Presto con fuoco




Recensione di Cristina Bruno


Autore: Roberto Cotroneo

Editore: La Nave di Teseo

Genere: narrativa contemporanea

Pagine: 238

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Un grande pianista, noto per la sua eccentricità, scopre un manoscritto della quarta Ballata di Chopin, una delle più importanti opere per pianoforte mai composte. Questa versione differisce da quella conosciuta nelle sue ultime pagine, dedicate a una giovane donna di nome Solange. Da qui inizia un racconto a ritroso che dal 1849, anno della morte di Chopin, segue il cammino iniziatico del manoscritto dalla Parigi di fine secolo alla Berlino nazista, fino alla Mosca di Stalin. Attraverso queste note che nessuno conosce si specchiano e convergono le passioni del protagonista del romanzo, quasi fossero ordite da un dio musicale che guida ogni accadimento. Presto con fuoco, premio Selezione Campiello 1996, è un libro stupefacente: un unicum nel panorama della letteratura italiana di questi anni, un viaggio nella musica romantica, un giallo che attraversa i decenni e rivela segrete passioni dentro una nitida architettura musicale. Alla fine il protagonista – ultimo interprete di un’epoca destinata a estinguersi con lui – troverà una risposta ai suoi tormenti e un senso alla sua vita interrogando quelle note di Chopin, scritte come fossero una miracolosa “calligrafia delle passioni”.

 

Recensione

Un noto pianista italiano, ritiratosi in Svizzera ormai anziano, ripercorre la propria lunga vita, scandita dalla musica e dall’esecuzione di brani che ne hanno messo alla prova la tenuta fisica e psicologica, in un crescendo simile alla scalata impervia di una montagna. Ricordi dell’infanzia, della giovinezza, della seconda guerra mondiale, della famiglia e degli studi si rincorrono e si sovrappongono come accordi su una partitura.

Il motivo però attorno a cui ruota tutta la narrazione è la scoperta dell’esistenza di un manoscritto autografo di Chopin della quarta Ballata e di ciò che comporta venirne in possesso. Tutto sembra frutto del caso, di una sorta di predestinazione giocata tra nomi e passioni che ritornano tra un secolo e l’altro. In quel manoscritto e nella sua variante del finale rispetto allo spartito da tutti conosciuto e suonato si cela una verità inafferrabile.

Decifrarlo è dare un senso alla calligrafia delle passioni, a quella modalità di far suonare le corde del pianoforte all’unisono con quelle dell’anima, scoprendo il vibrare segreto che ha mosso le mani dell’autore sulla tastiera e poi sulla carta per fissarne nel tempo l’esperienza. Chi è la bella Solange che seduce il pianista in una Parigi autunnale?

E quale divinità ha voluto che portasse lo stesso nome della figlia di George Sand che aveva ammaliato Chopin e che apparisse proprio quando arriva tra le sue mani il manoscritto perduto?

Il romanzo è un lungo percorso mentale che si snoda a cavallo di Ottocento e Novecento tra realtà e fantasia con le rapide apparizioni di grandi nomi della musica che interpretano se stessi: Chopin, Debussy, Cortot, Arrau, Gould… L’autore ci accompagna alla scoperta di emozioni difficili da esprimere con le parole, traducibili solo in suoni imperfetti e che fanno di quella imperfezione virtù.

Le atmosfere raccontate ci riportano inevitabilmente a Proust, tra amori platonici e dichiarati, sensazioni che coinvolgono tutti e cinque i sensi, ossessioni che dominano un’intera esistenza. Se dovessi associarlo a un film mi azzarderei invece a citare “Quell’oscuro oggetto del desiderio” di Bunuel con il suo onirico rincorrersi di fantasmi femminili dai contorni imprecisati, tra fantasia, desiderio e realtà deformata.

Lo spartito misterioso di Chopin è in sostanza una metafora della vita e dell’amore, di una meta alla quale aneliamo e che allo stesso tempo temiamo, e perciò figura anche della morte preconizzata dalla soddisfazione del desiderio.

Inseguire ciò che non si può inseguire né definire attraverso le note sparse sopra un foglio è il compito arduo dell’esecutore che alla fine ammette: “Così ho capito che il mondo è soltanto un fruscio impercettibile dentro una nota, dentro una vibrazione perfetta.”

Dopo la lettura del libro certo molti di noi ascolteranno Chopin con nuove orecchie.

 

A cura di Cristina Bruno

fabulaeintreccio.blogspot.com

 

 

Roberto Cotroneo


Roberto Cotroneo: (Alessandria, 1961) è un romanziere, un critico, un saggista e un fotografo. Tra i protagonisti della vita culturale italiana di questi trent’anni, è stato per oltre un decennio a capo delle pagine culturali di “L’Espresso”. Oltre a Presto con fuoco (1995, premio Selezione Campiello, nuova edizione La nave di Teseo 2020), ha pubblicato i romanzi: Otranto (1997), L’età perfetta (1999), Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome (2002), Questo amore (2006), Il vento dell’odio (2008), E nemmeno un rimpianto (2011), Betty (2013) e, con La nave di Teseo, Niente di personale (2018). Tra i saggi Se una mattina d’estate un bambino (1994), Eco: due o tre cose che so di lui (2002), Chiedimi chi erano i Beatles (2003), Il sogno di scrivere (2014), Lo sguardo rovesciato (2015), L’invenzione di Caravaggio (2018) e il libro fotografico Genius Loci (2017). Scrive per il “Corriere del Ticino”.

 

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