Sentenza artificiale




Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore: Barbara Baraldi

Editore: Chiarelettere

Collana: Narrazioni

Anno edizione: 2020

Pagine: 224 p., Brossura

Sinossi. Saremo giudicati da un algoritmo? Un romanzo così verosimile da sembrare un incubo

Cassia si lasciò cadere sullo schienale della sedia. ‘Siamo a un punto morto. Non c’è modo di capire lo scopo del virus, lo schema di duplicazione, né tantomeno il meccanismo di accesso alla rete. Tutto quello che sappiamo è che è sorprendentemente aggressivo.’ Al punto di arrivare a uccidere, evitò di aggiungere.”

In un’aula del palazzo di giustizia di Roma, gremita di giornalisti e tecnici ministeriali, il visionario manager Aristotile Damanakis presenta LexIA l’algoritmo di “sentenza artificiale” che rivoluziona il processo penale: a stabilire la colpevolezza di un imputato sarà un programma in grado di considerare ogni aspetto del caso, dalle circostanze alle prove, dalle testimonianze alle attenuanti, rendendo superfluo ogni intervento umano. Basta un algoritmo per decidere se una persona ha commesso o no un delitto. Ma a scombussolare i piani del governo ci pensa l’affascinante e coraggiosa Cassia, che scopre un’anomalia mimetizzata nel codice di LexIA che potrebbe comprometterne l’imparzialità. La ragazza non ha dubbi: qualcuno ha violato la sandbox di protezione del sistema. Chi sta mettendo le mani sulla riforma della magistratura? Chi è disposto a uccidere pur di manipolare le sentenze? Da quel momento Cassia diventa un bersaglio. Come lei è stata in grado di vedere l’anomalia, qualcuno – attraverso l’anomalia – ha visto lei. Qualcuno che è disposto a tutto pur di coprire le proprie tracce. Nel complotto sono implicati gli stessi organismi che dovrebbero garantire l’imparzialità della giustizia e Cassia è determinata a fermarli a qualunque costo. Barbara Baraldi costruisce una trama incalzante e coinvolgente, ambientata in un futuro che potrebbe benissimo essere già presente, e ci sbatte in faccia con la maestria di una scrittrice di razza una domanda sempre più pressante che in pochi sono disposti a porsi: se nessun uomo è al di sopra della legge, può esserlo una macchina?

RECENSIONE


“(…) Le innovazioni sono inarrestabili catalizzatrici dei cambiamenti economici e sociali. L’invenzione delle banche ha reso possibile il Rinascimento. E i venditori di fruste per carrozze non sono riusciti a fermare la diffusione delle automobili, nonostante i tentativi di protezionismo.” “E potresti dire in tutta onestà che sia stato un bene?”

Sentenza artificiale non è un romanzo.  E’ una bomba. Goosebumps. Letteralmente le pagine esplodono tra le mani e aprono la pista agli sbalorditivi cliffhangers con i quali termina ogni capitolo.

E’ la prova provata, sebbene non ci fossero dubbi, che Barbara Baraldi sia autrice stilisticamente sopraffina,  mai banale o ripetitiva, regina del thriller inteso e intriso di tutta la sua componente adrenalinica e della sua caratteristica primaria,  e sine qua non, di nutrirsi di dubbi e aspettative forniti e fruiti  dall’incalzare degli eventi verso scenari che si rivelano poi totalmente inaspettati.

Ed è qui che Baraldi fa la differenza. Nello riuscire ad articolare un plot di tale e tanta suggestiva, scenografica, coerente potenza, facendolo poggiare su fondamenta di pensiero etico e filosofico.

Futuribile? Futuro?

Quanto mai attuale oggi, in uno dei momenti storici contemporanei nei quali più ci sentiamo fragili, pieni di dubbi, fallaci e duramente colpiti nella nostra umana capacità di leggere ed interpretare gli eventi, i fatti.

Lei crede in una forma di giustizia superiore?” “Le faccio io una domanda” ribattè Colbran. “Se nessun uomo è al di sopra della legge, può esserlo una macchina?”

E’ possibile che una macchina possa arrivare a sostituire un intero apparato di giustizia?

Possa farsi garante di una forma di giustizia scevra da componenti pregiudiziali o soggettive?

Asettica e super partes?

Questo il grande dilemma etico che pone “Sentenza artificiale”.

Facendo la tara ad interessi politici ed economici, ognuno di noi può interrogarsi e cercare risposte, portando a suffragio certuni elementi piuttosto che altri.

Personalmente la teoria che sposo è che laddove vi siano interazioni umane, sia l’umano imprescindibile.

una IA non è in grado di distinguere tra il “bene” e il “male” come li intendiamo noi, così come non può prescindere dalle convinzioni dei suoi progettisti. Si limita ad applicare dei regolamenti, prendendo decisioni di importanza cruciale sulla base della rappresentazione astratta di una realtà che non può capire, perchè priva di coscienza. LexIA non è in grado di provare compassione, per esempio. E intelligenza senza empatia equivale a sociopatia.”

Una IA, pur programmata con tutte le conoscenze e gli elementi e gli algoritmi del caso, non sarebbe, ad esempio, in grado di scrivere un romanzo, questo romanzo.

Le mancherebbe il fattore sorpresa pensato con originalità e non riprodotto su basi logico matematiche, le mancherebbe la scelta delle parole, pensiamo a quanti sinonimi possa avere ogni termine della nostra lingua e solo uno risponda alla sensibilità di quanto si intenda dire, le mancherebbe la capacità di ideare e rappresentare personaggi vividamente umani e non pallidi cloni di fototipi.

Le mancherebbe Barbara Baraldi, in una parola sola.

E arriviamo a lei, la protagonista di “Sentenza artificiale”, Cassia Kas Niro.

Si era infranta la barriera che separava la sua attività in rete dalla sua vita nel mondo reale. Si reputava una hacker piuttosto scaltra ma, per la prima volta nella vita, si era scontrata con un avversario scaltro quanto lei e di cui non era in grado di immaginare le intenzioni.

Viene spontaneo, per chi legge Baraldi, far correre il pensiero ad Aurora Scalviati, la profiler del buio protagonista di una celebre ed amatissima serie ed entrata visceralmente ed empaticamente nei cuori e nell’immaginario dei lettori.

Sarebbe stato facile modellare una nuova eroina sullo stile di Aurora, prestandole punti di forza e caratteristiche di comprovato appeal.

Ma no.

Neppure lontanamente.

Cassia Niro, porta la sua cifra già nel suono del nome, Cas, quello che in chimica identifica numericamente una ed una sola sostanza chimica.

E così è Cassia, unica e peculiare, sorprendente fino all’ultima riga, che i colpi di scena non sono solo fatti di azione ma anche, scopriremo, di emozione, eppure, già famigliare nel senso più vivo del termine.

(…) non c’è nessuna difficoltà che tu non possa superare, se ragioni al di fuori degli schemi  imposti dal problema. Adatta il tuo pensiero alla soluzione che vuoi ottenere. (…) Il nostro maggiore vantaggio è proprio quello di essere umani.”

Non c’è nessuna storia che tu non possa raccontare, così magnificamente bene, se ti chiami Barbara Baraldi.

 

 

 

Barbara Baraldi


è autrice di thriller e sceneggiature di fumetti. Pubblica per Giunti editore la serie “Aurora Scalviati, profiler del buio” di cui fanno parte i romanzi Aurora nel buio (2017), Osservatore oscuro (2018) e L’ultima notte di Aurora (2019). Nel corso della sua carriera ha pubblicato romanzi per Mondadori, Castelvecchi, Einaudi e un ciclo di guide ai misteri della città di Bologna per Newton & Compton. Tra il 2014 e il 2015 ha collaborato con la Walt Disney Company come consulente creativa. Dal 2012 scrive per la serie “Dylan Dog” di Sergio Bonelli Editore. È vincitrice di vari premi letterari, tra cui il Gran Giallo città di Cattolica e il Nebbia Gialla. È trai protagonisti di Italiannoir, documentario sul thriller italiano prodotto dalla Bbc. I suoi libri sono accolti con favore dalla critica e dal pubblico e sono pubblicati in vari paesi, tra cui Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Dal 2010 tiene lezioni e corsi di scrittura creativa per adulti e ragazzi in collaborazione con le scuole secondarie di primo e secondo grado.

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