certezza di essere inafferrabile. Erik Maria Bark è l’unica persona in grado di scovare, nella mente di Björn, degli indizi che permettano di fermare la strage. Quello che Erik non sa è che durante l’ipnosi emergeranno dei dettagli che lo riguardano. Dettagli del suo passato. Dettagli incriminanti. Quello che Erik non sa è che l’unica persona che si fidava di lui, l’unico poliziotto capace di raccogliere la sfida del killer, non può più aiutarlo. Il poliziotto si chiama Joona Linna ed è scomparso nel nulla da un anno. È stato dichiarato morto dalle autorità. E l’ipnotista deve affrontare da solo l’orrore che si annida nella sua stessa mente.

Recensione


“Perché forte come la morte è l’amore!”

Quando si affronta un libro dei Kepler bisogna aspettarsi un ritmo crescente che raggiunge l’apice in poco tempo.

Da questo libro quindi non aspettatevi di meno.

L’unico potenziale testimone in grado di fornire qualche traccia alla polizia non è in grado di parlare. Il grave shock subito per la perdita della compagna ha fatto sì che la sua mente abbia rimosso tutto, o almeno lo abbia relegato da qualche parte nel suo cervello per difesa e di conseguenza, apparentemente non è in grado di aiutare le autorità.

Per questo motivo viene chiamato in causa Erik. Pur non avendo valore in tribunale, l’ipnosi viene accettata come aiuto alle indagini, soprattutto quando in mancanza totale di indizi, si ha la necessità di trovare una strada che possa dare un nuovo slancio agli investigatori.

Erik Maria Bark è un personaggio particolare, che ritroviamo qui dopo averne sentito parlare nell’Ipnotista, il primo libro dei Lars Kepler. Lui è un medico, psichiatra e psicoterapeuta oltre ad avere una specializzazione in psicotraumatologia e psichiatria delle catastrofi e viene considerato, a livello mondiale, la massima autorità nel campo dell’ipnosi clinica.

Nonostante la sua altissima professionalità, in taluni momenti in lui ho sempre riscontrato qualcosa di comico ai limiti dell’assurdo. Talmente incredibile da apparire ambiguo e dall’animo nascosto in più di un’occasione. Un uomo dalle due facce difficile da decifrare.

In questa storia, dove appunto lui viene contattato per una consulenza, la situazione si capovolgerà quasi subito e lui, da investigatore della mente diventa indagato dalla polizia. Troppi indizi, tanti collegamenti e tutti in un’unica direzione: Erik.

La ricerca della verità sarà ricca di inciampi, violenza e sangue. La persistente sensazione di isolamento, solitudine, la mancanza di vie di fuga mentali e non, farà precipitare il dottor Bark verso l’annientamento della psiche e del fisico. Lo stress sarà così forte che i vecchi amici torneranno a fargli compagnia (Valium, Roipnol…) per aiutarlo ad annebbiare la sua coscienza e per farlo fuggire con la mente ma allo stesso tempo, tentare di trovare proprio lì dentro la verità, qualsiasi essa sia.

Questa volta si ritroverà da solo. La sola arma veramente utile che avrebbe voluto avere al suo fianco, ovvero Joona Linna, non potrà essergli d’aiuto poiché ufficialmente risulta morto.

L’unica figura che cercherà di analizzare le cose in modo più obiettivo sarà Margot, la sostituta di Joona. Una donna forte e determinata che non ama farsi mettere i piedi in testa e che cerca sempre di guardare le situazioni da più prospettive, senza fermarsi alle apparenze. Per Erik potrebbe rivelarsi l’ancora di salvezza, in un mare di poliziotti che da un certo punto in poi gli daranno la caccia con unico obiettivo: catturarlo vivo o morto.

Il dottor Bark avrà due scelte: rassegnarsi all’inevitabile o combattere e cercare di vincere anche se fosse contro sé stesso.

Qui si parla di manipolazione ad un livello che non avevo mai riscontrato prima, l’abilità di modificare un’intera vita, o quasi, di più persone a proprio piacimento con l’unico scopo di ottenerne un proprio godimento personale e il controllo assoluto. Delle marionette con cui giocare in modo perverso, avendo in mano i fili della loro vita e possedendo il potere di decidere quando reciderli in modo definitivo.

I vari capitoli arrivano a noi con gli occhi della polizia, con gli occhi della vittima e con dei filmati, che sono praticamente gli occhi del killer. Questo cambio di scene a mio avviso regala dinamicità all’intera storia, rendendo avvincente e interessante anche il momento più statico delle indagini, quando la squadra si occupa dell’analisi dello scarno materiale probatorio seduta ad un tavolo, in momenti in cui frustrazione e rabbia prendono il sopravvento.

Durante la lettura, per buona parte della storia ho avvertito la sensazione che mancasse qualcosa, l’informazione necessaria per sbrogliare la matassa, ma poi, quando i tasselli si sono ricomposti e ho scoperto il piano completo del killer, per un attimo tutto mi è sembrato irreale, impossibile.

Allora ho cominciato a ripensare a delle situazioni particolari lette nelle pagine, che singolarmente, mi erano apparse comiche e grottesche insieme ma che ricomposte, mi hanno fatto aprire gli occhi. Tutto era pianificato, costruito e ancora di più, TUTTO mirava in un’unica direzione e puntava a quello che era l’obiettivo finale del killer, che una volta svelato definire folle sarà decisamente riduttivo.

La conclusione sarà, come solitamente accade per i libri di questo autore, all’ultimo respiro e l’incertezza aleggerà nell’aria fino alle pagine finali.

Un altro gran bel libro, un’altra storia magnetica di questo duo della letteratura scandinava che non sbaglia un colpo. Grande trama e un ritmo che ti accompagna come in tour guidato nella follia della mente del killer. I Kepler mi hanno indotta a credere ciò che volevano portandomi a fare congetture, insinuandomi il seme del dubbio per poi sconvolgermi sbattendomi in faccia la realtà.

Ma la verità, questa parola, questo concetto così difficile da ottenere è stato complicato da raggiungere, un micro passo avanti e quattro scivoloni indietro.

Ora mi chiedo:

“Voi, riuscirete a scoprire la verità prima di me?”

Buona lettura!

Lars Kepler


Lars Kepler è lo pseudonimo di Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril (Helsingborg, 1966), coppia di scrittori svedesi che hanno deciso di unire il loro talento di autori in un genere diverso dal proprio. Proprio per mantenere la separazione tra la loro nuova avventura e le rispettive carriere, utilizzarono lo pseudonimo Lars Kepler per firmare, nel 2010, il loro esordio: “L’ipnotista”, un best seller che in Italia vende oltre 200.000 copie, superando la trilogia di Larsson. Da allora, con cadenza quasi annuale, i coniugi Ahndoril pubblicano diversi capitoli della serie con protagonista il commissario Joona Linna.

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