Travolti da un insolito delitto




Recensione di Elvio Mac


Autore: Corrado Pelagotti

Editore: Fanucci

Genere: Gialli e thriller

Pagine: 256

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Che fine ha fatto Fabio Mentone? Nella Milano del business e della produttività a qualunque costo, la scomparsa di un dirigente porta un’ombra di incertezza nella quotidianità della sede italiana di una importante multinazionale. Umberto De Santis è un responsabile marketing ed è sulla lista nera del grande capo, l’arrogante ingegnere Caio Massimo Siniscalchi detto ‘Il Tartarugo‘, un tagliatore di teste dal lauto stipendio e premi a cinque zeri: più licenzia, più guadagna. Incuriosito dalle assenze del suo collega Mentone e sospettoso per natura, Umberto comincia una sua personale indagine mentre ogni giorno deve vedersela con colleghi invidiosi, segretarie provocanti e disinibite, e Valentina, un’impiegata che sembra ‘la donna da sposare’. Insomma, una vera lotta quotidiana. A rovinargli ancor di più la vita c’è l’arrivo della sorella, lavativa, opportunista e disarmante: gli si piazza in casa e non si schioda più. In questo trambusto che è la sua routine, il nostro detective impiegato scoprirà una verità tanto inattesa quanto sorprendente e per la prima volta sarà protagonista del destino degli altri. Un destino che nasconde uno spietato assassino.

Recensione

Umberto De Santis vive un periodo nel quale condivide più intimità durante i tragitti sui mezzi pubblici che nei rapporti sentimentali, lui è un broker assicurativo, ovvero offre alle aziende le migliori polizze assicurative contro l’incendio, il furto, la responsabilità civile, gli infortuni. Il suo lavoro consiste soprattutto nel realizzare presentazioni, impostare slides sulle quali si punta tutto per impressionare un cliente. Quello che conta è una cosa sola, l’immagine. Servono grafici, colori, inutili ridondanze da far apparire, idiozie imprescindibili per i clienti e per i datori di lavoro.

Questo è quello che fa Umberto, anche se il suo sogno è diventare un regista. Questa sua passione gli permette di vedere nelle situazioni del quotidiano, le inquadrature che userebbe, la luce che servirebbe per rendere magnifiche le sue scene, oppure associa circostanze improvvise che accadono in ufficio, a indimenticabili scene di grandi film che gli tornano in mente.

Dove lavora Umberto, ci sono solo personaggi viscidi e arrivisti a ricoprire i posti strategici dell’azienda, questo non fa più parte della finzione narrativa perché è così anche nella realtà. Infattisembra non sia possibile che una persona buona e simpatica possa essere anche qualificata per un ruolo dirigenziale, il buon capo non esiste. I cattivi hanno capito qualcosa che i buoni ignorano.

A 42 anni Umberto fa il punto della sua vita, ha un lavoro alienante, un sogno irrealizzato, una situazione sentimentale fallimentare che lo vede succube di due donne, non ha amici e le sue sbronze occasionali sono con i colleghi. Ma le riflessioni profonde durano poco nella sua testa, è sempre un barcamenarsi tra il sex appeal di Margherita e il fascino di Valentina, un lavoro da portare a termine, un collega da evitare o un pettegolezzo da approfondire. Un immaturo che si definisce schizofrenico sentimentale.

Forse è anche per questa mancanza di carattere che decide di indagare sulla scomparsa del collega,manca infatti una vera spiegazione che motivi la sua condotta, non c’è un fine ultimo o un legame di amicizia, ma solo una smisurata curiosità. Durante questa ricerca, prima del collega e poi di un assassino, le sue ipotesi sono poco attendibili, così come le decisioni che prende. Umberto inventa molte scuse e racconta un sacco di balle per seguire la sua linea di indagine.

C’è un argomento subdolo in questa storia, ed è la tristezza provocata dall’insoddisfazione da lavoro, dove per sentirsi adeguati si devono indossare abiti firmati e cravatte alla moda. Si notano molto le descrizioni delle persone focalizzate sull’estetica. Le persone si valutano per quello che possiedono, non per quello che sono, l’importanza è data solo dalla mansione che ricoprono e dallo status raggiunto.

Si parla molto di grandi aziende, dei loro meccanismi giganteschi che tritano le persone quasi annullandole. Ho ritrovato molte cose che ho vissuto personalmente, le fissazioni totalmente inutili di un certo tipo di imprese, tanti piccoli particolari che non si vedono ma fanno la differenza,insinuandosi lentamente nel dipendente che si sente parte di un gruppo e quando questo senso di appartenenza è radicato, si da inizio a politiche di ristrutturazione.

L‘unico vero dio in posti di lavoro come quello qui descritto, è il dividendo per gli azionisti. In realtà questi mega gruppi, altro non sono che una finanziaria pura con addosso il travestimento di un prodotto da fornire, per molti sono le metastasi del capitalismo.

Chissà perché nonostante si abbiano dei sogni, come quello di Umberto che immagina la realizzazione di un film, si accantonano e si dimenticano. In questo modo scatta l’esigenza assoluta della conservazione del posto di un lavoro che non ci soddisfa, di un impiego che ci innervosisce e che vorremmo dichiaratamente cambiare.

La condizione della routine di un lavoro a volte ci opprime, perché ci sono dinamiche e relazioni obbligate che anche se non piacciono, vanno affrontate.

A cura di Elvio Mac

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Corrado Pelagotti


Corrado Pelagotti è nato alla Spezia nel 1961, ha vissuto a Milano per venticinque anni, lavorando come manager in importanti società di brokeraggio assicurativo. Da qualche anno ha condiviso la filosofia del ‘downshifting’, scegliendo uno stile di vita meno stressante, riducendo volontariamente l’impegno dedicato all’attività professionale e dando priorità al tempo libero e ai suoi hobby: dipingere e scrivere. Attualmente vive tra Milano e La Spezia con la moglie e tre gatti.

 

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