Un sogno lungo un’estate




Recensione di Loredana Cescutti


Autore: Barbara Baraldi

Editore: Independently published

Genere: Racconto di formazione per adulti e ragazzi

Pagine: 259 p. R.

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Per Matilde si prospetta l’estate peggiore della sua vita. Come potrebbe essere altrimenti, quando si trova costretta a trascorrere le vacanze con i genitori in campagna, nella casa di zia Isabella? Fin da subito la sua avversione per la vita agreste è totale: la zia del papà è algida e scontrosa, la natura che la circonda estranea e ostile, la casa stessa decrepita e inquietante. E da quel momento, niente è più lo stesso: il padre è assente per la maggior parte del tempo mentre la madre, autrice di fiabe per bambini, passa le giornate rinchiusa nello studio per dedicarsi alla stesura del suo nuovo libro. Come se non bastasse, durante la notte Matilde è tormentata da strane visioni, in cui ricorre la figura evanescente di un misterioso bambino. Ma l’enigma più grande è dipinto sul muro di un vecchio mulino in rovina, il quale si dice rappresenti la mappa di un tesoro. Accompagnata da improbabili compagni di viaggio, comincia così un’entusiasmante impresa per decifrarlo, al termine della quale Matilde si ritroverà depositaria di una straordinaria scoperta, ma soprattutto sarà in grado di far luce, una volta per tutte, sul terribile segreto che si cela nel passato della sua famiglia.

Dall’autrice della serie thriller «Aurora Scalviati profiler del buio» (Giunti) un racconto di formazione per ragazzi, una storia sull’amore e sulla morte che si dipana tra i misteri di una campagna mai così gotica. Perché, a volte, l’unico modo per diventare grandi è affrontare la paura.

“Si può essere distanti ad un passo di distanza.”

RECENSIONE


I quattordici anni sono un’età strana dove da un lato, si aspettano tutti che ti comporti da adulta, ma allo stesso tempo quando ci provi ti trattano da ragazzina. Un periodo nel quale credi di aver finalmente diritto ad una maggiore libertà, ma invece poi ti ritrovi a sbattere contro un muro di no, di divieti e incomprensioni e insomma, in sostanza l’adolescenza da qualsiasi parte si provi a guardarla rimane un passaggio obbligato ma spesso ostico e faticoso sia per chi lo sta vivendo, sia per chi ci è già passato. I tempi cambiano, le generazioni sono diverse, il mondo è assolutamente in evoluzione continua, ma l’adolescenza resta un nemico da combattere.

Io, ad esempio, se avessi potuto l’avrei saltata a piè pari. La timidezza, il senso di inadeguatezza, i genitori che ti chiedono doveri in più perché sei grande ma, d’altro canto non ti permettono altro perché devi crescere ancora un po’. Il bisogno di sfogarsi, ma non sapere bene con chi farlo e insomma, tutte cose che a quell’età appaiono insormontabili.

Una fase confusa, dove nemmeno noi sappiamo bene chi siamo e cosa vogliamo, figuratevi se lo possono capire meglio i nostri genitori che rispetto a noi, ci appaiono come marziani e apparentemente nulla hanno da spartire con la nostra generazione.

Per Matilde si verificherà la stessa situazione. Certo, lei ha uno smartphone mentre io avevo la tessera della cabina telefonica, lei andrà in vacanza da una zia del papà con tutta la famiglia mentre io andavo dalla nonna in montagna assieme a mio fratello.

Immaginatevi la delusione nel giungere in un casolare sperduto in campagna, che paragonato a Milano sicuramente le apparirà come il selvaggio Far West, a maggior ragione rispetto ai programmi che aveva fatto con la sua amica del cuore, quando si vedeva già proiettata in Sardegna fra accenni di movida, spiagge da sogno e tanti bei ragazzi da conoscere.

In poche parole, per lei approdare in campagna sarà come piombare all’inferno.

Ritrovarsi in una casa dove chi dovrebbe ospitarti ti rifiuta, ti tiene a distanza e si dimostra sgradevole rispetto a tutto ciò che fai, ti fa sentire un’intrusa e ti mette in soggezione continua potrebbe già essere sufficiente per farti gridare a pieni polmoni che vuoi tornare a casa, che non ce la fai più. E Matilde lo farà. Strillerà, si arrabbierà. Ma non servirà.

Una donna che non parla, ma una casa che urla, che ti chiama a sé, un’ospite invisibile che ti cerca che vuole stare con te, che si vuole raccontare.

Non è una bella sensazione per Matilde, un’adolescente di città, che si ritrova di punto in bianco isolata dal mondo e unica spettatrice del tracollo nel rapporto fra sua madre e suo padre e, ancora peggio, che non riesce più neanche a comunicare con la sua mamma che è sempre stata chiusa, ma con la quale, attraverso le storie scritte da quest’ultima, erano pur sempre riuscite a tenere vivo un legame, magari alternativo, fatto comunque di parole, anche se impresse sulla carta.

Ora tutto ciò appare chiuso, come se quest’estate dovesse trasformarsi nel punto di non ritorno, assumendo le sembianze di una svolta terribile, dove tutto è destinato a concludersi, compresa la gioia e la spensieratezza di Matilde.

Ma non può finire tutto così. Non è possibile.

Sarà proprio questa sua determinazione e, grazie all’aiuto del destino che la porterà a conoscere degli amici speciali, che quest’intrepida ragazza che ha deciso di ribellarsi a ciò che sta accadendole da vicino, comincerà a guardarsi attorno con occhi diversi, aperti alle novità e riuscirà in un colpo solo a risolvere un enigma che è rimasto in sospeso per tantissime generazioni e, oltre a ciò, riporterà luce nella sua vita e in quella della sua famiglia.

“Io in campagna non volevo proprio venirci. Non avevo neanche disfatto la valigia, sai? Poi ieri sera mi sono accorta che nel trolley non c’è più niente. Un capo alla volta, avevo tirato fuori tutto. E la cosa pazzesca è che adesso attorno a ogni T-shirt, a ogni calzino, a ogni jeans c’è attaccato un ricordo. La campagna mi è entrata dentro piano piano, senza che me ne rendessi conto. Mi ha riempito dei suoi colori, e dei suoi odori. Ma la vacanza è finita. E io non sono pronta a tornare in città.”

Barbara Baraldi è riuscita a stupirmi ancora, mettendomi davanti ad una storia raccontata in prima persona da una quattordicenne che mi ha trasmesso tutte le sue emozioni, le sue sensazioni, i suoi tormenti. Per un attimo mi sono ritrovata anch’io catapultata in un passato fatto di incertezze, di dubbi, di ansie, come fossi tornata di nuovo anch’io a quell’età.

Devo essere sincera, avevo “Un sogno lungo un’estate” da quando è stato pubblicato ma non mi decidevo mai a leggerlo, non c’era mai il momento giusto e anche a seguito del virus le mie letture sono state ancora più “lunatiche” del solito, per così dire. Poi però, da poco, per la prima volta sono riuscita a sentir parlare Barbara su Instagram durante un’intervista fatta da Sabrina De Bastiani (redattrice infaticabile di Thrillernord) e ne sono rimasta folgorata ascoltandola. La sua passione nel creare le storie, la sua ricerca nel dettaglio, la fierezza nel parlare del suo vissuto e dei suoi ricordi che pur non venendo inseriti direttamente nelle trame dei suoi lavori, finiscono per influenzarne il risultato e donargli una personalità e una struttura più completa.

Io avevo già letto la trilogia di Aurora di cui sono tutt’ora una fan sfegatata e, in quest’occasione, ho avuto modo di poter ascoltare la presentazione del suo nuovo libro che uscirà il 9 luglio (Sentenza Artificiale edito da Chiarelettere) e oltre a ciò, si è parlato appunto anche di “Un sogno lungo un’estate”. Ho avvertito una dolcezza nel raccontarlo, che mi ha fatto venir voglia di leggerlo subito, perché questa storia non doveva più rimanere in attesa.

È sicuramente un libro adatto ai ragazzi, ma è una storia che richiede una certa chiave di lettura. I temi racchiusi al suo interno ti spingono in modo prepotente a pensare a tante cose, ed in particolare ti mettono di fronte al fatto che la vita va sempre vissuta guardando in avanti, senza però mai rinnegare il passato. Cancellare ciò che è stato per cercare di non soffrire, potrebbe rivelarsi veramente l’errore più grande e soprattutto, potrebbe finire per annientarci l’anima.

“…si perde davvero chi si ama solo quando non lo si ricorda più.”

Brividi, occhi lucidi e ancora brividi. Complimenti Barbara!

Barbara Baraldi


Barbara Baraldi: è autrice di thriller e sceneggiature di fumetti. Pubblica per Giunti editore la serie thriller “Aurora Scalviati, profiler del buio” di cui fanno parte i romanzi Aurora nel buio (2017) e Osservatore oscuro (2018). Nel corso della sua carriera ha pubblicato romanzi per Mondadori, Castelvecchi, Einaudi e un ciclo di guide ai misteri della città di Bologna per Newton & Compton. Tra il 2014 e il 2015 ha collaborato con la Walt Disney Company come consulente creativa. Dal 2012 collabora alla serie «Dylan Dog» di Sergio Bonelli Editore. È vincitrice di vari premi letterari, tra cui il Gran Giallo città di Cattolica e il Nebbia Gialla. È tra i protagonisti di Italian noir, il documentario prodotto dalla BBC sul thriller italiano. I suoi libri sono accolti con favore dalla critica e dal pubblico e sono pubblicati in vari Paesi, tra cui Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Dal 2010 tiene lezioni e corsi di scrittura creativa per adulti e per ragazzi, in collaborazione con le scuole secondarie di primo e secondo grado.

 

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