Una buona madre




 UNA BUONA MADRE


Autore: Catherine Dunne

Editore: Ugo Guanda Editore

Traduzione: Ada Arduini

Genere: narrativa, romanzo di denuncia

Pagine: 352    

Anno di pubblicazione:2022

Sinossi.Un appuntamento tra due donne in un caffè di Dublino, che segnerà per sempre il loro futuro. Tess non ha idea di chi sia Maeve, questa donna che l’ha cercata dicendole di avere informazioni importanti su uno dei suoi figli, Luke, quello scapestrato, quello che a tutti i costi deve distruggere la serenità dei genitori e del fratello Aengus, spesso costretto suo malgrado a coprirlo. Che cosa avrà fatto questa volta Luke? Ma se veramente Maeve è una sconosciuta, perché Tess ha la vaga impressione di averla già vista? Dall’incontro tra Tess e Maeve si dipanano le storie delle loro famiglie, che si scopriranno legate in un intreccio indissolubile. Tess è cresciuta in una famiglia numerosa nell’Irlanda degli anni Settanta, troppe responsabilità hanno gravato precocemente sulle sue spalle perché avesse voglia di diventare madre a sua volta, e ha faticato a calarsi in quel ruolo. Invece Maeve è rimasta incinta troppo presto, ha rischiato di vedersi sottrarre sua figlia, e solo il coraggio di una zia che aveva subito quel feroce destino è riuscito a salvarla da un istituto per ragazze madri molto simile a una prigione. Tess e Maeve sono due facce della maternità in un’Irlanda che, attraverso le generazioni, sembra negare alle donne la possibilità di scegliere. Un filo sottile lega le protagoniste di questo romanzo corale – e le loro madri, e i loro figli –, un filo simile a quello delle coperte patchwork che una di loro realizza, metafora dell’inesauribile capacità femminile di tessere, creare, rammendare e rinnovare sentimenti e relazioni.

 Recensione di Michela Bellini


Un romanzo di denuncia scritto come un giallo. Storia di donne e delle donne. Storia d’Irlanda e della grettezza della società cattolica. Il sesso vissuto nell’ignoranza e nel segreto del peccato e il pesantissimo stigma sociale che colpiva le ragazze madri fino a non molto tempo fa. Le case per ragazze madri gestite da suore che le punivano ogni giorno, dove i loro bambini morivano di stenti o venivano dati immediatamente in adozione. Ragazze sedotte e abbandonate da tutti, in primis dalla loro famiglia, mandate nelle Mother and Baby Homes o nelle Magdalene Laundries (dal nome della Maddalena peccatrice per antonomasia) a partorire con dolore mettendo a rischio anche la salute dei bambini oltre alla loro, senza che nessuno mostrasse la minima pietà e a espiare la loro colpa. Convinte di aver meritato tutto ciò che succedeva loro perché avevano peccato, non sapevano come ribellarsi né ne avevano la forza. 

Tutto ciò, com’è noto è emerso solo nel 2017, con la scoperta di una fossa comune con i corpi di 800 bambini, ed è durato dal 1922 al 1998, anno in cui fu chiusa l’ultima. E’ stata poi istituita una commissione indipendente che, dopo cinque anni di ricerche, il 13 gennaio 2021 ha presentato la sua relazione al Parlamento di Dublino, seguita dalle scuse ufficiali da parte dello Stato. 

Detto così sembra un racconto impegnato, noioso e pesante, ma la maestria dell’autrice fa sì che la storia si snodi fluida attraverso i vissuti della protagonista, Tess, e delle altre donne che in qualche modo incrociano la sua vita. Madri e ragazze madri di generazioni diverse, che hanno avuto i loro bambini in tempi differenti, dagli anni ottanta in poi, con le loro storie difficili e avvincenti, con la loro personalità e il loro carattere a volte combattivo e altre volte no.

Le loro storie di sofferenza e solidarietà femminile raccontate in un continuo intersecarsi di periodi temporali, che vivacizzano e in verità anche complicano la narrazione, avvincono il lettore, portandolo dentro l’universo femminile con tutte le sue sfaccettature. Come in tutti i romanzi ben riusciti le donne del racconto finiscono per diventare delle presenze amiche che dispiace lasciare alla fine del libro.

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Catherine Dunne 


Catherine Dunne  Scrittrice irlandese. Ha studiato letteratura inglese e spagnola al Trinityto come insegnante. Con il suo primo romanzo “La metà di niente” (Guanda, 1998) ha riscosso un grande successo, per la scrittura vivida e pungente e la realistica rappresentazione psicologica dei personaggi, in particolare della protagonista. Frutto della fiorente narrativa irlandese, ha però un suo stile ben definito, che avvolge il lettore nella storia e lo porta nel cuore dei personaggi. Nel 1990 vince il “Gerard Manley Hopkins Summer School Poetry Prize”. Nel 1998 pubblica “La moglie che dorme” (Guanda 1999), in cui descrive una storia d’amore, bellissima ma complicata, e la sua trasformazione in rapporto d’amore esclusivo ed ossessivo. “Il viaggio verso casa” è del 2000, “Una vita diversa” del 2002, “Se stasera siamo qui” e “Amore o quasi” del 2008, “Un mondo ignorato” del 2007. Nel 2010 ottiene grande successo con “Donna alla finestra”, segue “Tutto per amore” nel 2011, “Quel che ora sappiamo” nel 2012 e “La grande amica” nel 2013. In quest’ultimo breve romanzo, l’autrice indaga il complesso momento di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, rivissuto nell’esperienza della sedicenne Miriam che per la prima volta si allontana da casa e vive un’emozionante avventura in compagnia di una ragazza più grande e disinibita. Lo stile dell’autrice e’ affascinante, poiché riesce a raccontare la semplice realtà quotidiana come se fosse speciale ed unica. Attualmente vive a Dublino. Un suo racconto è incluso nell’antologia “Dignità! Nove scrittori per Medici Senza Frontiere” (Feltrinelli 2011). Nel 2018 le è stato assegnato l’Irish PEN per il contributo apportato alla letteratura irlandese, grazie ai suoi scritti.

A cura di Michela Bellini

michelabellini.wordpress.com