Sorelle




 SORELLE

di Maurizio de Giovanni

Rizzoli 2023

Collana, Nero Rizzoli
thriller, pag. 272

Sinossi. Una nuova indagine per l’ex agente segreto Sara Morozzi, una forsennata corsa contro il tempo. Teresa Pandolfi ha esagerato. Questo pensa chi l’ha rapita. La sfacciata, attraente bionda a capo dell’Unità segreta dei Servizi deve essere messa a tacere. Prima di farla fuori, però, serve la certezza che non abbia lasciato prove compromettenti per il loro sistema di potere. Intanto Sara è in crisi. Diverse come il giorno e la notte, lei e Bionda sono amiche, colleghe, rivali. Più ancora: sorelle. Dal giorno in cui non le risponde a un messaggio, Mora ha capito: Teresa è in pericolo di vita. Lei è disposta a qualsiasi cosa per salvarla, con Viola, Pardo e persino Boris, il colossale Bovaro del Bernese. Al suo fianco la risorsa più preziosa, l’ex agente Andrea Catapano, che con Bionda e Mora ha condiviso gli anni migliori. Così comincia una forsennata corsa contro il tempo. Per capire se esistono delle prove, unica merce di scambio per la liberazione di Teresa, Sara dovrà scavare dentro tutto ciò che sa di lei. Tornare alle indagini di ieri, collegarle a quelle di oggi. Ma dovrà soprattutto schiudere lo scrigno dei ricordi, anche i più minuti, all’apparenza insignificanti, che ognuno di noi cela a propria insaputa in fondo al cuore. Lì in mezzo, Mora potrebbe indovinare la pista giusta, a cui arriverebbe – in uno slancio dell’anima – soltanto una sorella.

 Recensione di Sabrina de Bastiani

Che ti metti?

C’era una sola persona con la quale aveva parlato di sentimenti, rifletté. Una sola persona ad averla capita e aiutata, anche se era così diversa da lei. Una sola persona a cui avrebbe chiesto consiglio.

Afferrò il cellulare e mandò un messaggio a Teresa.

Sorrise, digitando, perché immaginò il sopracciglio di lei che si alzava, e il ghigno

beffardo di fronte al codice che definiva luogo e orario dell’incontro.

Sorrise, perché immaginò che Bionda avrebbe risposto con il consueto, laconico assenso.

Sorrise, perché sarebbe stata lei, Teresa, a dirle cosa mettersi.

Che ti metti?

Quanta intimità in questa domanda, quanta cura, quanta partecipazione, quanta attenzione racchiudono queste tre parole.

Quanta fiducia in chi a questa domanda risponde e dall’altra voce attende consiglio, guida.

Sono, come spesso, come sempre a mio avviso, i dettagli a fare la differenza e Maurizio de Giovanni è maestro a illuminarli, a usare le parole, sceglierle,  per condurre oltre le parole, dritto all’anima di un rapporto, dritto al cuore dei personaggi. E  dei lettori.

 Sorelle. Una storia di Sara” è un romanzo che si gioca la partita proprio sui dettagli, sulle percezioni, e  che ribalta l’agnizione tipicamente e psicologicamente noir del  rendersi conto di quanto poco si conoscano le persone vicine, a favore del sorprendersi scoprendo di conoscere le persone davvero vicine molto più di quanto si pensava.

Nell’episodio ad oggi  più introspettivo e allo stesso tempo   denso di rivelazioni del ciclo di Sara, de Giovanni si supera nel gestire una trama dove le pedine che contano sono più d’una e tutte, per un motivo o per l’altro,  chiamate ad una discesa in campo sul filo del rasoio, dove una parola in più o in meno può ribaltare completamente le sorti di un piano, dare la vita o la morte.

Contrapposizioni, il bene e il male, il vecchio e il nuovo, dico di metodi  e dico  di persone, concetti così antitetici, si fanno ombré nel loro scontrarsi, nelle loro inevitabili intersezioni, in quel graffio diagonale  su una fotografia che rivelerà  a Sara Morozzi più di quanto mostri la fotografia stessa.

Il disagio le veniva dal fatto che quel posto trasudava dolore, vicende terribili e ignote, facce oscure di migliaia di donne e uomini i famosi e sconosciuti. Le dava i brividi pensare che quella montagna di informazioni, rapporti, verbali, registrazioni, fotografie e ritagli di giornale raccontasse un Paese e un mondo sordidi e maleolenti che abitavano indisturbati strade e piazze percorse da tutti. 

La prova alla quale i protagonisti vengono chiamati ha  il sapore dell’epica, pur se sussurrata, perché nel mondo esperito da  Sara, Teresa, Andrea, Massimiliano, non si urla, bensì nel silenzio  si persegue quell’invisibilità che permette di vedere

Ha il gusto ferroso della resa dei conti, su molti piani, da molti punti di vista, la lotta di potere che sottende il rapimento di Teresa Pandolfi, perché ce lo rivela già l’incipit che di rapimento si tratta.

Ed ecco come dal piano di azione, di indagine, di ricostruzione dei fatti, si arrivi all’indagare  e al ricostruire i passaggi chiave  di un rapporto umano maiuscolo e imprescindibile. 

Per la prima volta nella serie le protagoniste di questo romanzo,  Sara e Teresa,  non sono, tranne che  per  una scena, presenti insieme nelle pagine che raccontano il presente. 

Al contrario lo sono, a doppia mandata, per tutta la costola narrativa  che ne ripercorre i momenti fondanti della loro storia nel passato.

Siamo due sorelle che si sono scelte, che non si sono trovate per caso nello stesso posto e nella stessa famiglia. (…)  Le sorelle non sono come le amiche, che possono perdersi di vista. Le sorelle sono unite per sempre. Se succede qualcosa a lei, succede a me. È semplice, ed è così.

Per la prima volta anche la fisicità di entrambe va  a compenetrarsi,   quasi a sovrapporsi, a mostrare quanto queste sorelle diverse, possano essere   due facce che compongono la  stessa medaglia.

Niente più fascino, niente bellezza, niente charme. Nessun segno di avvenenza né di femminilità.

Come un lampo, le venne in mente Sara. La sua gemella diversa, cara al cuore di una Teresa che non esisteva più.

Avvince questo  gioco di specchi, labirintico, tensivo, tra connivenze, ispettorati, servizi segreti bulgari, tra un  presente che affida l’unica possibilità di comunicazione ai ricordi di un passato doloroso, ma in qualche modo salvifico, perché in quel passato c’era Mora, perchè in quel passato c’era Bionda. 

Perché erano, l’una per l’altra. 

Perché si salveranno solo se sarà ancora, oggi,  cosi. 

«E allora che cosa rimane, del passato? Che cosa ci portiamo dietro?».

«Rimangono i sentimenti (…). L’impronta di ciò che si è provato, passioni,amori, vicinanze. E si resta impegnati al sostegno. Alla presenza.

L’uno per l’altra, sempre. Perché se si è stati davvero uniti, lo si rimane in eterno.

Sarà così?

Sara è. Così. 

E una volta di più, ci innamora. 

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Maurizio de Giovanni


Maurizio De Giovanni ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del doloreLa condanna del sangueIl posto di ognunoIl giorno dei mortiPer mano miaVipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuoreAnime di vetroSerenata senza nomeRondini d’invernoIl purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba, Caminito (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con BuioGeloCuccioliPaneSouvenirVuotoNozzeFiori, e Angeli, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.