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Trilogia nera


 Autore: Léo Malet

Editore: Fazi Editore

Traduzione: Luigi Bergamin e Luciana Cisbani

Genere: Noir

Pagine: 512

Anno di pubblicazione: 2022

«La vita era uno schifo. La conferma veniva quotidianamente. Mi sarebbe piaciuto avere dieci anni. Non so perché ma mi sarebbe piaciuto avere dieci anni. Un immenso desiderio di avere dieci anni. La vita era uno schifo, era un ignobile e spaventoso ingranaggio».

Recensione

di Salvatore Argiolas


L’affermazione del genere Noir nell’immediato dopoguerra è in buona parte dovuta alla nascita, nel 1945 in Francia, di una collezione dedicata al Polar, come i francesi chiamarono il romanzo poliziesco, la “Série Noire” diretta da Marcel Duhamel che, importando i romanzi classici del “nero” americano” di autori come Dashiell Hammett, Raymond Chandler e James Hadley Chase, permise agli scrittori francesi di farsi le ossa traducendo spesso in modo più duro degli originali e usando il particolare gergo della malavita francese l’argot. Il programma che Duhamel propone ai suoi lettori non lascia dubbi: “ Ci sono poliziotti più corrotti dei delinquenti che braccano. Il detective simpatico non sempre risolve il mistero. Spesso, non c’è neanche mistero. E a volte non c’è neanche il detective.”

La “Sèrie Noire” fu un fertile vivaio di giallisti come Albert Simonin, autore di “Grisbì”, grande affresco della delinquenza parigina, subito trasferito nel grande schermo in un film che ha come protagonisti Jean Gabin, Jeanne Moreau e Lino Ventura.

Anche se non fu mai pubblicato nella “Sèrie Noire”, sorte toccata anche ad un altro grande scrittore noir come Andrè Hèlena, a causa di dissapori con Duhamel, Léo Malet fu il precursore del nuovo genere che stava prendendo forma in Francia.

Léo Malet, giornalista, amico di Breton e del gruppo dei surrealisti (da cui fu espulso proprio per la sua passione per il poliziesco), autore di poesie e romanzi, che nel 1943 inizia la pubblicazione di una serie di romanzi gialli raccolti sotto il titolo collettivo di “Les Nouvaux mystères de Paris” trasparente citazione de “I misteri di Parigi” di Eugene Sue capolavoro del romanzo d’appendice ottocentesco e chiaro riferimento programmatico per una rifondazione del genere.

Il suo primo libro è “120, rue de la Gare” dove compare Nestor Burma, detective bohemien, cinico e sfortunato, le cui avventure proseguono con “Un delitto di troppo” e un’altra trentina di romanzi che sono ambientati nei vari arrondissement parigini. Malet è anche autore della Trilogia Nera, composta da “La vita è uno schifo” del 1948. “Il sole non è per noi”, del 1949 e “Nodo alle budella” del 1950 ma pubblicato nel 1969..

Molti sostengono che il noir non sia un genere ma un umore, un tono, uno sguardo sulla realtà e niente lo può confermare più di questo terzetto di romanzi molto diversi dalla serie di Nestor Burma che attiene maggiormente alla narrativa gialla apparentata all’hard boiled americano.

Frutto della contaminazione tra surrealismo e esistenzialismo il noir francese mette in scena lo spaesamento, il nichilismo e un modo erotico di presentare la violenza.

La “Trilogia Nera” di Léo Malet è un esempio perfetto della nascita di questa particolare visione del noir e racchiude le suggestioni di molte sue esperienze, politiche e culturali che gli fecero conoscere in prima persona la durezza della vita nell’immediato secondo dopoguerra.

Tutti i protagonisti di questa trilogia di romanzi nerissimi, Jean, André e Paulot sono fratelli nella sventura e vengono trascinati in un vortice di smarrimento e di seduzione della violenza che spezza ogni volontà di riscatto.

Narratori in prima persona delle loro sventure, i tre giovani sono vittime del destino a cuoi non si può sfuggire, predestinati ad una vita breve e attratta inesorabilmente da un abisso di violenze, ossessioni sessuali e il cui tessuto connettivo è fatto solo di angosce e cupezze.

Leggendo dei loro fallimenti si ha un moto di compassione perché si capisce come ogni loro sforzo di redenzione sia destinato alla rovina, predestinati alla sconfitta come mosche intrappolate nella ragnatela.

Tutti e tre vengono travolti dal desiderio e dalla voglia di affermarsi in un mondo che li respinge e li ritiene solamente feccia umana. La loro ribellione è frutto anche di una confusa ribellione antiborghese, con una mescolanza di realismo socialista e onirismo.

Lei parla come un anarchico”

dice un personaggio a Jean, il giovane protagonista di “La vita è uno schifo” che risponde “Possibile. Ho frequentato anche quell’ambiente. Mi sono dovuto credere anche anarchico.”

Che cosa l’attirava?”

“Si ribellavano a un mucchio di cose che, lo percepivo confusamente, mi opprimevano.”

“E per sostituirle con che cosa?”

“Non me ne sono mai interessato”

Lei è un nichilista.”, sorrise.

Non precisamente. Certo la vita è uno schifo, ma si dovrebbe poterla cambiare. E’ possibile?”

Nessuno dei ragazzi che nella “Trilogia Nera”tenteranno di dare una svolta alle loro esistenze ci riuscirà, intrappolati in un mondo senza luce visto che “Non ci lasciano che gli scarti. E’ un sole che si è già consumato. E’ stato già goduto.”

La vita è uno schifo”, Il sole non è per noi” e “Nodo alle budella”, costituiscono il palinsesto su cui il noir francese o NeoPolar ha potuto trovare le linee guida che hanno fatto grande un genere, diventato punto di riferimento importante anche in campo cinematografico,

dando densità e ambientazioni ottimali per un territorio narrativo dove, per citare sempre Marcel Duhamel, vero Pontefice Massimo del genere, “ci sono l’azione, l’angoscia, la violenza, i pestaggi e i massacri, gli stati d’animo che si traducono in gesti; l’amore, spesso animalesco, la passione senza freni, l’odio senza misericordia si esprimono in modo ben poco accademico in cuoi fiorisca dappertutto, rosa o nero, lo humour”.

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Léo Malet


Montpellier 1909- Châtillon 1996 ebbe veramente una vita noir, almeno nei primi dei quasi 87 anni di vita. Orfano a quattro, allevato dal nonno bibliofilo, giovanissimo comincia a vagare per la Francia soffermandosi soprattutto a Parigi. Mille mestieri e altrettante frequentazioni (soprattutto nell’ambito anarchico e surrealista), in mezzo la fame, la fama, la scrittura. Lo si ricorda anche per I romanzi in cui il protagonista è Nestor Burma, il suo investigatore privato, l’anti- Maigret per eccellenza, considerando la creatura di Simenon come rapprsentante di un “mondo ideale, di piccole cose e buoni sentimenti, di gite fuori porta e tavole imbabdie, un mondo dove è facile distinguere il bene dal male.” Burma è come Malet, il suo creatore, cinico, ironico, illuso e disilluso. E Malet è come la Pargi che racconta, nebulosa, grande, spesso crudele e tremendamente affascinante. Da “Dizionoir”.