Una specie di follia




di Louise Penny 

Einaudi, 2022

Collana, Stile libero big

Letizia Sacchini  (Traduttore)

Thriller, pag.624

Sinossi. L’atmosfera del Natale a Three Pines è stata guastata da alcuni eventi drammatici, ma a preoccupare il commissario Gamache è soprattutto l’inspiegabile isteria generale che sembra aver sconvolto la sua piccola comunità. Mentre i residenti di Three Pines approfittano della neve alta per sciare e bere cioccolata calda nei bistrot, la vacanza del commissario Armand Gamache viene interrotta da una richiesta all’apparenza semplice: una professoressa di statistica, Abigail Robinson, terrà una conferenza presso l’università locale e bisognerà gestirne la sicurezza. Ma quando Gamache inizia a informarsi sul conto della donna, scopre un programma controverso e riprovevole, e implora l’università di annullare la lezione. In nome della libertà d’espressione, l’ateneo rifiuta e accusa Gamache di censura e codardia intellettuale. In poco tempo, le opinioni della professoressa Robinson iniziano a diffondersi per Three Pines e le discussioni diventano dibattiti, i dibattiti diverbi, i diverbi litigi. E quando un omicidio viene commesso, spetta a Gamache e ai suoi due vice, Jean-Guy Beauvoir e Isabelle Lacoste, indagare sul crimine e su quella assurda follia collettiva.


Recensione di Salvatore Argiolas

Una specie di follia” è il diciottesimo romanzo della giallista canadese Louise Penny, l’ultimo pubblicato sinora in Italia e lo considero il più completo e il migliore perché si presta a diversi livelli di lettura, con profonde considerazioni sulla realtà contemporanea.

Il libro, concepito durante il pesante lockdown imposto a tutte le nazioni dall’espansione del Covid19, è ambientato nella consueta cornice fiabesca di Three Pines durante il periodo natalizio in un, allora futuribile ma ora reale, fase di contenimento dell’epidemia favorita dal successo del vaccino e pone in evidenza diverse tematiche emerse nel corso del contagio mondiale.

Abigail Robinson, giovane professoressa di statistica incaricata dal governo canadese di analizzare i dati numerici della pandemia, arriva a Three Pines per tenere una conferenza che parte da cifre scientificamente esatte per arrivare a conclusioni sconcertanti che richiamano teorie tipicamente naziste come l’eugenetica e l’eliminazione dei fragili e dei vulnerabili.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, tali folli affermazioni non la emarginano ma anzi la portano ad un crescente successo mediatico e, tramite le piattaforme social e grazie ad un abile campagna pubblicitaria che maschera il concetto macabro della teoria, diventa una influencer dal grandissimo seguito in tutta la nazione.

Abbiamo visto nella realtà il nascere di queste figure, sia durante il periodo più duro della pandemia, sia dopo la guerra scatenata dalla Russia, fenomeni da talk show e personaggi pittoreschi capaci di crearsi in breve tempo un nutrito seguito attratto anche dall’incoscienza e dalla popolarità delle loro tesi.

Louise Penny mette al centro della trama proprio il rapporto tra la loro grande notorietà e il rigore scientifico e morale delle loro teorie e il titolo inglese “The Madness of Crowds” che si potrebbe tradurre come “La follia delle folle” o meglio “La pazzia delle folle” rende in modo più plastico l’intento della scrittrice perché “La pazzia della folle” (Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds) è anche il titolo di un saggio del giornalista scozzese Charles Mackay che già nel lontano 1841 metteva in guardia dal modo in cui “la percezione può essere plasmata fino a trasformarsi in realtà”.

Nel giallo la professoressa Robinson utilizza dati veri per arrivare a conclusioni inaccettabili perché non è sempre vero che la statistica sia una disciplina di un’esattezza estrema ma anzi può diventare il regno delle manipolazioni più smaccate e senza arrivare alla satira di Trilussa, che sosteneva che se lui mangiava due polli e un amico digiunava avevano mangiato un pollo a testa, Louise Penny ci narra come “i dati statistici possano essere manipolati, fraintesi. Piegati a qualunque scopo”.

E per far ciò inserisce nel plot anche nozioni sulle correlazioni spurie come quelle che intercorrono tra il consumo pro capite di mozzarella e i titoli di dottorato in ingegneria civile o il rapporto stretto tra gli individui annegati in seguito ad uno scivolone da un gozzo da pesca e il tasso di matrimoni in Kentucky, legati da curve di crescita sovrapponibili ma completamente slegati da ogni nesso di causa ed effetto.

L’impalcatura che sorregge “Una specie di follia” mi ha riportato alla mente sia l’ottimo saggio di Barbara W. Tuchman “La marcia della follia”, che racconta diversi episodi dove persone e governi agiscono spesso in maniera opposta a quella indicata dalla ragione e suggerita da un consapevole interesse, sia “Il pendolo di Foucault” di Umberto Eco che stigmatizza e mette in rilievo la costruzione della teoria del complotto.

Questo è la morale del libro della Penny ma dentro c’è anche il giallo, costruito con impeccabile e labirintica abilità visto che la trama si amplia, si espande nel passato e nel vissuto dei protagonisti, si interseca,esonda, fa retromarcia e tutte le ipotesi, tutte le teorie investigative vengono revisionate diverse volte per penetrare il mistero della morte della collaboratrice di Abigail Robinson.

Come mai viene uccisa Debbie Schneider e non la popolare ma controversa professoressa di statistica, che ha già subito un tentativo di omicidio? E’ stato un errore oppure nel passato c’è stato qualcosa di oscuro e letale che ha portato il male a visitare nuovamente il paesino di Three Pines?

Il commissario Gamache oscilla continuamente tra queste due opzioni perché ci sono indizi e tracce che portano ad entrambe le soluzioni e solo dopo tanta fatica e diversi colpi di scena riuscirà e mettere ordine sia nei suoi pensieri sia nella intricata vicenda che ha portato alla morte di Debbie Schneider.

Louise Penny è riuscita nella non facile impresa di costruire un giallo convincente, rispettoso di ogni canone tipico del genere innervato da tematiche attuali, foriere di profonde riflessioni etiche che coinvolgono diversi aspetti della vita sociale come la cura ai disabili e quella specie di follia chiamata amore.

Per essere perfetto però, a mio parere, sarebbe stato meglio asciugare un pochino le fasi ridondanti dove le stesse ipotesi investigative vengono elaborate dai diversi inquirenti senza perdere alcun aspetto importante, mantenendo lo smalto originale ma acquistando una snellezza apprezzabile facendo anche un controllo più accurato dell’editing che avrebbe evitato un refuso imbarazzante come questo, che ha fatto confondere il basilico con un rettile della famiglia degli Iguanidi, passando dal Regno vegetale a quello animale: “In cucina c’era un profumo di coq au vin e basilisco fresco” anche se non credo sia molto facile trovare in Canada basilico fresco per “guarnire il pomodoro e la burrata che stava ancora affettando”.

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Louise Penny


È nata a Toronto nel 1958. Ha lavorato a lungo come giornalista, conduttrice radiofonica e televisiva, occupandosi di cronaca e current affair, ma è con la scrittura che raggiunge il successo. I suoi romanzi sono stati insigniti dei più prestigiosi premi letterari dedicati al genere, dall’Anthony Award al Macavity Award. È l’unica autrice ad aver vinto l’Agatha Award for Best Novel per quattro anni consecutivi. In Italia Piemme ha pubblicato L’inganno della luce nel 2013 e La via di casa nel 2017, entrambi con protagonista l’ispettore Gamache. Tra gli altri suoi libri ricordiamo: Case di vetro (Einaudi, 2019), Il regno delle ombre (Einaudi, 2020), Una specie di follia. Le indagini del commissario Armand Gamache (Einaudi 2022).