Uno sette




Recensione di Giovanni Ballarin


Autore: Hideo Yokoyama

Traduzione: Bruno Forzan

Editore: Mondadori

Genere: Thriller

Pagine: 372

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

Sinossi. 1985. Kazumasa Yuki, esperto reporter presso il “Kita Kanto Shinbun”, affronta quotidianamente le complesse dinamiche della sua redazione, tra ambizioni e lotte di potere. Ma quando la notizia di un disastro aereo senza precedenti raggiunge il giornale, i colleghi rimangono sconvolti da quell’immane tragedia e finalmente fanno gioco di squadra per tentare di realizzare lo scoop della vita. Diciassette anni dopo, l’adrenalina e le emozioni provate durante la settimana che cambiò per sempre la sua vita sono ancora vivissime nella memoria di Yuki, che ripensa anche a una promessa fatta in quel giorno fatidico e che ora ha deciso di rispettare. Ma ciò che ancora non sa è che mantenere la parola data lo costringerà a fare i conti con il proprio passato e ad affrontare la più grande delle sue paure.

 

 

Recensione

“Uno sette” è un thriller, ma un thriller un po’ particolare, poiché esce dagli schemi tradizionali del genere. Gli ingredienti principali, infatti, ci sono tutti (una trama interessante, un mistero, la tensione, la suspense) ma li troviamo inseriti in un contesto che non ci aspetteremmo: la redazione di un quotidiano “travolta” dalla notizia di quello che si ritiene essere “il più grande disastro aereo della storia”, una terribile tragedia in cui hanno perso la vita più di cinquecento persone.

Viviamo tutta la vicenda attraverso gli occhi del protagonista, Kazumasa Yuki, il reporter incaricato di coordinare la gestione della notizia per il giornale di provincia in cui lavora, il “Kita Kanto Shinbun”. Yuki ha accettato l’incarico quasi controvoglia e ora si trova per le mani un compito più grande di lui, che ha colpito il giornale con la forza di una vera e propria bomba… La redazione finisce immediatamente nel caos ed è come se l’aereo si fosse schiantato su di essa oltre che su una montagna della zona. Gli effetti, in entrambi i casi, sono devastanti.

Il giornalista si trova infatti sottoposto da subito a una tremenda pressione poiché, in quanto responsabile, deve guidare i suoi colleghi, prendere decisioni importanti e fare in modo che il piccolo “Kita Kanto Shinbun” non sfiguri di fronte ai più blasonati (oltre che più grandi e meglio attrezzati) quotidiani nazionali. Kazumasa Yuki, in poche parole, è un vero e proprio “generale” e deve supervisionare i suoi uomini in quella che lui stesso definisce “una battaglia”.

Dovrà inoltre bilanciare le tensioni interne tra le varie sezioni del giornale nonché fronteggiare l’arrivismo dei colleghi in cerca di successo e gli interessi “politici” e personali dei membri della direzione, il tutto, ovviamente, cercando di conservare la propria integrità e la propria deontologia professionale.

Date anche queste premesse, posso dire che la tensione è palpabile nelle pagine di questo romanzo e che il lettore, pur se magari lontano dall’ambiente lavorativo del giornalismo nipponico, è perfettamente in grado di percepire la spada di Damocle che pende sulla testa del nostro protagonista ed empatizzare con lui.

La tensione, si diceva, è percepibile, tuttavia si tratta piuttosto di un’angoscia sottile, di una sensazione di disagio e pressione costante che l’autore coltiva con una narrazione lenta e piuttosto misurata. Si prende i suoi tempi e i suoi spazi, approfittandone anche per parlarci del passato di Yuki, segnato da un interrogativo che si dipana nella sottotrama principale di questa storia. Ecco dunque la tensione, la suspense e il mistero di cui parlavamo, proprio dove meno ce li saremmo aspettati!

Penso che “Uno sette” sia un romanzo valido e il fatto di essere stato scritto da un addetto ai lavori (l’autore stesso è stato per anni un giornalista, quindi sa molto bene di cosa parla) lo rende molto interessante, tuttavia è un’opera che richiede un po’ di pazienza. Procede infatti “a fuoco lento” e bisogna gustarla con molta calma. Questa caratteristica potrebbe finire per scoraggiare i lettori a caccia di emozioni più intense, ma se si riesce a seguire il ritmo di Yokoyama, si viene ricompensati con la scoperta della sua grande abilità nel tratteggiare il volto umano dei personaggi.

Tra queste pagine troviamo infatti, ad esempio, un coordinatore riluttante che gestisce suo malgrado un’enorme inchiesta e al contempo i propri problemi familiari, un giovane reporter rampante e idealista a caccia dello scoop della vita che mette tutto se stesso nel suo lavoro, giornalisti piuttosto cinici che parlano della tragedia solo come di una colossale “rogna” piovuta sulle loro teste, pubblicitari interessati esclusivamente allo spazio per gli annunci (considerati da molti la vera fonte di sostentamento del quotidiano) e infine dirigenti “politicizzati”, più orientati a gestire l’immagine e la reputazione del giornale che non a fare notizia.

In definitiva, quindi, posso dire che “Uno sette” è un libro tutto da scoprire e che offre uno spaccato della società giapponese meno visibile e diverso dal solito, ripagando ampiamente tutto il tempo che il lettore gli dedica.

 

 

 

Hideo Yokoyama


Hideo Yokoyama è nato nel 1957. Ha lavorato per dodici anni come giornalista d’inchiesta a Tokyo prima di diventare uno dei più noti scrittori giapponesi. La sua rigorosa etica del lavoro ha fortemente condizionato i comportamenti ossessivi dei personaggi dei suoi romanzi. Nel gennaio del 2003 è stato ricoverato per un attacco cardiaco a seguito di una sessione di lavoro durata settantadue ore.