Se mai un giorno




Recensione di Sara Pisaneschi


Autore: Marco Vichi

Editore: Guanda

Genere: Narrativa

Pagine: 281

Anno di pubblicazione: 2018

Sinossi. Un uomo alle prese con i dentisti, un altro con i mutui bancari, entrambi esasperati e alla fine beffati. Un inquietante vicino di casa con cui sarebbe stato meglio non avere rapporti. Una imprevedibile trappola per ubriachi nel corso di un festival letterario. L’intensa lettera alla figlia di un padre che ha speso la vita nei Servizi Segreti. Una bambina vittima di un padre orco. Due ragazzi che si avventurano di notte tra gli scaffali di una biblioteca attratti dall’incanto dei libri. Il lato buio di una vita normale. E poi un inedito, drammatico, affascinante Oriente, così lontano e allo stesso tempo così vicino… E ancora tanti uomini e donne, di questo e dell’altro mondo, tutti abitanti di un pianeta popolato di personaggi drammatici, comici, misteriosi,violenti o dolorosamente inermi, tutti a loro modo ribelli. Storie e destini che chiedono di essere ascoltati.

Recensione


Conoscevo Marco Vichi solo attraverso il suo commissario Bordelli, ed è stata una bella sorpresa, per me, questa raccolta di racconti ironici, irriverenti, commoventi. Vichi ci parla di umanità, di sopravvivenza e di quanto sia difficile, a volte, sentirsi adeguati nei vari momenti della nostra vita. Al lavoro, con gli amici o semplicemente all’interno della famiglia, nido accogliente per antonomasia, che non sempre lo è.

Racconti di vite in trappola, incatenate a terra dalla monotonia, dalla dipendenza, dal conformismo. Ci mostra uomini e donne come potremmo essere noi quando, messi alle strette, reagiamo nell’unico modo che riteniamo possibile.

La scoperta del più grande tesoro del mondo, la biblioteca.

Un uomo che si racconta alla figlia nell’ultimo giorno di vita da agente segreto per spiegare come la sua vita sia radicalmente cambiata nel momento esatto in cui ha stretto quella manina nella sua.

Un macellaio ottuso e ignorante che non capisce i profondi bisogni della figlia e la riporta dove l’ha trovata.

Una persona che, dopo aver perso l’amore della sua vita, capisce dopo lungo tempo che può tornare ad amare.

Un Michelangelo che, rinchiuso, parla e si confronta con le sue opere.

La rabbia di una figlia adottata.

Questo e molto altro, fino ad arrivare alla seconda parte, interamente occupata da racconti di vita vera in piccoli paesi del Bangladesh. Lontani, eppure così vicini. Dove la vita è una continua lotta per la sopravvivenza. Dove ogni cosa, anche la più piccola, è una grande conquista. Dove non è facile neanche prestare aiuto e dove la giustizia è molto diversa da come siamo abituati a considerarla. Un mondo fatto di persone meravigliose e dalla più vile feccia (in questo non c’è alcuna differenza) e dove i più deboli non hanno ancora voce.

“Tradizione non è sinonimo di giusto, e nemmeno di giustizia. Anche in Italia la mafia è tradizione, ma se non ci fosse sarebbe meglio. L’uomo va avanti. Quello che prima andava bene, oggi può essere considerato un’ingiustizia, o addirittura una crudeltà… Capite cosa voglio dire?”

I dialoghi sono molto presenti e hanno la funzione di mettere a fuoco, in maniera fulminante, personaggi e situazioni. Perfettamente combinati a questi sono presenti anche racconti che oserei definire aulici, in cui il richiamo a luoghi o persone viene descritto in modo del tutto evocativo, profondo e molto commovente.

Per chi, come me, ama i racconti, questa è una raccolta assolutamente da non perdere.

Marco Vichi


Marco Vichi scrive su riviste e quotidiani ed è stato il curatore di antologie come “Città in nero” e “Delitti in provincia”. Vive nelle Colline del Chianti.

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