Una vita, ancora




Theodor Kallifatides


DETTAGLI:

Traduttore: Carmen Giorgetti Cima

Editore: Voland

Genere: Narrativa

Pagine: 128

Anno edizione: 2024

Sinossi. Un piccolo libro folgorante sulle migrazioni, geografiche e interiori, che segnano un’esistenza, una meditazione profonda e coinvolgente su come riscrivere sé stessi in un mondo che cambia. A settantasette anni lo scrittore protagonista, emigrato in Svezia all’età di ventisei, sente di aver perduto l’ispirazione. Sfinito dal suo ultimo romanzo, in rotta con le parole che sembrano non corrispondergli più, decide di ritirarsi e di vendere il suo amato studio nel centro di Stoccolma. Ma una volta in pensione fatica ad abituarsi alla nuova vita: rinunciare agli incontri nel tragitto verso la stazione, condividere il giornale mattutino con la moglie, inventarsi una nuova routine. E il pensiero della Grecia natia si fa sempre più insistente…

 A cura di Marina Toniolo


Casa è dove nasci, dove cresci. Il tuo essere si impregna della cultura e della lingua natia. Cosa succede quando in un certo momento emigri all’estero e devi imparare una nuova lingua? Nuovi modi di dire?

Lo scrittore Kallifatides lo spiega in questo breve romanzo luminoso come una stella invernale. Lui, che si trasferisce dalla patria Grecia già alla veneranda età di 26 anni per la Svezia. Da lì diventa autore in lingua svedese, conosciuto, amato e apprezzato.

Ma ora alla soglia dei 77 anni, sente ancora la Svezia come il paese che lo ha accolto?

Oppure i cambiamenti sociali che sono intervenuti nel corso degli anni gli hanno fatto capire che il luogo più democratico d’Europa alla fine non è più così tollerante?

Nelle pagine dense di riflessioni personali possiamo scoprire l’uomo al di là dello scrittore e intellettuale e comprendere il viaggio a ritroso verso la Grecia quando si ritrova in stallo avendo più paura di scrivere male che di non scrivere affatto.

Nella confusione dei cambiamenti sociali sempre più repentini Kallifatides analizza quasi con stupore il viaggio che porta lui e sua moglie verso Molaoi dove Theodor è nato e cresciuto. I riconoscimenti che gli vengono attribuiti, il calore e l’amicizia presenti commuovono l’uomo portandolo a scrivere ‘Una vita, ancora’ in greco. 

Questo ci insegna che l’esistenza è un grande cerchio: non importa il luogo dove vivrai perché ad un certo momento il richiamo della terra natia sarà sempre forte, quasi soverchiante. 

L’emigrazione è una sorta di suicidio parziale. Tu non muori, ma sono molte le cose che ti muoiono dentro. Non ultima la tua lingua. Per questo sono più orgoglioso di non aver dimenticato il greco che di aver imparato lo svedese. La seconda cosa l’avevo fatta per necessità, la prima era stata un atto d’amore. Una vittorio sull’oblio e l’indifferenza”.

Il libro ha un taglio snello, vivace e anche ironico. L’autore, con la sua intensa empatia, ha saputo trasmettermi gioia e amore per la mia lingua, l’italiano; non sarà al pari di un bel greco antico, magari tratto da Eschilo, ma pur sempre il mezzo con cui posso comunicare al meglio.

Poiché, come spiega proprio Kallifatides: si può parlare anche di altro, e questo lo si fa al meglio nella propria madrelingua.

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Theodor Kallifatides


Pluripremiato e prolifico autore, Theodor Kallifatides è nato in Grecia nel 1938 e nel 1964 è emigrato in Svezia, dove vive tutt’ora. Dopo gli studi in filosofia all’Università di Stoccolma, ha dato avvio alla sua produzione letteraria, che comprende oggi più di quaranta titoli, tra narrativa, saggistica e poesia, pubblicati in tutto il mondo. Ha diretto un film, firmato sceneggiature e tradotto numerosi autori, tra cui Ghiannis Ritsos in svedese e Ingmar Bergman in greco.

A cura di Marina Toniolo

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