UN PRETE CONTRO LA MAFIA




Sinossi. A trent’anni dalla scomparsa avvenuta il 15 settembre 1993, riscopriamo la figura eroica di Pino Puglisi e dei suoi ragazzi strappati alla mafia. Don Pino ha dato ai ragazzi di Brancaccio un’alternativa, ha restituito loro la dignità e un futuro. Per questo è morto don Pino, per questo è un martire: avrebbe potuto starsene tranquillo in sacrestia, senza disturbare nessuno. Ma lui preferiva rompere le scatole.

 Un prete contro la mafia

di Danilo Procaccianti  

DeAgostini 2023

letteratura per ragazzi, pag.160

 Recensione di Renata Enzo

“Questa è la storia di un prete normale che voleva un Paese normale” è così che l’autore presenta il protagonista del suo libro, Un prete contro la mafia:  storia di Pino Puglisi dei suoi ragazzi e di Brancaccio. Non è quella di un eroe, dunque, la figura  che emerge dalle pagine di questo libro per ragazzi e giovani adulti, che segna l’esordio nella letteratura per ragazzi di Danilo Procaccianti, giornalista d’inchiesta impegnato da anni in reportage sulla mafia.

Se non un eroe, forse davvero don Pino Puglisi era “un rompiscatole”, come lui stesso amava definirsi: un rompiscatole che voleva rompere gli schemi e il muro dei pregiudizi. Ed era proprio così che si presentava ai ragazzi, quando iniziava un nuovo anno di insegnamento a scuola: 

Il piccolo prete con le orecchie a sventola avanzava con una grande scatola sotto il braccio lungo un corridoio del Vittorio Emanuele II, il liceo più antico di Palermo. I suoi allievi lo aspettavano come di solito si aspetta l’insegnante di religione: chi in piedi, chi seduto sui banchi, tutti intenti a parlare e ridere. L’ora di religione era considerata un secondo intervallo. Erano tutti ragazzi della borghesia palermitana, lontani anni luce dai picciriddi che don Pino aveva conosciuto nelle periferie degradate. Quando il sacerdote fece il suo ingresso in aula, gli schiamazzi cessarono, sostituiti da un mormorio di stupore. «Che ci sarà in quella scatola?» diceva qualcuno. «Forse dei Vangeli…» «O forse dei libri di preghiere…» replicò qualcun altro. Don Pino taceva. Si sedette alla cattedra e come un attore consumato sollevò appena il coperchio della scatola, stando ben attento a non svelarne il contenuto. Poi, con un gesto rapido, mostrò a tutti che la scatola era vuota. «Ma che vuole fare, il mago?» commentò qualcuno sottovoce.  Imperturbabile, don Pino si alzò in piedi e appoggiò la scatola a terra. Lanciò uno sguardo indecifrabile ai ragazzi, fece un passo indietro e infine con un gran balzo saltò sulla scatola, schiacciandola.  «Avete capito chi sono?» domandò a quel punto. «Non sono un mago, sono un rompiscatole!»  La trovata dello scatolone suscitava sempre grandi risate, ma era scherzosa solo fino a un certo punto, perché il professor Puglisi rompeva davvero. Rompeva gli schemi, rompeva le dicerie, e rompeva anche il muro dei pregiudizi. 

 Il volume ripercorre la vita di Pino Puglisi dalla sua nascita nel quartiere Brancaccio di Palermo, in una famiglia povera ma dignitosa, presto segnata dalla perdita di uno dei figli, Nicolino. Gli anni della giovinezza di Pino vedono maturare in lui la consapevolezza delle ingiustizie subite dagli abitanti del quartiere e l’impegno per la comunità e per i ragazzi, prima come volontario e poi come prete. Anni di impegno e di insegnamento che lo porteranno a scontrarsi con una delle famiglie più potenti della mafia siciliana, quella dei fratelli Graviano, riconosciuti tra i mandanti delle stragi del 1992, dei giudici Falcone e Borsellino. Solo un anno dopo, il 15 settembre 1993, anche don Pino viene assassinato, colpevole per aver desiderato un futuro “normale” per i giovani del Brancaccio: un luogo sicura in cui vivere, studiare e lavorare. 

Un prete contro la mafia racconta la vita di don Pino con un linguaggio semplice e con uno stile scorrevole, che lo rendono adatto alla lettura da parte dei ragazzi. Rappresenta un ottimo strumento per la discussione in classe o in famiglia per l’approfondimento di un tema di non facile approccio. La semplicità del testo non va confusa con banalità o superficialità. È evidente, in ogni pagina, la tensione morale che ha spinto Procaccianti a scrivere e ad orientare la sua scrittura ai ragazzi. Si tratta di una tensione morale che deriva da un episodio accaduto durante la sua giovinezza, come ci racconta nell’introduzione. Suo padre, funzionario comunale responsabile dell’acquedotto, amava dedicarsi all’orto di famiglia. Ma doveva aver pestato i piedi a qualcuno di pericoloso, perché un bel giorno aveva trovato una gran brutta sorpresa. Tutti gli ulivi dell’orto, amorevolmente coltivati da anni, erano stati tagliati con la motosega. Non solo: proprio vicino al muretto d’entrata, qualcuno aveva lasciato una croce come lugubre avvertimento. Come a dire che, dopo gli ulivi, sarebbe toccato a lui. 

Quello che ho capito quel giorno è che la mafia non è solo l’organizzazione criminale che spara e terrorizza, la mafia è una mentalità, è un modo di vivere e di stare al mondo. La mafia è vicino a noi, la mafia siamo noi quando pensiamo che un diritto debba passare come favore, la mafia siamo noi quando vediamo gesti di prepotenza e ci voltiamo dall’altra parte, la mafia siamo noi quando accettiamo una società basata sul disprezzo delle regole. 

Un episodio drammatico nella vita dell’autore che forse è all’origine delle sue inchieste e di questo libro, che dovremmo leggere proprio tutti: ragazzi, giovani e adulti. 

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Danilo Procaccianti


è giornalista e autore. A Report dal 2020. Inizia la carriera giornalistica collaborando con varie agenzie giornalistiche e poi con L’Unità. Dal 2007 a Rai3e con Viva l’Italia Diretta e La Guerra Infinita. Dal 2009 al 2020 è stato inviato e autore di Presadiretta. Nel 2016 è stato inviato di REC (Rai3) e nel 2017 autore di Cose Nostre (Rai1).TAG: Il cognome delle donne, narrativa, Aurora Tamigio, Feltrinelli, Sicilia, Saga familiare. Un prete contro la mafia è il suo primo libro per ragazzi.