Serenata senza nome




Recensione di Antonella Auriello

Autore: Maurizio de Giovanni

Editore: Einaudi

Pagine: 374

Genere: Thriller

Anno Pubblicazione: 2016
 
 
 
 
 
 

C’è chi parte per lasciarsi tutto alle spalle.
C’è chi parte perchè non ha più speranze.
C’è chi parte per crearsi una nuova vita.

Vincenzo no, lui parte per tornare.
Perchè Vincenzo è partito, ma non se ne è mai andato…

Però, tornare dopo 15 anni pensando che nel frattempo nulla sia cambiato, tornare e non ritrovare ciò che si è lasciato solo temporaneamente, continuando a sognarlo e desiderarlo tutti i giorni, è devastante.
E’ questo il tema intorno a cui ruota il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni: la perdita. La perdita di un amore, della speranza, del futuro tanto sognato, atteso, desiderato.

“Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi” (Einaudi Stile libero) è il titolo che prende spunto dalla famosissima, bellissima e struggente canzone napoletana “Voce ‘e notte” (Nicolardi, De Curtis, 1903); una canzone che parla appunto di una perdita, quella di una donna che non ha saputo, non ha voluto o potuto aspettare; una canzone che, come tutte le serenate, è un messaggio, qualcosa che si vuol far sapere, qualcosa che si ha bisogno di comunicare.

Una canzone che diventa la colonna sonora di una storia che de Giovanni narra, come sempre, in maniera mirabile, mescolando all’omicidio ed all’indagine che ne deriva, passioni, amori, dolori, rimpianti, nostalgie; sentimenti forti che si impongono sul grigiore di un autunno piovoso in una Napoli dall’atmosfera retrò degli anni trenta.

Una girandola di personaggi ruota intorno al protagonista assoluto della serie noir, il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, sempre più angosciato dal dolore che si porta dentro (dolore causato dal Fatto, cioè la capacità che ha di cogliere le ultime parole delle vittime di morte violenta) e sempre più tormentato dalla consapevolezza che questo dolore non può essere trasferito e dunque condiviso con la persona da lui tanto segretamente amata, Enrica.

Personaggi che, ciascuno a causa dei propri sentimenti di rabbia, di odio, di amore, di rimpianto, potrebbero aver avuto un valido motivo per assassinare un ricco commerciante di tessuti, anche se, data l’evidenza della situazione, il maggiore indiziato è lui, Vincenzo Sannino detto Vinnie, ex pugile emigrato negli Stati Uniti e ritornato per riprendersi la sua amata Cettina, lasciata quando erano ancora dei ragazzi per andare a fare fortuna all’estero e potersi così permettere di ritornare e di sposarla.

Spetta a Ricciardi, come sempre, non farsi fermare dalle apparenze, farsi guidare dal suo intuito, dalla sua sensibilità e dalla sua capacità tanto terribile di sentire i morti, per riuscire dipanare una matassa tanto ingarbugliata e scoprire quindi la verità vera, non quella troppo ovvia e scontata a cui tutti credono.

Anche quest’ultimo componimento di de Giovanni è un romanzo corale, dove a pagine di struggente poesia si alternano pagine esilaranti i cui protagonisti, Maione e Bambinella, regalano momenti di puro divertimento; dove i personaggi sono tanti ma ciascuno talmente ben descritto che nessuno risulta di contorno; dove gli interludi non sono riempitivi, ma costituiscono essi stessi il romanzo ed anzi contribuiscono alla comprensione del tema di fondo; pagine dove il lettore non può evitare di farsi coinvolgere e prendere posizione per l’uno o per l’altro; pagine, infine, dove la città di Napoli è essa stessa personaggio e protagonista della storia, con le sue contraddizioni ataviche, con i suoi colori, ma anche con le sue ombre, con i profumi, i suoni e soprattutto con le sue passioni dolci, ma anche tanto amare….

“VOCE ‘e NOTTE”

(Nicolardi – De Curtis)

Si ‘sta voce te scéta ‘int’ ‘a nuttata,
mentre t’astrigne ‘o sposo tujo vicino…
Statte scetata, si vuó’ stá scetata,
ma fa’ vedé ca duorme a suonno chino…
Nun ghí vicino ê llastre pe’ fá ‘a spia,
pecché nun puó’ sbagliá ‘sta voce è ‘a mia…
E’ ‘a stessa voce ‘e quanno tutt’e duje,
scurnuse, nce parlávamo cu ‘o “vvuje”.

Si ‘sta voce te canta dint”o core
chello ca nun te cerco e nun te dico;
tutt”o turmiento ‘e nu luntano ammore,
tutto ll’ammore ‘e nu turmiento antico…
Si te vène na smania ‘e vulé bene,
na smania ‘e vase córrere p’ ‘e vvéne,
nu fuoco che t’abbrucia comm’a che,
vásate a chillo…che te ‘mporta ‘e me?
Si ‘sta voce, che chiagne ‘int’ ‘a nuttata,
te sceta ‘o sposo, nun avé paura…
Vide ch’è senza nomme ‘a serenata,
dille ca dorme e che se rassicura…
Dille accussí: “Chi canta ‘int’a ‘sta via
o sarrá pazzo o more ‘e gelusia!
Starrá chiagnenno quacche ‘nfamitá…
Canta isso sulo…Ma che canta a fá?!…”

 
 

 

Maurizio de Giovanni


 Maurizio de Giovanni nasce nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Il personaggio gli ispira un ciclo di romanzi, pubblicati da Einaudi Stile Libero, che vince diversi premi (Premio Viareggio, Premio Camaiore). Nel 2012 esce per Mondadori Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l’ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, ambientata nella Napoli contemporanea e pubblicata da Einaudi Stile Libero. Nel 2014, sempre per Einaudi Stile Libero, de Giovanni ha pubblicato anche l’antologia Giochi criminali (con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli). In questo libro appare per la prima volta il personaggio di Bianca Borgati, contessa Palmieri di Roccaspina, sviluppato in Anime di vetro.  Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Russia, Danimarca e Stati Uniti.De Giovanni è anche autore di racconti a tema calcistico sulla squadra della sua città, della quale è visceralmente tifoso, e di opere teatrali.