Roma calibro zero




Recensione di Patrizia Vigiani


 

Autore: Mauro Marcialis

Editore: SEM

Genere: thriller noir

Pagine: 220

Anno di pubblicazione: 2022

 

 

 

Sinossi. A Roma, una soffiata porta il commissario Gianni Giunti e l’assistente Flavio Fiore a irrompere in uno stabile fatiscente nel quartiere San Lorenzo, dove trovano tre tossicodipendenti in stato confusionale e il cadavere di una ragazza violentata. Il caso sembra risolto in partenza, ma niente è come appare: lo stupro è avvenuto post mortem e la ragazza è deceduta in un luogo diverso dall’edificio in cui è stata ritrovata, mentre era in compagnia di una persona appartenente all’élite della Roma bene, un uomo che una consorteria criminale ha l’incarico di proteggere. Ben presto è chiaro a tutti che una serie di insospettabili hanno interesse a depistare le indagini, così come è chiaro che anche all’interno della polizia c’è qualcuno che, per motivi di forza maggiore, è stato costretto a sporcarsi le mani. Un romanzo dal ritmo serrato e dai risvolti profondamente umani, che racconta gli angoli di una città dove sembra che non si salvi nessuno. Una storia di affari loschi e conflitti tra gang, tradimenti e vendette, omicidi ed estorsioni, in una Roma sempre più allucinata, una città dove il degrado delle borgate si contrappone all’opulenza delle feste più esclusive.

 

Recensione

Non è un caso che sia un’esternazione di dolore ad aprire questo romanzo: è la sofferenza che fa scomparire la demarcazione fra il bene e il male. Fin dalla prima scena, in cui il protagonista e il suo capo irrompono in un covo, malmenano gli spacciatori, trafugano soldi e droga, entriamo in un mondo in cui non esiste un confine fra buoni e cattivi, in cui la dicotomia fra Legge e Giustizia è paradigmatica. Il mondo del noir, come tramandatoci da maestri quali Andrea G. Pinketts e Alan D. Altieri.

La voce narrante è quella di Flavio Fiore, assistente del commissario Gianni Giunti all’interno di una squadra speciale dai metodi poco ortodossi. Una voce che è l’elemento peculiare di questo thriller. Narrato in prima persona, la voce del protagonista convince grazie al tono cinico, dissacrante, sprezzante dei principi morali. Una voce condita di espressioni popolari, talvolta in romanesco. Una voce che semplifica e assegna etichette, che ci trasmette con parole autentiche la cupa visione del mondo sottintesa all’opera.

Ma Flavio Fiore non è cattivo per sadismo o avidità: presto veniamo a conoscenza dei motivi che lo spingono a fare il male. Ha un figlio tetraplegico che ha bisogno di cure costose, il quale viene accudito dal protagonista e dalla moglie depressa con una dedizione destinata a suscitare l’empatia del lettore. Vediamo Flavio giocare con il figlio, ne sentiamo una voce che ci fa partecipi del suo universo di pensieri ed emozioni, fino a farci soffrire assieme a lui.

Dopo l’incidente di mio figlio corro di più, sempre di più […] forse lo faccio per tentare di spaccarmi le ossa e potermene stare straiato accanto a lui.

Le scene dedicate al figlio malato si alternano alle scene di azione, in cui i poliziotti arrivano fino a torturare gli interrogati, quasi a giustificare la violenza, a renderla meno cruda agli occhi del lettore.

A suscitare simpatia contribuisce la caratterizzazione dei personaggi principali, evocati dalla voce narrante con poche pennellate, qualche tratto fisico, il soprannome (Catone, Alex, Riccio). Primo fra tutti il commissario Gianni Giunti detto “Gannico”, alter ego narrativo del protagonista.

Io che scodinzolo dietro a Gannico, inventandomi una forza che in fondo non ho mai avuto. Senza di lui, sarei stato solo uno sbirro di condominio, buono a staccare i moduli del codice della strada.

A questo manipolo di uomini sono legati i pochi valori positivi che emergono dalle pagine di questo noir: l’amicizia e la solidarietà. La voce narrante li definisce “gladiatori”, una metafora che serve da motivo conduttore e radica il narrato nella città di Roma. Ma questa non è la Roma dei turisti e del Colosseo. È piuttosto il palcoscenico di politici malavitosi, burocrati che insabbiano le indagini e magistrati corrotti. È una cloaca dove si prostituiscono sia le ragazzine sia le schiave dell’est.

Mi volto a osservare Roma, questa riprovevole e meravigliosa cagna urlante.

La narrazione è avvincente, ricca di colpi di scena. Fino alla fine, il lettore non saprà se i colpevoli di efferati delitti verranno consegnati a una qualche forma di giustizia, o se riusciranno a godere dell’ordinaria impunità. Non è del tutto scontato che gli agenti riescano a riportare a casa la pelle.

La storia colpisce duro fino alla fine, con un climax che si serve del tema del sacrificio, in sintonia con la metafora del gladiatore.

Non aspettatevi sconti consolatori da questo thriller: è un noir superlativo, che vi terrà incollati a gironi infernali, nella speranza di vedere una luce alla fine del tunnel. Talmente noir, che dovrà essere il lettore a decidere se questa luce traspare delle ultime righe. Oppure no.

A cura di Patrizia Vigiani

http://www.club-der-progressiven.de/

 

 

Mauro Marcialis


è nato a Roma nel novembre del 1972 e vive a Reggio Emilia. Ha pubblicato i thrillerLa strada della violenza (Mondadori, 2006), Io & Davide (Piemme, 2008) e Dove tutto brucia (Piemme, 2011). Ha riscosso un notevole successo di pubblico e di critica anche con i suoi romanzi storici: Spartaco il gladiatore (Mondadori, 2010), Il sigillo dei Borgia (Rizzoli, 2012) e Il falco nero (Rizzoli, 2014).

 

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