Vent’anni prima




 

Recensione di Elvio Mac


Autore: Emilio Martini

Editore: Corbaccio

Genere: Narrativa gialla

Pagine: 240

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. Milano, fine anni Novanta. Il passato ritorna nella vita di Gigi Berté, un passato che risale a vent’anni prima, quando era un giovane universitario e suo padre Toni un ispettore della Omicidi. Indagando sui casi spinosi di una prostituta uccisa e di un ristoratore “suicidato” perché non si piegava ai ricatti, Toni si convince che i due crimini siano opera di un clan malavitoso molto attivo in città: i Rizzo. L’inchiesta procede a rilento, nessuno parla, nemmeno l’informatrice Brigitta Berger, e alla fine il superiore di Toni lo solleva dall’incarico. Il destino però riporta l’ispettore, inconsapevolmente e tragicamente, a incrociare ancora la sua vita con quella del clan calabrese. Le vicende dei Rizzo intanto si complicano: Oscar, l’erede della famiglia, segnato in modo indelebile dalla morte di Maria, l’unica che abbia mai amato, si convince di averla ritrovata in Silvana Mariuz, una istruttrice di palestra che le assomiglia in modo impressionante. È disposto a tutto pur di averla, e non si fa scrupoli ad allontanare da sé la donna che lo ama con passione. Anche Lucia, sorella di Silvana, è inquieta perché sospetta che il marito le sia infedele, ma non sa chi sia la sua rivale. Ognuno di loro lotta per realizzare i propri sogni, ma un delitto imprevedibile scompaginerà i progetti di tutti, trascinandoli alla rovina. Solo vent’anni dopo Gigi Bertè, ormai vicequestore aggiunto, riuscirà a far riemergere, grazie a un’indagine poco ortodossa, la folle verità sul caso Mariuz, ma con un carico di sofferenza che lo investirà personalmente…

RECENSIONE


Le sorelle scrittrici, avevano lasciato i lettori in sospeso perché nel precedente romanzo c’erano due casi condensati e quello che riguardava la morte dei genitori di Gigi Bertè era stato stoppato.
L’importanza del fatto ha fornito la necessità di un altro romanzo per descrivere adeguatamente gli avvenimenti, ecco quindi che è arrivata questa storia, un prequel che racconta come si è giunti a Il caso Mariuz, che racconta la verità dietro alla morte dolorosa dei coniugi Bertè, quando Gigi era giovane e inconsapevole di quello che era realmente accaduto.

Ci sono tanti piccoli particolari a fare da legame tra le storie del papà e quelle del figlio, uno su tutti è la scrittura.
Quella di Toni avviene in resoconti delle sue giornate scritti sul taccuino nero, quella di Gigi attraverso i suoi racconti da aspirante scrittore.

Di solito si parte con il delitto mostrato ed esibito, in questo caso invece, l’inizio vede la presentazione dell’ispettore Toni Bertè intento a scrivere su un taccuino nero. L’ispettore è abituato così, a mettere su carta la sua prima impressione, i suoi dubbi, che quasi sempre si trasformano in certezze.

La prima parte del libro necessita attenzione perché vede la comparsa di molti personaggi, che poi si susseguono e si incrociano nella storia. Ognuno di loro avrà un’evoluzione sullo sfondo di una  Milano preda della criminalità organizzata. Siamo nel 1998, la ‘ndrangheta si è insediata, ha preso possesso della città. Il figlio del boss è Oscar Rizzo detto il Milanese, un uomo fragile e crudele che continua ad annaspare tra il dolore che non lo lascia e il volersi vendicare della vita. Vorrebbe vendetta per la morte dell’unica donna che ha amato.

Ma come fai a farla pagare a una malattia? Una malattia non si vede. Puoi solo odiare Dio, urlargli che non esiste, perché non può esistere un Dio così infame, lo maledici, lo bestemmi, ma lui se ne fotte… ride di te, non ti ascolta mentre lo preghi, lo implori, gli prometti tutto quanto puoi promettere e oltre….”

Forse è il personaggio peggiore, ma quello che suscita più empatia visto che il destino lo ha punito togliendogli l’unica cosa che non può comprare.

Questo tema della ricerca dell’amore e dell’amore non corrisposto, è quello che bramano diversi personaggi della storia e viene perfettamente riassunto nell’incipit con la frase di Guido Cavalcanti che spiega come la vita a volte viene fatta a pezzi da quello che cerchiamo. Durante la storia, vedremo come la passione porta a gesti impensabili ed è anche quello che accade nella cronaca di oggi, quando l’amore si trasforma in violenza. Il contraltare a questa versione distorta dei rapporti personali, è il legame che c’è tra i genitori di Gigi. Solo più avanti, da uomo maturo riuscirà a capire quello che da figlio non aveva capito. “Ne valeva la pena” è la frase che sua madre Franca gli ripeteva e che tornerà più volte a fargli visita come monito.

Nonostante le analogie tra il passato fino ad ora sconosciuto di Gigi Bertè e i libri dove è protagonista, questa è una storia a sé e può essere letta senza aver conosciuto il figlio di Toni in veste di vicequestore aggiunto. Tuttalpiù, un neofita non coglierà le sfumature.

Spesso vediamo la follia di uomini disposti a tutto per farsi amare da una donna, la questione non cambia anche quando il percorso è inverso. Per curiosità ho cercato informazioni sull’immagine di copertina, e una volta terminata la storia si può scovare un legame. E’ il famoso  dipinto La Donna Vampiro di Edward Munch. Forse il messaggio del libro è già racchiuso in questa enigmatica figura dove la donna è una consolatrice che abbraccia un uomo. Lo ricopre con i suoi capelli e lo avvolge con le sue braccia. Resta il dubbio se l’uomo è al sicuro o se deve essere liberato da quell’abbraccio.

Alcune peculiarità che mi sono sempre piaciute nei libri delle sorelle Martignoni, si ripresentano anche in questo. Prima di partire con la lettura, c’è la pagina con tutti i nomi dei personaggi e il loro ruolo. C’è il corsivo che veniva solitamente usato per la coscienza bastarda di Gigi, mentre ora è usato per le annotazioni sul taccuino di suo padre. Questo corsivo rappresenta un dialogo interiore sia di Toni che di Gigi e forse è un tratto ereditario della voglia di scrittura, cosa sulla quale riflette Gigi quando ritrova gli scritti di suo padre. C’è anche la bellissima canzone di Gino Paoli che non è entrata solo nella testa di Oscar Rizzo, ma anche nella mia.

Sia Gigi che Toni sono onesti e dalla parte dello stato, questo senso di correttezza nello stare dalla parte giusta in Toni è incastonato nella coscienza, mentre Gigi inizia ad avere qualche dubbio. Dubbi che resteranno anche quando leggerà la convinzione di suo padre messa per iscritto:

Ci sono due categorie di investigatori: quelli che a un certo punto si rassegnano alla sconfitta e lasciano perdere e quelli come me che non mollano mai”.

In questa undicesima storia, non c’è il solito spirito spensierato di Bertè, forse perché la situazione attuale è adeguata allo stato d’animo. Gigi riflette molto su quello che vuole dalla vita, e si chiede come può stare bene trovandosi sempre di fronte a delitti e violenze. E’ un periodo di dubbi e nel finale il vicequestore aggiunto, si ripresenta protagonista entrando con prepotenza nella storia. Ci saranno molte rivelazioni e tutto verrà chiarito per entrare nella dodicesima avventura di Bertè che è quasi terminata ed uscirà a Giugno.

A cura di Elvio Mac

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Emilio Martini


è lo pseudonimo per due sorelle milanesi, Elena e Michela Martignoni. Insieme hanno scritto i romanzi storici Requiem per il giovane Borgia, Vortice d’inganni, Autunno rosso porpora, Il duca che non poteva amare. Sono anche autrici di  una serie di gialli che hanno per protagonista il commissario Berté (dietro cui si cela un reale vicequestore), tra cui ricordiamo Il ritorno del Marinero, La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Doppio delitto al Grand Hotel Miramare, Il mistero della gazza ladra,  Invito a Capri con delitto, e le raccolte I racconti neri del commissario Berté, Talent Show e Ciak: si uccide. Le indagini del commissario Berté e Vent’anni prima.

 

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