Riti notturni




Recensione di Marina Morassut


Autore: Colin Wilson

Editore: Carbonio Editore srl

Traduzione: Nicola Manuppelli

Genere: giallo / thriller metafisico

Pagine: 445

Anno di pubblicazione: 2019

Sinossi. Scritto quasi in contemporanea con il saggio The Outsider e pubblicato nel 1960, Riti notturni apre la trilogia di Colin Wilson, tra i grandi irregolari della letteratura inglese. Anche qui l’autore torna a indagare, in forma narrativa, la figura dell’‘outsider’, un intellettuale che sfida le convenzioni sociali alla ricerca del senso profondo della vita. Gerard Sorme, un giovane londinese solitario, fa amicizia con Austin Nunne, artista omosessuale ricco, affascinante  e dagli irrefrenabili appetiti sessuali. Nel frattempo, nei vicoli bui del quartiere di Whitechapel, un serial killer uccide con una brutalità che ricorda quella di Jack lo Squartatore. La polizia sospetta che si tratti di un maniaco, ma Gerard ha una sua teoria sulle ragioni profonde di quegli omicidi… Una storia evocativa, potente, che spalanca interrogativi sul confine tra realtà e illusione e indaga le pulsioni ancestrali che attanagliano l’uomo.

Recensione

Incontrarsi a Londra ad una mostra dedicata al balletto russo, casualmente… E nello stesso tempo avere l’impressione di conoscersi, o forse di riconoscersi – impressione subito fugata dopo poche battute. Ma davanti a dei bozzetti sulla danza di De Chirico, con il sottofondo di Prokofiev, ecco sì, il giovane Gerard Sorme ha l’impressione che lo sconosciuto che ha fatto come lui la coda per entrare alla mostra assomigli proprio al grande Nijinsky.

Si incontrano così il ventiseienne Gerard Sorme, che da quando ha compiuto 21 anni vive senza dover più lavorare grazie ad una piccola rendita che gli permette di sopravvivere, in attesa di scrivere un romanzo e Austin Nunne, scrittorucolo di un libro sul balletto e di un piccolo volume proprio su Nijinsky, ricco ed eccentrico sfaccendato, omosessuale dagli appetiti insaziabili. Ed è subito intesa, anche se il giovane Gerard ha il dubbio di essere stato adescato da quest’uomo affascinante, che forse non ha capito che lui omosessuale non è.

Parte da questo piccolo episodio il romanzo di Colin Wilson, pubblicato nel 1960, nello stesso anno di “L’Outsider”, il libro che l’ha reso celebre come uno dei grandi irregolari della letteratura inglese. Introvabile oramai “Riti Notturni”, dopo la splendida edizione del 1961 di Lerici Editore, se non a cifre spropositate – e prima che la Carbonio decidesse la riscoperta di questo particolare scrittore, con la pubblicazione di “La gabbia di vetro” e “Un dubbio necessario” del 1964.

Dopo la prima serata passata insieme a bere nei pubs, chiacchierando dei temi che stanno a cuore a Colin Wilson, i due uomini iniziano a frequentarsi ed anzi sembra quasi che il giovane londinese Gerard si infiltri piano piano nella vita dell’aitante Austin Nunne, di poco più grande, conoscendone gli amici più stretti, tra cui l’austera, moralista ed affascinante zia Mrs. Gertrude Quincey, che potrebbe divenire una mecenate di serate intellettuali e che si divide fra questo e le riunioni con i Testimoni di Geova, la nipote Caroline, disinvolta attricetta, il pittore Glasp, che oramai non frequenta più Nunne e che è ossessionato da una bambina povera di dodici anni, per finire con padre Carruthers, malato, e ricettacolo di confidenze e segreti e che nonostante l’iniziale diffidenza di Gerard, lo aiuterà a capire meglio l’amico Austin Nunne, rendendo quest’ultimo protagonista del romanzo al pari di Gerard, nonostante in molti frangenti egli sparisca, restando tuttavia sempre molto presente tramite telefonate o particolari e strani incarichi che Gerard dovrà svolgere per lui.

Nel frattempo, nei vicoli del quartiere di Whitechapel continuano gli omicidi notturni di donne, che per efferatezza ricordano da vicino quelli ad opera di Jack lo Squartatore. La polizia indaga e restringe sempre più il campo dei sospettati, facendosi  aiutare anche da psichiatri (uno per tutti Herr Stein, che al tempo della Grande Guerra ha chiuso gli occhi fregandosene dello sterminio degli ebrei a favore dell’ordine costituito) ed interrogando chiunque possa essere ritenuto sospetto, in quanto appartenente a determinate categorie (omosessuali con tendenze al sadismo, etc…), o addirittura perché già ricoverati in strutture per qualche ossessione particolare.

Ed ecco in tutto il suo splendore il credo e le tematiche care a Colin Wilson ed in certa misura forse la sua stessa vita: le letture onnivore ed importanti, le filosofia, l’arte in ogni sua manifestazione, il sesso, la religione ed il credo in un super-uomo e in esistenzialismo evolutivo, con una visione opposta al nichilismo di Camus – ad esempio –  e la capacità superlativa di usare forme popolari come il romanzo fantascientifico, il poliziesco, l’horror o il thriller metafisico per trasmettere questa sua visione e ricerca di un nuovo mondo in cui l’uomo finalmente squarcerà l’oscurità in cui vive. In cui potrà comprendere il disegno complessivo e non ammirare solo una parte del tutto, “alla ricerca di quei meccanismi della peak experience, quei fugaci momenti di intenso benessere e libertà, di acuta percezione e accresciuto ottimismo che molti di noi sperimentano”, ma che pochi eletti sanno riconoscere come attimo di trascendenza, raggiunto senza il bisogno di assumere droghe o l’aiuto della religione. In altre parole, il momento in cui l’umanità tutta potrà di nuovo essere Dio.

“Quando penso a Nijinsky”, disse Gerard cercando di spiegare i suoi pensieri a Austin Nunne, “e guardo le persone che ci circondano, provo una sorta di incredulità. Nel suo Diario Nijinsky dice che la vita è difficile perché nessuno ne comprende l’importanza. Me lo immagino mentre cammina per le strade di notte, simile ad una pentola a pressione sul punto di esplodere… Supponiamo che alla fine della vita si riesca ad avere una visione globale delle cose, di tutto l’universo nella sua interezza. Come se si potesse godere della stessa visuale di Dio. Ciò giustificherebbe tutto…”

Ma questa considerazione filosofica della vita farà capire ad un certo punto a Gerard che il suo odio per la folla in generale, la sua ricerca di solitudine e la sua prolungata inattività – in realtà lo capisce solo ora che ha incontrato Nunne –  gli ha fatto sprecare cinque anni della propria vita. E nel frattempo il serial killer continua a colpire nella notte e Gerard si vedrà suo malgrado irretire da questo assassino e non potrà far altro che cercare di smascherarlo, girando a piedi, in metro  e in bicicletta per i quartieri di Londra, senza sapere bene cosa farà alla fine di quest’avventura, in cui coinvolgerà sempre più pesantemente padre Carruthers  e la mutevole zitella Gertrude Quincey.

Appartenente ad una trilogia di cui questo è il primo capitolo, “Riti Notturni”, in cui già il titolo è emblematico perché lascia in dubbio se si riferisca agli omicidi in quanto tali oppure agli stessi quali una sorta di rito dove la soppressione di un essere umano è solo il punto di svolta, o ancora se la scelta delle donne come vittime non sia una sorta di rito per appetiti insaziabili…

Non è sicuramente un thriller o un giallo classico dove la tensione risiede nell’azione e dove il lettore corre incontro al finale per scoprire l’assassino e le eventuali motivazioni. E’ però un grande romanzo allucinato, dove le normali percezioni e regole sociali vengono messe in discussione e viene lasciato al libero arbitrio la comprensione, la possibile accettazione o il rifiuto di quanto sta accadendo, in un’elaborazione di idee filosofiche contro le aspettative puramente quotidiane: in poche parole, anche “questo romanzo di Wilson non è un semplice pezzo di fiction investigativa”, come ha raccontato Geoff Ward nella sua intervista a Thrillernord, “ma riguarda il tentativo di creare un contrasto più chiaro tra la psicologia del crimine e il mistico, con il rinnovamento spirituale e il già citato esistenzialismo evoluzionistico, alla ricerca del nuovo uomo”.

Già nel 1960 Colin Wilson scriveva:

“Sai…le cose oggi sono sempre più organizzate. Tutti sono incoraggiati ad adattarsi all’ingranaggio. Ma più cercano di toglierci la libertà, più questa si sfoga nella violenza. Le persone si lasciano manipolare in una certa misura – dai politici e dalle pubblicità – ma nel frattempo cresce il risentimento. E i crimini a sfondo sessuale, la delinquenza minorile e il tasso dei suicidi continuano ad aumentare”.

C’è di che riflettere, soprattutto nell’ottica di quel salto evoluzionistico del genere umano tutto che una cinquantina di anni fa Colin Wilson si augurava.

A noi non resta che seguire il consiglio che ci ha dato Geoff Ward, amico, collaboratore e curatore del sito dedicato al grande autore inglese, di leggere, oltre ai già citati romanzi, anche The Janus Murder Case, giallo del 1984 – e la serie di genere fantascienza/fantasy in 4 volumi di Spider World (1987-2003), per scoprire ulteriori sfaccettature di questo poliedrico scrittore e nel contempo confidando nel prosieguo dell’ottimo lavoro della Carbonio Editore e di Nicola Manuppelli.

A cura di Marina Morassut

libroperamico.blogspot.it

 

Colin Wilson


Intellettuale poliedrico, narratore, saggista, studioso di esoterismo e dell’occulto, anticipatore di stili letterari e creatore di una sua personale filosofia esistenziale, autore di oltre 50 libri, Colin Wilson (1931- 2013) è stato un autore molto prolifico. Di famiglia proletaria, fu un giovane operaio squattrinato nella Londra degli anni Cinquanta. Vorace lettore fin da bambino e imperterrito oratore a Hyde Park Corner, a dargli la fama a soli 24 anni fu il suo primo audace saggio, L’outsider, scritto nella sala lettura del British Museum, che esordì la stessa settimana del maggio 1956 insieme a Ricorda con rabbia di John Osborne. Annoverato tra i “Giovani arrabbiati”, Wilson fu consacrato come uno dei massimi scrittori anti-establishment della letteratura inglese. In seguito, mentre la sua fama veniva ingiustamente oscurata, mise al mondo 7 figli e una bibliografia sterminata di titoli che spaziano tra letteratura, psicologia, archeologia, magia e occultismo, Sci-Fi, paranormale, biografie di uomini eccezionali.  Autore apprezzato da Stephen King, il quale nel suo romanzo The Outsider cita – a partire dal titolo stesso –l’omonimo e fondamentale saggio di Wilson del 1956, edito in Italia da Edizioni di Atlandide. Wilson è inoltre l’autore del romanzo “I vampiri dello spazio” (Space Vampires, 1976), dal quale è stato tratto il film Lifeforce di Tobe Hooper nel 1985, arrivato in Italia con il titolo in inglese del romanzo originale.

 

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