Non è finita qui




Recensione di Sara Zanferrari


Autore: Federico Camporese

Editore: Linea Edizioni

Genere: noir

Pagine: 216

Anno di pubblicazione: 20 settembre 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Marco Molinari è un giovane assessore immerso nella precarietà esistenziale che caratterizza i nostri tempi. Un personaggio che non vuole abbandonare alcuni valori e che si muove come un attento osservatore sociale della città in cui è nato e cresciuto, Venezia. Quando qualcuno decide che è lui la persona più indicata per indagare sulla morte di un ragazzino afgano, si trova di fronte a un bivio: lasciare perdere e classificare i biglietti che riceve come figli della mente di un mitomane oppure mettere in campo tutte le risorse umane e materiali di cui è in possesso per indagare su questo caso? Tra i tormenti e le fragilità di questo personaggio, si arriverà alla soluzione di un noir con i riflettori puntati sulla terraferma veneziana, una vera metropoli in senso qualitativo, le cui contraddizioni sono parte integrante di questa storia.

 

Recensione

Un assessore alle politiche sociali, un giornalista, una poliziotta, un avvocato

Nasce da un fatto realmente accaduto, il primo romanzo del veneziano Federico Camporese, e precisamente dalla morte di Zaher Rezai, ragazzino afghano caduto morto il 15 dicembre 2008, schiacciato dal tir sotto cui si era nascosto per sfuggire ai controlli di frontiera al porto di Venezia.

È l’assessore Molinari, che qui ci parla in prima persona, ad essere scelto da un misterioso bene informato per indagare sulla morte di un ragazzo al porto: morte catalogata come un incidente e già archiviata, ma Molinari viene costretto da un biglietto trovato sotto casa, che recita “Abdul non ha avuto un incidente”, a considerare un’altra ipotesi.

Cosa ha a che fare un assessore con un possibile omicidio? Velocemente valuta le opzioni, decide di andare a fondo, fedele al proprio codice d’onore che lo vede da sempre a fianco degli ultimi, calcola di chi si può fidare e mette in campo una sorta di squadra investigativa “sui generis” che lo aiuterà a dipanare il mistero.

Teatro dei fatti la terraferma veneziana, quella città di Mestre, così profondamente modificata negli ultimi decenni, così immersa nei propri chiaroscuri, così particolare, a metà strada fra l’anfibia Venezia e l’industriale pianura padana.

Accanto a Molinari troviamo diversi altri personaggi interessanti, fra i quali ho amato fin da subito l’anziana signora Rita, la vicina di casa, discreta presenza in caso di necessità, dolce memoria di tempi passati da troppo e da troppo poco.

In un crescendo di tensione e di avvenimenti sempre più serrati e perigliosi, l’indagine va avanti mettendo in pericolo più persone, ma nulla fermerà la “squadra” dalla ricerca della verità.

Camporese racconta una città ben conosciuta, coi suoi vizi e le sue contraddizioni, la politica spesso asservita, il vero giornalismo ormai defunto, se non fosse per l’amico Fabrizio Danese, unico baluardo della verità, che non si fa piegare da niente e da nessuno.

Un esordio che svela un suo carattere molto maturo ed anche, forse, un certo divertimento dell’autore nel mettere in scena personaggi e luoghi ben noti, nemmeno troppo camuffati. Una città che cambia, mentre il porto resta, come in tutto il mondo, terra di frontiera, dove i più fragili al giorno d’oggi troppo spesso trovano la morte alla fine di lunghi percorsi di sofferenza.

 

A cura di Sara Zanferrari

 poesiedisaraz.wordpress

 

 

 

Federico Camporese


Federico Camporese è nato a Venezia nel 1983 e questo è il suo primo romanzo. Sociologo, appassionato di politica, ha sempre scelto di lavorare in ambito sociale. Amante del mare, delle buone cene, dei gol impossibili.

 

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