Storia confidenziale…




 Storia confidenziale dell’editoria italiana

di Gian Arturo Ferrari

Marsilio, 2022

Saggio, pag.368

Sinossi.Chi racconta questa storia di scrittori e editori, stampatori e mecenati, talenti e miserie è stato un protagonista dell’editoria italiana del Novecento. Ha lavorato in case editrici medie e grandissime, si è occupato di patrie lettere e letterature straniere, soprattutto ha incontrato persone e cose, attraversato epoche, inventato collane, assunto e licenziato. Chi racconta somiglia abbastanza all’editoria italiana, elegante e iraconda, generosa e umbratile, colta e commerciale. Perché l’editoria, si legge in queste pagine, è figlia dell’intellettualità e del commercio, non appartenendo in fondo a nessuno dei due. E poi, annosa questione, sono gli editori capitani d’azienda? Esistono ancora come i primi trent’anni del Novecento ce li hanno consegnati? Chi racconta ricostruisce con passione e puntualità una storia che si suppone magmatica, casuale, con accelerazioni improvvise e sacche, costellata di invidie e affetti, rabbie e riconciliazioni, amori e antipatie. Chi racconta sa che attraverso l’editoria si può raccontare la storia d’Italia, quella tra le due guerre e quella degli anni di piombo, quella dei magnifici anni Ottanta e la più recente, quando i protagonisti sono forse meno eroici ma più inattesi. Con tono epico e comico, affettuoso e tagliente, con occhi distanti e nel contempo vicinissimi, Gian Arturo Ferrari ci accompagna nelle avventure umane e culturali degli uomini e delle donne che si sono occupati di scegliere come, quando e quali libri pubblicare in un paese in cui tutti scrivono e pochi leggono.


Recensione di Salvatore Argiolas

L’editoria non è acchiappare farfalle” scrive Gian Arturo Ferrari nel suo libro “Storia confidenziale della letteratura italiana” che si pone a cavallo tra storia, memoir e manuale per chi volesse intraprendere la carriera di editoriale, la figura tecnica che consente al manoscritto di arrivare in libreria e poi poggiarsi nella biblioteche dei lettori.

Nessuno poteva raccontare la lunga storia dell’editoria italiana meglio di Gian Arturo Ferrari che nella sua carriera ha ricoperto i ruoli di maggior responsabilità in diverse case editrici e conosce questo mondo nei più nascosti comparti e ce li presenta con una prosa accattivante e coinvolgente, specie quando rievoca intriganti retroscena sui libri più noti che ha contribuito a far pubblicare e sulle scelte che ne hanno consigliato la scelta.

Il libro è un oggetto olistico che vale di più delle singole parti che lo compongono perché, come asseriva Arnoldo Mondadori, l’editore ci mette in più l’amore che è il segreto del successo di un volume o di una collana.

Non basta infatti un testo buono oppure ottimo ma servono anche tanti ingredienti per creare un bestseller o anche un libro che venda e che ripaghi le spese anticipate perché per andare avanti la casa editrice ha bisogno che i ricavi siano maggiori delle spese e, per quanto possa sembrare venale, è una legge economica che vale per l’editoria come per tutte le altre categorie commerciali anche meno prestigiose e Ferrari, nel suo excursus che comincia parlando delle vite parallele dei due Dioscuri dell’editoria italiana, Angelo Rizzoli e Arnoldo Mondadori, presenta alcuni esempi di editori che non sempre hanno tenuto i conti in equilibrio finendo per dover cedere l’azienda ad amministratori più oculati.

Nel trattare più di cent’anni di vicende editoriali Ferrari fa emergere diverse figure di grandi editori come Valentino Bompiani, Giulio Einaudi, Giangiacomo Feltrinelli, per citare i più noti, che segneranno l’evoluzione della cultura italiana attraverso anche delle lotte di potere, non meno cruente di quelle che avvennero in altri campi industriali.

Forse l’editore più ricco di fascino è proprio Giulio Einaudi perché programmaticamente vuole creare una casa editrice di cultura che non cerca il profitto a tutti i costi e che, a differenza dei suoi colleghi che cercano di “soddisfare i gusti di un generico e misterioso pubblico, ma per creare il suo proprio, il suo lettore”.

E’ proprio questa la caratteristica fondamentale di questa casa editrice tanto originale capace di costruire percorsi culturali di assoluto livello trovandosi però alla fine col fare i conti con la dura realtà che obbliga a curare i bilanci con estrema attenzione e col tempo si trovò anche a subire il mutare del substrato politico che sosteneva vendite e iniziative culturali.

Ricco di interessantissimi ritratti e di sapidi episodi illuminanti per capire l’ambiente dell’editoria, questo saggio traccia anche l’identikit del perfetto editoriale che dovrebbe avere tre occhi:

Il primo è quello del bambino. Semplice, diretto, ingenuo. Vede subito se il libro gli piace. Si lascia catturare, si appassiona. Se non gli piace /all’editoriale, non al bambino) è meglio lasciar perdere.

(…) Il secondo è l’occhio del meccanico. O dell’architetto o dell’orologiaio. Vede la struttura e il meccanismo del libro. (…) Il terzo occhio è il più difficile, perché richiede la capacità di sdoppiarsi. Di vedere il libro non con i propri occhi, ma con quelli del pubblico, di immaginarsi a chi è diretto e immedesimarsi. Bisogna vedere, ma in concreto, fisicamente, il libro finito, con tanto di titolo e di copertina, sul bancone della libreria in mezzo ai suoi confratelli e vedere anche quel tale o quella tale che lo prende in mano e decide, auspicabilmente di comprarlo.”

Dopo aver letto “Storia confidenziale dell’editoria italiana” vedrete con occhi nuovi ogni piccolo particolare di ogni libro che avrete in mano perché capirete che è stato studiato e realizzato con ogni cura per raggiungere l’obiettivo fissato che è quello di essere comprato e letto.

A partire dal titolo, “Il grande titolo non enuncia e non descrive, evoca” che dev’essere scelto con grande precisione e scaltrezza, passando per la copertina e facendo molta attenzione anche al carattere tipografico, ogni aspetto del prodotto librario dev’essere ponderato per veicolare il contenuto in quella che molti, come Pasolini, possono ritenere

l’aborrita mercificazione della cultura. Che è un altro modo per definire l’editoria”.

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Gian Arturo Ferrari


ha perseguito per un certo tratto una doppia vita: da un lato l’insegnamento universitario, dall’altro l’apprendistato editoriale. Collaboratore di Paolo Boringhieri, editor della Saggistica Mondadori nel 1984, direttore dei Libri Rizzoli nel 1986, rientrato in Mondadori nel 1988, nel 1989 ha scelto infine l’editoria libraria come propria unica vita, e si è dimesso dall’università. Direttore dei Libri Mondadori nei primi anni Novanta, è stato dal 1997 al 2009 direttore generale della divisione Libri Mondadori. Dal 2010 al 2014 ha presieduto il Centro per il libro e la lettura, presso il ministero dei Beni e delle attività culturali. Dal 2015 al 2018 è stato vicepresidente di Mondadori Libri. È stato editorialista del Corriere della Sera ed è presidente del Collegio Ghislieri di Pavia. Oltre a Storia confidenziale dell’editoria italiana, è autore di Libro (Bollati Boringhieri 2014) e Ragazzo italiano (Feltrinelli 2020, finalista al premio Strega).