Un cuore sleale




Recensione di Patrizia Argenziano


Autore: Giancarlo De Cataldo

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi. Stile libero big

Genere: giallo

Pagine: 244

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Natale è vicino e, a poco a poco, il Pm Manrico Spinori si ritrova solo in una Roma fredda e umida. Una condizione troppo malinconica anche per un appassionato del melodramma come lui. Ma ideale per concentrarsi su un mistero che pare un autentico “giallo della camera chiusa”. Quando il mare di Ostia restituisce il cadavere di Ademaro Proietti – palazzinaro di successo e personaggio di rilievo negli equilibri politico-economici della capitale – la prima ipotesi è che l’uomo sia annegato in seguito a una disgrazia, cadendo dal suo gigantesco motor yacht durante una gita con i figli e il genero. Eppure c’è qualcosa che non torna, un piccolo indizio che potrebbe richiedere per l’episodio una spiegazione diversa. È davvero così o è Manrico a essersi fissato? Magari si è lasciato suggestionare dall’abitudine a pensar male dell’impulsiva ispettore Cianchetti, il più recente acquisto della sua squadra investigativa. Stavolta nemmeno l’opera lirica, che da sempre lo ispira nella soluzione dei casi, sembra volergli venire in soccorso. L’unica certezza è che la famiglia del morto ha più di un segreto da nascondere. Del resto, e lui lo sa bene, quale famiglia non ne ha?

RECENSIONE


Con l’atmosfera del mare d’inverno, una musica in testa, un fascino sibillino, un ventaglio di donne più o meno variopinte intorno e naturalmente un cadavere, torna Manrico Spinori.

Torna e insieme alla sua squadra tutta al femminile si trova tra le mani un caso che sin dai primi dettagli non convince, puzza di bruciato e lascia in bocca un sapore amaro e insopportabile. Un caso che, in prima istanza, ha come unico testimone il mare e successivamente la famiglia del palazzinaro Ademaro Proietti: vittima di un complotto o semplicemente “marinaio” improvvisato e sfortunato durante una passeggiata notturna sul ponte del suo yacht?

Un caso spinoso, una pentola che nessuno vuole scoperchiare proprio per non rischiare di rievocare fantasmi, per non urtare la suscettibilità dei “piani alti”, per non trasformare l’oro, o presunto tale, in un metallo senza valore e per paura di essere costretti a cancellare ogni traccia di famiglia felice.

Il nostro Pm non lo si inganna facilmente, non cede a compromessi ma soprattutto si lascia sedurree condurre dalla musica per trovare quel filo che serve a dipanare la matassa. La musica, la lirica, la sua passione.

La vita non è forse un melodramma continuo?

E allora perché non trovare nelle più belle opere, quella messa in scena che non è altro se non ciò che accade nella vita stessa?

Ed eccolo quel filo che, questa volta con tanta difficoltà, sembra spuntare da un groviglio chiamato “famiglia”. Sarà il filo giusto?

Attenzione, spesso la realtà che stiamo vivendo confonde le acque.

Una storia paradossalmente raccolta, un cadavere, una famiglia allargata e uno yacht: i personaggi di questo giallo. Personaggi descritti con dovizia di particolari ma soprattutto descritti nel loro aspetto più intimo, più profondo. Personaggi tanto precisi, nitidi, quasi imbellettati eppure così tormentati e inquieti dentro.

Tra le pagine danzano le donne, tante, diverse, ognuna con un piglio particolare che affascina il lettore, e non solo: la new entry della squadra investigativa, la Cianchetti con quel suo bel caratterino, la sarda Orru sempre sul pezzo e la Vitale docile solo in apparenza. Oltre alle collaboratrici del Pm ne troviamo molte altre ma tutte ci rappresentano, ci assomigliano e lasciano una scia di profumo inconfondibile.

Un puzzle delicato in cui i tasselli si incastrano pian piano, su cui aleggia una sorta di aria malinconica dovuta ai ricordi che lentamente si fanno strada nella mente di Manrico e che si fondono perfettamente con un presente incerto e nebbioso.

Protagonista indiscussa è l’Opera che travolge il lettore con la sua magia, lo travolge e lo trasporta lontano e in un attimo è subito l’ultima pagina.

Da non perdere questa nuova indagine, da non perdere questo nuovo incontro con il Pm che con il suo fascino e la sua vena malinconica conquista il cuore di tutti.

Ancora una volta l’autore stupisce per la sua scrittura che come con un pennello dipinge un quadro delicato ma reale della nostra vita.

A cura di Patrizia Argenziano

instagram.com/patrizia.arge

 

Giancarlo De Cataldo


è nato a Taranto e vive a Roma. Per Einaudi ha pubblicato: Teneri assassini (2000); Romanzo criminale (2002 e 2013); Nero come il cuore (2006, il suo romanzo di esordio); Nelle mani giuste (2007); Onora il padre. Quarto comandamento (2008) ; Il padre e lo straniero (2010); con Mimmo Rafele, La forma della paura (2009);Trilogia criminale (2009); I Traditori (2010); con Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli, Giudici (2011); Io sono il Libanese (2012 e 2013); con Massimo Carlotto e Gianrico Carofiglio, Cocaina(2013); Giochi criminali (2014, con Maurizio de Giovanni, Diego De Silva e Carlo Lucarelli); Nell’ombra e nella luce (2014); con Carlo Bonini, Suburra (2013 e 2017, diventato prima un film di Stefano Sollima, poi una serie diffusa in centonovanta Paesi da Netflix) e La notte di Roma (2015); con Steve Della Casa e Giordano Saviotti, la graphic novel Acido fenico (2016); L’agente del caos (2018); Io sono il castigo(2020; dove compare per la prima volta il personaggio del Pm Manrico Spinori della Rocca); Un cuore sleale (2020; secondo titolo con protagonista Manrico Spinori); con Cristina Cassar Scalia e Maurizio de Giovanni, il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (2020). Ha curato le antologie Crimini (2005) e Crimini Italian”i (2008). Nel 2019 sono usciti Alba near” (Rizzoli) e Quasi per caso (Mondadori). Insieme a Graziano Diana ha diretto il documentario Il combattente – Come si diventa Pertini, tratto dal suo libro omonimo (Rizzoli 2014).

 

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