Souvenir




Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore: Maurizio de Giovanni

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi Sile libero big

Pagine: 328

Genere: Giallo

Anno di pubblicazione: 2017

A ottobre il tempo è ancora indeciso. Un giorno fa caldo, quello dopo il freddo e l’umidità ridestano la gente dall’illusione di una vacanza perenne e la riportano alla realtà. Anche il crimine, però, si risveglia. Un uomo viene trovato in un cantiere della metropolitana privo di documenti e di cellulare; qualcuno lo ha aggredito e percosso con violenza. Trasportato in ospedale, entra in coma senza che nessuno sia riuscito a parlargli.

Di far luce sull’episodio sono incaricati i Bastardi, che identificano la vittima: è un americano in villeggiatura a Sorrento con la sorella e la madre, un’ex diva di Hollywood ora affetta da Alzheimer. Recandosi a piú riprese nella cittadina del golfo, vestita fuori stagione di un fascino malinconico, i poliziotti si convincono che la chiave del caso sia da ricercare in fatti accaduti là molti anni prima.

Incrociando il presente con un passato che hanno conosciuto solo al cinema, i poliziotti di Pizzofalcone, ciascuno sempre alle prese con le proprie vicende personali, porteranno alla luce un segreto custodito con cura per cinquant’anni, una storia d’amore e di sacrificio indimenticabile come un vecchio film.

RECENSIONE


Partiamo da un presupposto. Io, di Maurizio De Giovanni, leggerei anche la lista della spesa.

Da anni, dalle sue prime prove, nutro un amore sviscerato per ciò che scrive e per come lo scrive.

Ed è per questo che mi sono chiesta se avesse un senso che facessi la recensione del suo ultimo libro, “Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone”.

Poi, la mia bimba torna dall’asilo con un fascio di disegni nello zainetto. Li guardiamo insieme e sono tutti bellissimi perché li ha fatti lei.

No, per niente.

Cioè. Sì sono bellissimi perché li ha fatti lei, ma ce ne sono di riusciti bene e ce ne sono di “pasticciati”, e lo distinguo chiaramente, anzi sono quasi più critica con lei di quello che sarei con altri bambini, proprio perché le voglio bene e vorrei vederla sempre, non la migliore in assoluto, ma al suo meglio.

Mi rendo così conto che, di fatto , mi sono sempre approcciata “criticamente” e non a priori a Maurizio De Giovanni.

Non è dunque un limite mio, ma è colpa dell’Autore se anche questa volta non posso che dire, senza svelare troppo, della (tanta) bellezza di questo romanzo.

Che non è “solo” un giallo particolare ed innovativo, a livello strutturale, nella produzione di De Giovanni, ma anche un’ ”assoluzione” a tutti noi, per i nostri rimpianti.

Qui Ottobre è sempre troppo carico di promesse non mantenute, Souvenir invece mantiene, promesse, premesse e aspettative.

La vicenda ha origine nel passato, negli anni d’oro del cinema hollywoodiano, e sulla rotta di un ricordo, di un Souvenir, arriva ai giorni attuali, coinvolgendo in un’indagine scaltra e serrata la squadra dei Bastardi, per efficienza, affiatamento ed intelligenza investigativa sempre più Bastardi, ma significativamente, adesso, Bastardi agli occhi dei criminali, non più a quelli della legge e dei suoi appartenenti e apparati.

La presa di coscienza dei propri mezzi ed una rinfrancata fiducia in se stessi, fa sì che per la prima volta nelle vicende di Pizzofalcone, la definizione e la risoluzione del crimine avvenga, sempre nei margini della legge, seppur borderline, ma in maniera più “ furba”, meno vincolata al dover presentare prove inoppugnabili per rafforzare la propria credibilità, perché l’autorità di Lojacono e della squadra, forte dei risultati via via ottenuti, può dare a certuni fastidio, ma di fatto non può più essere discussa.

Avevi voglia di verità, e per arrivare alla verità si segue la logica, non la politica. Ora se permetti, devo andare a lavorare.

Il Souvenir, dunque, cui allude il titolo e che è motivante nell’impianto perfetto del romanzo, non è il genere di ricordo pacificante, a cui ci si abbandona come ad una coccola. È piuttosto la cartina di tornasole di una serie di rimpianti (ma non, a mio avviso, di rimorsi) che, in una sorta di amarcord collettivo perché investe tutti i protagonisti, ma individuale perché trova fondamento in motivazioni diverse e personali, fa scaturire e muovere ad ognuno riflessioni importanti.

Si tratta di rimpianti figli di un non detto, di un non aver fatto, che risvegliati dalle attinenze e dalle dinamiche del caso affrontato, finalmente si concretizzeranno in azione, per essere se non annullati, quantomeno risolti. E che ci fanno chiudere il libro con la sensazione che i Bastardi siano arrivati ad una svolta, ma più che mai con la voglia di guardare dietro la prossima curva

Aveva compreso subito che cosa significava quello sguardo, e mai, negli anni che seguirono, pensò di essersi sbagliata. Sguardi del genere dividono la vita in due parti: prima e dopo. Nulla è più come prima, nulla può più esserlo. Decise che non si sarebbe tirata indietro. Che non avrebbe avuto esitazioni.

Maurizio de Giovanni


Maurizio de Giovanni nasce nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Il personaggio gli ispira un ciclo di romanzi, pubblicati da Einaudi Stile Libero, che vince diversi premi (Premio Viareggio, Premio Camaiore). Nel 2012 esce per Mondadori Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l’ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, ambientata nella Napoli contemporanea e pubblicata da Einaudi Stile Libero. Nel 2014, sempre per Einaudi Stile Libero, de Giovanni ha pubblicato anche l’antologia Giochi criminali (con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli). In questo libro appare per la prima volta il personaggio di Bianca Borgati, contessa Palmieri di Roccaspina, sviluppato in Anime di vetro.  Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Russia, Danimarca e Stati Uniti.De Giovanni è anche autore di racconti a tema calcistico sulla squadra della sua città, della quale è visceralmente tifoso, e di opere teatrali.