The Warehouse




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Rob Hart

Editore: DeaPlaneta

Traduzione: Carlo Prosperi

Genere: thriller

Pagine: 475

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. C’era un tempo in cui guadagnarsi da vivere e metter radici da qualche parte non era poi tanto difficile. Una casa, un lavoro, una famiglia erano obiettivi alla portata di molti, se non di tutti. Ma quell’epoca, ormai, è solo un ricordo, così distante da sembrare a tratti irreale. Perché oggi è tutto diverso. Oggi c’è Cloud: la megacorporation leader nella distribuzione di prodotti di ogni genere – dai libri agli apriscatole – che in due decenni di politiche aggressive ha letteralmente divorato il mercato globale. Per chi, come Paxton, ha mancato d’un soffio il sogno di mettersi in proprio e si ritrova scornato e al verde, Cloud non è l’ultima spiaggia, quanto l’unica spiaggia: l’occasione di rimettersi in piedi e ripartire da zero, cogliendo al volo l’opportunità di traslocare in una delle tante avveniristiche cittadelle in cui gli impiegati del colosso dell’e-commerce abitano e lavorano in perfetta armonia. Anche Zinnia, ex professoressa, è fresca di assunzione. Ma dietro la facciata di impiegata solerte, nasconde intenzioni pericolose. Perché Zinnia è una spia per conto di misteriosi mandanti, incaricata di colpire Cloud dritto al cuore, eliminandone il fondatore, il vecchio, venerabile Mr Gibson. Quando i destini di Paxton e Zinnia si scoprono indissolubilmente legati forse è già troppo tardi. Troppo tardi per chiudere gli occhi sulla realtà di un mondo caduto ostaggio dell’avidità e del cinismo di pochi. Troppo tardi per tirarsi indietro. Troppo tardi per continuare a fingere che la partita sia persa in partenza.

 

Recensione

In un mondo dove tutto è in vendita, qual è il prezzo della libertà?” si legge sulla copertina di questo romanzo, che ho trovato assai accattivante.

La domanda è decisamente pertinente e calzante anche per la nostra epoca, che si è ormai avviata, forse proprio irreversibilmente, verso la globalizzazione e il monopolio di pochi.

Insomma, gli scenari che il lettore di The Warehouse incontrerà durante la lettura non si discostano troppo nemmeno dal nostro presente, dove alcuni colossi (mi viene in mente soprattutto un colosso mondiale il cui logo inizia con una roboante A (come non capire al volo a chi mi riferisco, eh?) si apprestano a spazzare via i piccoli negozi, imponendo la sua logica di mercato, semplice quanto vincente: varietà, prezzi bassi, disponibilità, velocità nella consegna.

In The Warehouse il processo di globalizzazione è iniziato da tempo, grazie ad una politica del terrore che induce i consumatori a chiudersi in casa, complice alcune stragi che si sono verificate, forse per mano proprio di Cloud (il colosso che ha ormai inghiottito e digerito la piccola distribuzione). In un mondo attanagliato dalla paura, abbruttito dai cambiamenti climatici che rendono l’aria delle città praticamente rovente, desertificato, preda di grandi spostamenti di massa delle popolazioni, azzerato da disoccupazione, povertà e miseria, non rimane che sperare di essere assunti da Cloud, l’unico produttore di beni e servizi che distribuisce all’esterno grazie all’uso di droni. Non rimane che trasferirsi nelle comode “mathercloud, dove i lavoratori dipendenti vivono e lavorano a ritmi disumani, soggetti perennemente ad essere giudicati per mezzo di un sistema incomprensibile, controllati da un fantomatico dispositivo che portano al polso, praticamente svuotati della propria identità, come deportati in moderni lager travestiti da oasi di benessere. Fuori da Cloud esiste solo miseria. Fuori da Cloud sei finito. Fuori da Cloud praticamente seri un uomo morto.

I protagonisti del romanzo sono tre. Ognuno di loro parla dal suo punto di vista, alternandosi come interprete delle vicende. C’è Gibson, creatore di Cloud, genio ribelle che viene dipinto come animato dalle migliori intenzioni ma che è pur sempre vittima inconsapevole del proprio delirio di onnipotenza. Gibson sta morendo e ripercorre con il lettore la propria vita, spesa interamente per creare una potenza, tentacolare e mostruosa il cui scopo ultimo è quello di disarcionare lo Stato dalla guida dell’economia. Un sogno (o un incubo) dai risvolti davvero incredibili!

C’è Paxton, ingenuo e sognatore, che ha dovuto rinunciare alla sua idea imprenditoriale a causa proprio di Cloud, che ha carpito la sua idea e l’ha svenduta, inducendolo al fallimento. Paxton lavora per Cloud per vendetta; per guardare negli occhi l’uomo che ha distrutto i suoi sogni. Ma il suo è un animo semplice e corruttibile. Paxton è il tipo di uomo la cui amara disillusione lo porta a desiderare di essere apprezzato, anche solo con una sola parola in cui possa trovare un po’ di calore umano. E così finisce per perdere di vista i suoi propositi di vendetta per amalgamarsi al sistema.

E infine c’è Zinnia, una spia, il cui compito è distruggere Cloud. Zinnia è molto arguta e userà Paxton per i suoi scopi.

Chissà se Zinnia riuscirà nell’impresa, che appare impossibile. Chissà se Paxton troverà il modo di evadere dalla gabbia dorata di Cloud, che offre, seppur a caro prezzo, un lavoro, un tetto e una vita, in cambio di un mondo malato terminale, punteggiato di città morte, distorto dalle onde di calore, senza nessuna speranza se non quella di morire di fame o di sete.

Forse è semplice distruggere il demone. Forse basta poco, perché a volte è proprio una cosa che appare grande ad essere, in realtà, fragile come cristallo. Ci vuole coraggio, il coraggio che per l’Uomo è innato. Ci vuole coraggio e cuore.

Durante la lettura sono due gli stati d’animo che mi hanno coinvolto: la consapevolezza della portata profetica del romanzo, che mostra una società del tutto coerente con ciò che già vediamo accadere oggi e l’adrenalinica curiosità di vedere, indovinare, sapere ciò che succederà.

The Warehouse è davvero un romanzo notevole. L’ho apprezzato molto proprio perché mostra con agghiacciante semplicità la strada su cui l’uomo ha deciso di incamminarsi e lo fa con maestria, regalando gradevolissimi intrecci, personaggi ben caratterizzati e con una scrittura scorrevole ed efficace. Enorme lo spunto di riflessione che regala; meravigliosi i passaggi in cui si palesa la sconfinata grazie e purezza che l’uomo ha a disposizione, che può semplicemente cogliere grazie alla sua sensibilità e alla sua intelligenza. L’uomo ha un mondo sconfinato che pullula di vita e di bellezza e deve solo affinare l’occhio e far vibrare il cuore per gioirne appieno.

Dunque un romanzo che parte da una fantasia che fa un po’ paura e vira deliziosamente verso la celebrazione dell’uomo e del mondo perfetto che lo circonda.

 

 

 

Rob Hart


 ha lavorato come giornalista, direttore editoriale di una importante casa editrice digitale dedicata al mondo del thriller, portavoce di un politico, e come membro del consiglio comunale della città di New York. Insieme a James Patterson, ha scritto a quattro mani il thriller Scott Free. The Warehouse , romanzo conteso dalle migliori case editrici, diventerà presto un film diretto da Ron Howard.

 

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