Primo piano sul cadavere




Primo piano sul cadavere


Autore: Léo Malet

Editore: Fazi editore

Genere: thriller

Pagine: 85

Data uscita: 28 Maggio 2020

 

 

 

 

Sinossi. Cosa ci fa Nestor Burma in uno studio cinematografico, tra le mani di un truccatore russo che riesce a rendere il suo volto irriconoscibile? Sta lavorando, naturalmente: ha bisogno di celare la sua identità per poter sorvegliare e proteggere il suo cliente del momento, il noto attore Favereau, che ha ricevuto misteriose minacce di morte. Burma sospetta che la star del cinema abbia abusato fin troppo del suo fascino di tombeur de femmes, inimicandosi il padre di una ragazza sedotta e poi abbandonata, morta nel tentativo di abortire. Ma il nostro non avrà il tempo di verificare le sue intuizioni, perché l’attore muore improvvisamente sotto i suoi occhi.Il lavoro di sorveglianza, per cui Burma era stato assoldato, è stato interrotto da cause di forza maggiore, ma il detective parigino non può certo abbandonare la missione senza aver fatto chiarezza: deve trovare l’assassino, in una caccia serrata tra le insidie del set cinematografico, dove ogni oggetto potrebbe trasformarsi nell’arma di un delitto.Primo piano sul cadavere, finora inedito in Italia, mette in scena la primissima indagine di quello che diventerà il detective più geniale di Parigi: gli affezionati potranno trovare un Burma alle prime armi e i nuovi lettori avranno un’ottima occasione per imparare a conoscere un protagonista inconfondibile del noir europeo.

 

 Recensione

Al primo appuntamento con un possibile futuro partner, di solito, sappiamo già se ne seguirà un altro oppure il nostro interesse si fermerà al quel timido tentativo.

Ecco, Primo piano sul cadavere è il nostro primo piacevolissimo appuntamento con Nestor Burma, investigatore parigino sui generis, tendenzialmente scorretto, amante delle donne e di Parigi. Impossibile resistergli!

Il romanzo è un piccolo gioiello, perfetto nella costruzione della trama e altrettanto brillante nella caratterizzazione dei personaggi che affollano lo studio cinematografico in cui Nestor è stato chiamato dalla star del film per vigilare sulla propria incolumità.

La star ovviamente muore e Nestor Burma con un senso del dovere alquanto personale decide di indagare comunque, non sottovalutando l’eco positiva che la risoluzione del caso potrebbe portare alla sua carriera appena iniziata.

Attraversano questo breve poliziesco due elementi: disincanto e ironia.  Nestor guarda gli uomini e le loro piccole miserie senza moralismo, consapevole di non essere così distante da loro; soprattutto Nestor fa dell’ironia la sua migliore amica, ironia che non risparmia nessuno, primo fra tutti la vittima della sua indagine.

Con Malet siamo davanti ad un maestro della narrazione poliziesca. Un classico, che non ha bisogno di esasperare le situazioni o i dialoghi.

Basta un aggettivo, una frase detta o anche semplicemente intuita da Nestor (e da noi lettori) per trovarci a seguire una nuova pista in quel piccolo labirinto di sentimenti che è ogni personaggio e ogni essere umano.

 

 

Léo Malet e Nestor Burma

a spasso in una Parigi scomparsa

(A cura di Clementina Di Branco)

 

La seconda guerra mondiale è da poco finita quando le petit Nestor Burma fa la sua comparsa fra le strade di Parigi. Come per il suo più celebre collega, Maigret, l’investigatore privato Burma vive e sopravvive nella Ville Lumière foyer delle avanguardie artistiche, prima fra tutti quella del Surrealismo di Breton – che tanto lo influenzerà -, ma il cui splendore fin de siècle ha lasciato posto ad una città ben più labirintica e caotica. Burma attraversa Parigi in lungo e in largo, un arrondissement dopo l’altro, a piedi, in metro o in macchina, muovendosi con disincanto tra prostitute, operai, immigrati e sfruttatori, un campionario umano in cui la sfrenata gioia di vivere è sempre mescolata ad una profonda tristezza.

 

Ponte Bir-Hakeim

 

É Malet stesso a dichiarare in un’intervista a Polar (1980) di aver avuto l’idea di realizzare un “film” su Parigi davanti al ponte Bir-Hakeim. Tanta straordinaria bellezza e nessuno che abbia pensato di metterla in scena, questo deve aver pensato e come dargli torto!

Innamorato della sua città Nestor ne conosce tutti i luoghi notturni e diurni. Flâneur e bohémien come il peggiore dei poeti, insieme a lui, il lettore scopre una Parigi che in realtà sta inevitabilmente scomparendo, quella degli anni cinquanta, ed forse involontariamente l’opera di Malet diventa anche memoria architettonica di una metropoli che durante “i gloriosi anni trenta” vive sull’onda della modernità e del cambiamento.

 

Parigi anni 50

Così arrondissement dopo arrondissement seguiamo Burma verso i quartieri chic, il lungosenna e i sobborghi parigini mentre Parigi si rinnova nel suo mito e si conferma luogo poetico per eccellenza.

Parigi non è solo luogo, ma anche lingua e gesto. Burma parla la lingua della sua gente, l’argot così come i suoi modi vanno poco per il sottile; non solo spazio da attraversare, ma categoria dell’anima.

 


Léo Malet


Leo Malet: Léo Malet, l’anarchico conservatore, come amava definirsi, è uno dei padri del romanzo noir francese. Nato al numero cinque di Rue du Bassin, a Montpellier, figlio di una sarta e di un impiegato, rimane prestissimo orfano. È il nonno, bottaio e grande lettore, che si prende cura del nipote e lo inizia alla letteratura. A sedici anni Léo Malet si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna. Determinante è l’incontro con André Colomer, disertore e pacifista: Colomer gli dà una famiglia e soprattutto lo introduce in ambienti anarchici. In questo periodo Malet collabora anche a vari giornali e riviste («En dehors», «Journal de l’Homme aux Sandales», «Revue Anarchiste»). A Parigi abita in molti posti, anche sotto il ponte Sully, vive alla giornata, fa l’impiegato, il manovale, il vagabondo, il gestore di un negozio d’abbigliamento, il magazziniere, il giornalista, la comparsa cinematografica, lo strillone, il telefonista. Nel 1931 l’incontro con André Breton gli dà accesso al mondo delle case editrici e degli scrittori; Malet entra a far parte del Gruppo dei Surrealisti. Per qualche tempo il suo vicino di casa è Prévert, uno dei suoi migliori amici Aragon. Si sposa con Paulette Doucet e insieme fondano il Cabaret du Poète Pendu. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger. Con lo pseudonimo di Frank Harding crea il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli. Nel 1943 pubblica 120 Rue de la Gare con cui esordisce la sua creazione narrativa più celebre, l’investigatore privato Nestor Burma. Burma sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa una “serie nella serie” intitolata I nuovi misteri di Parigi, che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso “arrondissment” di Parigi. Con Nestor Burma, Malet da un lato riscuote i primi consensi di pubblico, anche attraverso successive trasposizioni cinematografiche, una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi e l’adattamento a fumetti. Ma d’altro canto si allontana dal movimento anarchico: nel 1949 il gruppo dei Surrealisti lo espelle con l’accusa di essere diventato “seguace di una pedagogia poliziesca”. In realtà Malet è uno scrittore dai mille volti: accanto al poliziesco, si cimenta nei romanzi di cappa e spada e, soprattutto, nel noir. La critica gli concede proprio in questo filone i maggiori riconoscimenti: la Trilogie noir, di cui fanno parte Nodo alle budellaLa vita è uno schifo e Il sole non è per noi, viene considerato il suo capolavoro. Malet muore nel 1996.

 

 

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